Liti, risse e tante accuse: Lampard torna per normalizzare il Chelsea

Lui e Cech sono le leggende del club scelte da Abramovic per riaccendere nell'ambiente quello spirito di appartenenza andato perduto negli ultimi anni.

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Con un'Europa League in bacheca in più e, a meno di clamorosi ribaltoni, due sessioni di mercato bloccate, il Chelsea comincia a rifarsi il look in vista della prossima stagione, dove la squadra - reduce da un anno di gestione targata Maurizio Sarri - ripartirà dalla fase a gruppi di Champions League. Nonostante il processo di spending review messo a punto negli ultimi anni dalla proprietà, i Blues sono rimasti comunque uno dei club più forti del paese, capaci di tenersi agganciati con unghie e denti ai vertici del calcio locale affidandosi ad alcune intuizioni tecniche decisamente positive.

In fatto di manager, invece, le cose non sono sempre andate bene. Negli ultimi 10 anni sulla panchina del Chelsea si sono alternati la bellezza di 12 allenatori differenti. Alcuni sono tornati dopo essersene andati già una volta, altri hanno fatto solo da traghettatori, altri ancora sono entrati nel cuore dei tifosi per poi uscirne rapidamente e viceversa. Un turbinio di cambi che, in termini di vittorie, ha fruttato 12 titoli totali di cui ben 3 in campo internazionale. Tra questi spicca ovviamente la Champions League targata Roberto Di Matteo, trovatosi catapultato a Cobham per caso da un Abramovic che - in seguito all'esonero di André Villas-Boas - aveva inconsapevolmente puntato sul cavallo giusto.

Di Matteo è stato una vecchia gloria del club, uno degli apripista storici alla grande colonizzazione italiana nel sudovest di Londra, visto che già negli anni '90 sbarcò a Stamford Bridge assieme a Gianluca Vialli e Gianfranco Zola per quel fenomeno che ai tempi venne definito, parafrasando un celebre capolavoro cinematografico, "The Italian Job". Oggi al capezzale della squadra sono stati chiamati altri due pezzi grossi del recente passato: Peter Cech e Frank Lampard. Il primo avrà un ruolo dirigenziale e si occuperà di fare da collante tra società e squadra. Il secondo, invece, sarà il manager di un Chelsea prossimo a riazzerarsi a breve per l'ennesima volta.

Peter Cech e Frank Lampard ai tempi del Chelsea
Peter Cech e Frank Lampard festeggiano una vittoria con il Chelsea: i due tornano al club in veste di direttore sportivo e manager per normalizzare lo spogliatoio dopo anni di tensioni interne

Dalla rissa sfiorata con Benitez alla panchina dei Blues: il Chelsea riparte da Lampard

Lampard arriva da una stagione più che positiva al Derby County, vera underdog dell'ultima Championship, condotto a un passo dalla promozione in Premier League. Solo la finale persa contro l'Aston Villa ha negato una gioia insperata ai bianconeri, che però durante la stagione si sono rivelati compagine rognosa, ordinata e organizzata. Guarda caso, proprio le caratteristiche che il Chelsea ricercava nel nuovo allenatore, colui il quale - facendo di necessità virtù per i motivi di cui sopra - dovrà occuparsi di mantenere la squadra competitiva ad alti livelli.

L'ambiente dei Blues non è mai stato particolarmente facile, visto che nelle ultime stagioni - complice anche un parziale disinteresse societario - chi si è seduto su quella panchina ha dovuto spesso fare i conti con situazioni interne che ne hanno pregiudicato la buona riuscita del lavoro finale. Per esempio, nel giugno del2013 José Mourinho decise di tornare là dove la sua carriera aveva imboccato la crescita decisiva, ma dopo una prima annata abbastanza positiva, ecco che a metà del campionato successivo arrivò un esonero per le troppe incomprensioni con gli uomini chiave dello spogliatoio.

Una costante, quest'ultima, soprattutto se si parla di Chelsea: gli stessi problemi sono stati ravvisati prima da Rafa Benitez e dopo, in tempi più recenti, da Antonio Conte e Maurizio Sarri. Per esempio, il leccese in due anni ha praticamente sfasciato i rapporti con tutti i senatori dello spogliatoio, bisticciando a turno con Courtois, Hazard, Fabregas - che lo accusò di ingabbiare i giocatori talentuosi - e soprattutto Diego Costa. La lite col centravanti rappresentò l'inizio della fine per Conte al Chelsea: dopo un forte diverbio in allenamento i due decisero di non parlarsi più e Costa uscì dalla lista dei convocati del manager, che l'estate dopo decise addirittura di scaricarlo con un SMS per poi chiedere Alvaro Morata come suo sostituto.

Ovviamente quell'episodio fu la pietra tombale sull'esperienza del neoallenatore interista a Londra: aver toccato l'idolo di Stamford Bridge gli è costato contestazioni vibranti e il benservito a fine stagione. E che dire degli screzi tra Sarri e alcuni big della squadra risalenti a pochi mesi fa? A inizio anno l'attuale mister della Juventus decise di portare a Londra un suo pallino come Jorginho per metterlo al centro del proprio progetto, con reazione tutt'altro che sportiva da parte di Kanté, che per voce del proprio agente non le mandò a dire salvo poi diventare ugualmente decisivo nella nuova posizone. Poi è arrivato il turno delle accuse di Giroud ("Ormai gioco solo in coppa"), i diverbi con Hazard e il duro faccia a faccia con David Luiz, a poche ore dalla finale di Europa League.

Insomma, un vero e proprio microcosmo che adesso andrà normalizzato. A farlo dovrà pensarci proprio Lampard che, ironia della sorte, si è reso protagonista di una lite epica all'interno dello spogliatoio nel lontano 2013, quando venne quasi alle mani con Rafa Benitez a causa di una sconfitta maturata nei minuti di recupero a Newcastle. L'attuale manager dei Magpies accusò Terry di essere fuori forma, così Lampard decise di intervenire facendo degenerare la situazione. Ora però Frankie si trova dall'altra parte della barricata, perché gli anni passano e i ruoli si invertono. Anche al Chelsea, la polveriera d'Inghilterra per antonomasia.

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