Un viaggio nel mondo del wrestling WWE (e non solo) con Michele Posa

Il telecronista di SKY Sport fotografa il momento di questo sport-entertainment, analizzando problematiche, punti di forza e potenziali scenari futuri.

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Il giorno della presentazione del suo libro a Roma, "Storie di Wrestling" lo avevamo salutato con una promessa, quella di risentirci poco dopo per parlare ancora di wrestling, senza la fretta obbligata dal lasciare spazio ai tanti appassionati accorsi in quell'occasione alla fumetteria dello Star Shop Scipioni. Il commentatore della WWE di SKY Sport, Michele Posa, è stato di parola.

Il tempo di sbrigare le necessarie pratiche burocratiche per organizzare il tutto ed ecco che la nuova intervista è pronta per essere realizzata.

Stavolta però l'argomento trattato sarà un po' diverso rispetto a quello della precedente, perché entreremo in modo più diretto nel mondo del wrestling, in particolare ovviamente quello WWE, che Michele Posa racconta insieme a Luca Franchini su SKY Sport praticamente ogni giorno: Experience il lunedì, Raw il martedì, SmackDown il mercoledì, NXT e Main Event il venerdì, più ovviamente i PPV in programma in almeno un weekend per ogni mese.

Wrestling WWE, telecronista di SKY Sport Michele Posa
Michele Posa, telecronista del wrestling WWE su SKY Sport

Un viaggio nel mondo del wrestling WWE (e non solo) con Michele Posa

Le loro voci e il wrestling in Italia ormai sono una cosa sola, ecco perché con il nostro intervistato proviamo ad approfondire in modo dettagliato l'attuale momento storico della WWE e non solo, sfruttando la sua disponibilità e l'infinita conoscenza della materia, per cercare di capire cosa aspettarci per l'immediato futuro.

Insomma, una full immersion all'interno di questo sport-entertainment, indirizzata sia agli appassionati di questa disciplina che a tutti quelli che, superficialmente, tendono a sminuirla. Possiamo dunque partire con le nostre curiosità, partendo proprio dalla definizione della situazione attuale del mondo del wrestling WWE:

La definirei un’era complicata, sia per i concorrenti aumentati nel campo dell’intrattenimento, sia per via di una fanbase generale di appassionati che è diventata molto più esigente e decisamente più critica: un pubblico che non guarda più l’incontro per emozionarsi, farsi trascinare e partecipare a un rito collettivo come accadeva negli anni Novanta, ma più per travestirsi da critico, analizzare il metalinguaggio del wrestling e andare alla ricerca della perfezione delle mosse. Come se il lavoro del fan non fosse quello di godere dello show, ma di sviscerarlo e analizzarlo.

Oltretutto, rispetto al passato, la WWE deve rispondere a dei paletti molto più rigidi:

Viviamo in un’epoca dove il "politically correct" la fa da padrone. La WWE, che è quotata in borsa e risponde anche agli azionisti, agli sponsor e ai canali televisivi, non ha le mani libere per rischiare su determinate tematiche o storie come ha fatto in passato. Purtroppo oggi forzare le cose può indurti a pestare il piede di qualche gruppo o associazione e tutto questo può tramutarsi in problemi di varia natura, in primis economica. Nella nostra pentola abbiamo dunque inserito tutti questi ingredienti che faticano a dare un buon sapore a un prodotto che comunque ha sempre lo stesso impatto, ormai da decadi e decadi.

A prescindere dai diversi contesti storici, infatti, il concetto di base del wrestling resta sempre lo stesso.

Mentre la tecnologia si evolve, il wrestling è ancorato a liturgie inalienabili e difficilmente modificabili. Ci deve essere un ring, ci devono essere atleti con una connotazione morale chiara, deve essere facilmente accessibile a tutti, principalmente alle fasce più basse della popolazione. Tirando le somme, come è facile capire, non è un momento facile nemmeno per chi lo guarda, che magari si aspetterebbe un prodotto differente, sulla linea di quanto sta facendo furore su Netflix o gli altri canali SKY che propongono le serie di intrattenimento più note e diffuse al mondo.

Di certo un cambiamento c'è stato a livello televisivo nel corso degli ultimi anni:

A metà degli anni duemila, c’erano Italia 1, Sportitalia e SKY che diffondevano ognuno il wrestling WWE. A seconda del tuo reddito, ma principalmente della tua voglia di vedere il prodotto, di come vederlo, potevi scegliere il canale che più si avvicinava a te. Potevi avere una telecronaca più scanzonata come quella di Mediaset, una ai tempi più tecnica e introspettiva come la nostra su SKY, oppure dei riassunti riepilogativi come quelli di Sportitalia. Oggi, non solo in Italia, ma un po' ovunque, si tende a guardare il wrestling scomponendolo, come se fosse qualcosa di materiale, e non come qualcosa che deve farci vibrare mentre guardiamo il match, perché siamo stati proiettati dentro al ring grazie a una vicinanza emotiva.

E probabilmente l'evoluzione tecnologica sotto questo aspetto ha contribuito ad aumentare il distacco:

Molte tematiche che ai tempi erano sconosciute ai più, sono diventate di facile accessibilità con internet. Il web ha una forte carica propulsiva per la diffusione della disciplina, ma anche paralizzanti rovesci della medaglia: permette di venire a contatto con tematiche, atleti o federazioni che non conoscevi, le future sorprese vengono spesso anticipate, togliendo al wrestling una delle sue armi migliori e più antiche. Il cambiamento più grosso è proprio questo, internet è entrato nelle case di tutti, con contenuti scritti, portati e condivisi quasi sempre in modalità critica. Il web del wrestling in Italia ha preso un po’ la stessa strada del calcio o degli altri sport, dove tutti si improvvisano allenatori della propria squadra.

E le recenti difficoltà incontrate dalla WWE nel corso degli show, acuisce il problema:

Un po', anche per "colpa" della federazione che in questo periodo a livello narrativo ha qualche inadempienza, è andata perdendosi la voglia di dire “guardo il wrestling per divertirmi”. Il wrestling in fondo nasce per questo, come un divertimento, un mondo parallelo dove immergersi. Un cambiamento del fan più accanito, non di quello casuale che guarda e si diverte ancora, per fortuna. L’aumento della presunta capacità di capire quello che ci sta dietro a discapito della voglia di stare davanti alla tv e godersi lo show. Ed è venuta a mancare anche l’intraprendenza d’indagine che avevamo noi della vecchia guardia. Noi cercavamo biografie, episodi strani e curiosi, che sono poi alcuni di quelli che cito nel libro “Storie di Wrestling”. Noi avevamo la passione per trovare quelle cose lì, per trovare cosa faceva Hulk Hogan da bambino, oppure Ric Flair che nel '75 ha un incidente aereo, si rompe la schiena, gli dicono che non avrebbe più lottato e invece, contrariamente al parere dei medici, riesce a tornare sul ring. Avevamo questa voglia di aumentare la nostra passione con la conoscenza.

Un atteggiamento ben diverso da quello della fanbase attuale:

Oggi il fan del web questa cosa l’ha persa. Il fan generico, invece, che frequenta poco internet, da quello che vedo quando lo incontro agli eventi ha ancora quella luce negli occhi. Su Cielo sono in tanti a vedere il wrestling, malgrado i 10 giorni di ritardo circa rispetto a SKY e li vedo partecipi, vivono le storie, i personaggi, fanno un tifo indiavolato. Hanno un modo di approcciarsi forse più fanciullesco, ma che in realtà è quello originale e dovrebbe animare chi sta a guardare. Io se guardo qualcosa lo faccio per divertirmi, nel momento in cui non mi piace non sto a fare un’analisi critica, cerco qualcos’altro da guardare.

Ultimo, ma altrettanto importante aspetto, è quello della pirateria:

Molto tempo fa per “scaricare su Emule” lo show ci volevano almeno tre giorni e ti doveva andare bene, perché magari alla fine ti si apriva un film. Adesso invece ti guardi le cose in streaming. Oppure puoi scegliere di non investire due ore e mezza per guardare Raw, ma ti trovi dei riassunti filmati sul web, di gente che ci specula sopra e ci guadagna. Quindi c’è anche questo tipo di fan che vuole vedere il wrestling, ma senza dedicarci così tanto tempo, guardando gli highlights. Ma la bellezza del wrestling è proprio la storia che si racconta, lo storytelling che si propone a determinate dimensioni: gli eventi che portano al match, quelli all’interno della battaglia. Con la banda larga si è creato un appassionato che guarda il wrestling, ma escludendo quegli aspetti che hanno fatto la fortuna di questa disciplina e che in teoria dovrebbero farla ancora.

A portare una nuova variabile in questo panorama, poi, c'è stata anche la recente nascita della AEW:

Progetto interessante che va tenuto sotto osservazione, sarà sui canali TNT in America pare da ottobre-novembre. Il prime time al momento ha un ascolto medio di un milione e 100mila spettatori. Il successo meno immediato, nei prossimi mesi, sarà un paragone di merito su questi dati. Quello che a me interessa e che credo debba interessare tutti gli appassionati è che questa realtà riesca a calamitare a sé chi magari è stanco della WWE ed è in fase di uscita, quindi vicino allo smettere di guardare il wrestling. In seconda istanza spero che questa compagnia riesca a darsi un’identità sua, unica, che non sia un clone della WWE, in modo tale da generare una nuova ondata di fan. Lo scenario ideale per chi come me ama il wrestling a 360 gradi è che la AEW intercetti queste due tipologie di tifosi e le convogli nelle sue proposte.

La AEW, la nuova compagnia statunitense di wrestling
Il finale a sorpresa di Double or Nothing della AEW

Un innesto che dunque può portare tanti effetti positivi:

C’è bisogno di un balzo quantico, di un cambiamento di paradigma. E questi può farlo chi ha più libertà di movimento e deve scardinare una forza di qualcuno molto più potente e ben radicato. Il mio augurio è che la AEW raggiunga questo obiettivo e crei un’alternativa, generando nuovi fan, che magari in futuro diventeranno curiosi e seguiranno anche la WWE, facendo la spola tra tutte e due, o magari avvicinandosi al Giappone a seconda delle loro esigenze. Può essere una cosa straordinaria che ci sia un finanziatore alle spalle, che ci sia un progetto evidentemente tecnologicamente avanzato che possa innaffiare la pianta wrestling a prescindere dalla federazione per la quale io lavoro. La mia curiosità è vedere se riusciranno a fare questo e creare due grossi imperi.

Ha destato parecchio scalpore, in particolare, il passaggio di Dean Ambrose dalla WWE alla AEW:

Lui nelle interviste prima del passaggio era stato un po’ caustico, nel senso che aveva fatto intendere di essere rimasto molto spaventato dall’ultimo infortunio. Il suo futuro sembra davvero incerto, si poteva pensare anche a un ritiro. Lui non ha mai avuto la fama di essere uno con le mani bucate, qualcosa ha da parte e poteva capitalizzare la fortuna acquisita. Io prevedevo che potesse anche chiuderla con il wrestling, perché sembrava avesse perso la voglia di fare. Dal suo ritorno ha concesso mille interviste, ha spiegato le cose, ma sembrava un’altra persona, non solo fisicamente. So che si è confinati in un copione, ma certe esigenze interiori riesci a comunicarle anche seguendo un sentiero che è già stato disegnato. Oggi invece sembra un’altra persona, ha dichiarato che uscire dalla WWE gli ha ridato la voglia di lottare, di essere creativo. Di certo ha fatto la cosa giusta, nella vita bisogna sempre pensare (sempre guardandosi giustamente in tasca) alla gioia di alzarsi dal letto. Sembra che questa felicità l’abbia riacquista. Un po’ sono rimasto sorpreso, anche se era chiaro che la cosa fosse nell’aria, c’erano molti rumors. Ma mi dava l’impressione di qualcuno capace di dire “basta, ho una bella moglie, una famiglia da costruire. Ciao a tutti”.

Tornando alla WWE, proviamo a domandare da quali superstar si aspetti un salto di qualità nel prossimo futuro:

Non riesco a sbilanciarmi troppo in pronostici. Io credo che ci sia un ordine di gerarchie abbastanza chiaro in WWE e per scardinarlo c’è bisogno di un elemento scatenante. A volte è la narrativa della federazione che è fortunata per cose che accadono all’improvviso, come l'infortunio di Ali che permette a Kofi di entrare nel gauntlet match e guadagnarsi il consenso dei tifosi, o Becky che si ritrova con un naso rotto a Raw durante l’invasione e questo crea il personaggio The Man o comunque getta le basi per questo cambiamento camaleontico che l’ha portata a vincere il main event di WrestleMania. Se non succedono queste cose è difficile scardinare le gerarchie. Giudicando gli ultimi risultati, a meno che non ci siano altre decisioni, io penso che il combattente che possa più guadagnare negli ultimi mesi possa essere un veterano, uno che sta già lì e che sa già cosa fare.

E gli indizi non possono che portare a un veterano come il The Viper, Randy Orton:

Sì, a SmackDown metterei in pole position Randy Orton: c’è un campione buono come Kofi Kingston, Randy non sta girando intorno a nessuna cintura, anche il campione secondario, Finn Bálor, ha la stessa indole positiva di Kofi. Randy Orton sembra l’atleta più predisposto per andare a sfidare uno dei due, per andare vicino alla cintura o toglierla ai legittimi proprietari. A Raw c’è Seth Rollins campione e Brock Lesnar con la valigetta, oltretutto pare anche che abbia rinnovato, quindi diventa difficile pensare ad altri nomi che possano emergere, tipo magari Drew McIntyre. Davanti a lui ci sono combattenti troppo blasonati, su cui la federazione ha investito talmente tanto che difficilmente saranno superati dal Bobby Lashley di turno. In passato la federazione avrebbe sparigliato le carte per far uscire il nome a sorpresa, ma non sono più quei tempi e forse è quello che manca.

A tal proposito, calza a pennello un paragone con il mondo delle freccette:

Parlavo con il "Frank" poco fa e mi raccontava di quello che aveva commentato alle freccette. Parlava di questo ragazzino di 18-19 anni semisconosciuto che al primo turno ha eliminato il campione del mondo e poi è andato a vincere la manifestazione. In questo modo, pur non trattandosi di qualcosa di predeterminato, hai creato un personaggio di cui parla il mondo. Il parallelismo nel wrestling consiste proprio in questo, nel creare una gemma che valga la pena seguire come accadeva una volta. Che possa sbocciare oppure no. Ci sono state delle meteore per carità, tipo Maven che elimina The Undertaker dalla Royal Rumble, ma possono esserci anche cose su cui costruire a livello narrativo qualcosa di interessante. Ecco, la WWE queste cose negli ultimi anni non le fa più. Per questo motivo fatico a dirti nomi che potrebbero salire di livello. C’è una certa immobilità ai piani alti. Per WrestleMania non esci da quel giro, Brock Lesnar, Ronda Rousey, oppure Seth Rollins, Daniel Bryan, AJ Styles, se torna a combattere John Cena, se arriva un grosso nome dall’esterno tipo Conor McGregor. Ma il main event di WrestleMania è sempre un match che deve scatenare l’immaginario collettivo e i nomi sono quelli bene o male.

Tra i vari accorgimenti messi in atto dalla WWE negli ultimi tempi, c'è la novità della Wild Card Rule, che ha di fatto eliminato le barriere tra i roster principali:

La WWE in America, vuoi anche per una concorrenza di cui abbiamo parlato, sta perdendo spettatori, di fronte però a contratti che partiranno a ottobre e che sono i più remunerativi della sua storia. Come leggere il dato? Tutti gli sport stanno perdendo ascolti, perché ci sono tanti che reclamano il tuo tempo, tante offerte tra streaming, Youtube, Amazon, a breve Disney, Netflix. La WWE ha provato con dei tentativi per vedere di creare eco mediatico e tamponare la situazione. Sono ovviamente cerotti momentanei che creano situazioni scompensative differenti all’interno della compagnia, a fronte di guadagni a volte minimali. La Wild Card Rule per certi versi ha azzerato le barriere tra Raw e SmackDown: non è che sia venuta a decadere la divisione dei roster, ma i big name si spostano continuamente. Gli show hanno più star power (come viene definita la presenza di stelle molto riconosciute) ma perdono quell’investimento sulle nuove generazioni di talenti sotto contratto. A SmackDown ad esempio ha tolto spazio chi invece ne avrebbe bisogno. Ce l'hanno magari nei live event e disputano dei match eccezionali, ma il fatto che ci siano sempre dei big che arrivano da Raw a SmackDown e viceversa, fa sì che i giovani restino “in panchina”. E mi riferisco a gente come Chad Gable, Buddy Murphy o lo stesso Ali, che potrebbero essere valorizzati.

Un particolare che in parte si presenta pure con l'altra novità delle ultime settimana, la 24/7 Championship:

Il titolo 24/7 ripropone invece il "comic wrestling" che facevano i vari Nunzio, Santino Marella, Hornswoggle, Los Matadores e tanti altri. Quel wrestling che serve a farti sorridere, dimenticare i problemi. Tutte le seconde linee sono state convogliate in questo insieme di combattenti che vogliono quella cintura per regalare dei momenti di ilarità. Se cerchi grandi match per quella cintura sarà certamente un fallimento, ma la WWE te l’ha detto dall’inizio: sarà una cintura "da faciolata”, difesa ovunque per darti l’intrattenimento comico che fin qui mancava. C’è però bisogno d’altro d’aggiunta a queste cose, una pianificazione che al momento si fatica a intravedere. Forse i piani migliori li stanno tenendo nascosti per questo ottobre, quando SmackDown passerà su FOXSports negli Stati Uniti. Ma insomma al ristorante siamo seduti anche adesso e ci piacerebbe avere qualche delizia dello chef sempre sul tavolo e non attenderla per mesi.

Un prodotto WWE che mette d'accordo praticamente tutti è invece NXT, con un format particolare che lo rende difficilmente replicabile negli altri roster:

Il format di NXT funziona per due motivi: dura 46 minuti la puntata televisiva, un’ora quella sul Network. È corto e gli atleti di punta li vedi lottare con una frequenza molto bassa. In più le Superstar di NXT non fanno tour, o meglio li fanno ma sono circoscritti ad aree geografiche vicine al quartier generale di Orlando. E in questi eventi i personaggi che vediamo in televisione non ci sono. Ci sono i ragazzi che si allenano al Performance Center e non hanno ancora avuto passaggi durante lo show televisivo, accompagnati da 5 o 6 nomi di quelli giù conosciuti. Quindi hanno un sacco di tempo per preparare il loro match, vivono in un mondo a parte che li istruisce per affrontare il pianeta Raw o SmackDown. Il format non è duplicabile in uno show che dura di più e ha tour itineranti in cui, nella migliore delle ipotesi lotti tre volte a settimana, e nella peggiore, ad esempio quando sono in Europa, anche sette volte a settimana.

Il gioiellino NXT, insomma, è destinato a restare unico nel suo genere:

E bello NXT, ci sono molto affezionato, i primi due anni ero sempre uno dei due commentatori mentre l’altro cambiava. Piace anche a me il contesto che hanno generato, questa alternativa da "Indy" ma con il valore di produzione di una "Major". Oggi sono 180 i paesi che pagano i diritti alla WWE per gli show principali, che devono durare un tot di minuti. Quindi non è una cosa che puoi duplicare quando vai a parlare di Raw e SmackDown. Però non è escluso che nei prossimi mesi lo tolgano dal network per venderlo alle emittenti interessate, FOXSports in primis. Leggevo che c’era stato qualche tentativo di trattativa o comunque di capire se ci fosse una volontà d’acquisto. Noi in Italia siamo tra i pochi che possiamo vederlo su SKY senza abbonamento al network, mentre in America se non sei iscritto al servizio non lo vedi. Aumentare la platea può essere il passo decisivo per renderlo a tutti gli effetti il terzo brand, aggiungerci dei tour e portare i lottatori in giro per il mondo. Anche loro però entrerebbero così nel tritacarne e certi match non potrebbero più farli. Per fare un esempio, certi incontri che ci propongono nei TakeOver spesso vengono studiati a porte chiuse per settimane, con ragazzi che lavorano al fianco di veterani, quindi con un supporting cast mostruoso. A Raw o SmackDown spesso si devono concentrare sul grande match il giorno stesso in cui lo devono disputare, perché fino alla sera prima erano a fare pubbliche relazioni per ditte, lottavano e così via.

Per concludere l'intervista, domandiamo quale possa essere la ricetta per evitare che sotto ogni articolo riguardante il wrestling (e questo probabilmente non farà eccezione) si ripeta il solito commento di non conosce la materia, ma sente comunque l'esigenza di esprimere il proprio parere, con il classico "è tutto finto":

Ne ho incontrati anche alcuni durante le mie presentazioni del libro, mi fermavano e poi mi facevano la domanda: "Ma come fate a guardarlo che è tutto finto?". Non c’è gran modo per convincerli a cambiare idea. Una persona curiosa può essere spronata a capire cosa ci sia dietro. Ma se trovi qualcuno già con una convinzione, è inutile entrare in diatribe che non portano a niente. La cosa migliore che puoi fare è ignorare la fonte o la persona non sintonizzata con ciò che a te piace. Inutile discutere o litigare con chi commenta così. Non c’è bisogno di convincere tutti a guardare una cosa. Se vuoi cambiare idea e concedere l’occasione, ti posso fornire gli strumenti per considerare delle cose certe, ma mi rendo conto che quasi nessuno vuole cambiare idea. Chi dice che il wrestling è finto ha già espresso una sentenza nel suo tribunale e a questo punto preferisco dedicare il mio tempo libero a chi invece è arrivato a una conclusione diversa e del wrestling vuole sapere qualcosa di più, vuole conoscere, vuole indagare. Probabilmente questo lavoro si manifesterà con l’entusiasmo di chi raggiungo, che parlando ai propri vicini, con gli amici a scuola o dove vuole lui, potrà fare un lavoro di pubbliche relazioni in modo diverso. E la gente penserà: “Ho visto che mi parlava di questa roba, magari mi intriga e vado a vedere qualcosa con lui”. Ma è una rivoluzione morbida, non certo un’opera di evangelizzazione violenta.

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