NBA, i Toronto Raptors sono la squadra del destino: stagione da film

Dall'arrivo inaspettato di Kawhi Leonard a un titolo su cui nessuno avrebbe scommesso. L'annata trionfale dei canadesi, per molti aspetti, è sembrata quella di una squadra destinata a dover vincere ad ogni costo.

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Destino, magia, casualità. Chiamatela come volete, ma la stagione dei Toronto Raptors 2018/2019 non è stata affatto normale. Perché parliamo di una franchigia che nei suoi 24 anni di vita non aveva mai raggiunto le Finals NBA, inanellando nelle ultime annate delusioni su delusioni. Ovviamente l'arrivo di Kawhi Leonard la scorsa estate ha permesso ai canadesi di fare il salto di qualità, ma dietro c'è molto altro.

C'è il lavoro di coach Nick Nurse, un brav'uomo dell Iowa che potreste scambiare tranquillamente per un impiegato delle poste, se non lo conosceste. Dopo essere stato per cinque anni assistente del suo predecessore Dwane Casey, cacciato dalla proprietà dopo il cappotto subito nel secondo turno contro i Cavaliers negli scorsi playoff, a 51 anni è arrivato il suo momento e ha decisamente colto l'attimo nel migliore dei modi. Nella sua bacheca, finora, c'era soltanto un titolo di campione britannico vinto nel 2000 con i Manchester Giants oltre a due titoli di D-League. 

Molto è passato anche dall'esplosione di VanVleet e Siakam, coppia vincente già due anni fa in G-League con i Raptors 905 e che ora sta vivendo il grande sogno. E sicuramente hanno pesato le assenze di Kevin Durant e quella a singhiozzo di Klay Thompson, che in gara 6 ha riportato la lesione del crociato, ma gli Warriors hanno dimostrato nonostante tutto di essere dei Campioni difficilissimi da battere. Riviviamo ora una delle stagioni più incredibili degli ultimi anni in NBA, analizzandone diversi aspetti. 

I Toronto Raptors festeggiano il titiolo
La gioia dei Raptors dopo il primo titolo conquistato

NBA, la stagione incredibile dei Toronto Raptors

È il 18 luglio 2018, e dopo alcuni rumors la notizia diventa ufficiale: Kawhi Leonard, stella dei San Antonio Spurs in rottura con la società texana, a sorpresa è un nuovo giocatore dei Toronto Raptors. Quei Toronto Raptors etichettati come perdenti, viste le sconfitte in serie nei playoff nonostante delle regular season spesso eccellenti a Est. 

Nella trade è coinvolto anche Danny Green, mentre alla corte di Popovich vanno Jakob Poeltl, DeMar DeRozan e una prima scelta protetta per il 2019. Il mondo NBA impazzisce, poiché la news arriva come un fulmine a ciel sereno. L'MVP delle Finals 2014, con ancora solo un anno di contratto, sembrava infatti destinato a raggiungere LeBron James ai Lakers. 

I dubbi su questa trade sono molti, e non mancano anche le polemiche di chi, come DeRozan, è stato leader per ben nove anni della franchigia canadese per poi essere scaricato come uno qualsiasi. Su Instagram l'ormai ex Toronto si scaglia contro la società, definendola priva di lealtà e dicendosi deluso per il trattamento subito. Tant'è, lo scambio è fatto e the show must go on.

A confermare quanto fosse stata strana questa situazione è lo stesso Leonard, che in conferenza stampa dopo la vittoria del titolo ha parlato così riguardo alla trade di 11 mesi fa.

È inutile mentire, tutti sanno quali erano le destinazioni che avevo nel mirino la scorsa estate. Toronto non era la mia priorità, ma non appena ho avuto il primo colloquio con la società ho deciso di concentrarmi soltanto sul presente. Ero determinato a fare la storia ed è ciò che ho fatto. Il giorno della trade ho messaggiato con Kyle Lowry, e gli ho detto "Andiamo e facciamo qualcosa di speciale! So che il tuo migliore amico (DeRozan, ndr) se n'è andato, comprendo il tuo stato d'animo attuale ma dobbiamo fare in modo che tutto vada per il meglio." È fantastico pensare che siamo arrivati fino a questo punto, sono davvero felice. Siamo campioni!

La stagione a questo punto ha inizio, e l'avvio è davvero brillante. La squadra gira alla perfezione, Leonard è già entrato nei meccanismi di coach Nurse e dopo 30 partite il record è di 23-7. Le rotazioni della rosa cambiano il 7 febbraio, ovvero il giorno della trade deadline. Viene ceduto Greg Monroe ai Brooklyn Ntes in cambio di una seconda scelta, ma soprattutto da Memphis arriva Marc Gasol: lo spagnolo, dopo ben 11 anni nel Tennessee, sbarca in Canada scambiato con C.J. Miles, Delon Wright, Jonas Valanciunas e la seconda scelta al draft del 2024. 

Lo spagnolo si rivelerà davvero importante per i Raptors, che acquisiscono più esperienza per il finale di stagione. A chi interessasse, qualche giorno dopo arriva come free agent anche Jeremy Lin (sì, il taiwanese della folle Linsanity datata 2012), che dopo lo spazio trovato nelle ultime gare di stagione regolare nella post season si limita a far roteare gli asciugamani dalla panchina.

Playoff da ricordare 

Aprile è tempo di playoff, e Toronto si piazza al secondo posto dietro i sorprendenti Bucks di Antetokounmpo, con un record di 58 vinte e 24 perse. La buona notizia è che, in caso di approdo alle Finals, il fattore campo sarà dalla loro parte visto che Golden State, prima a ovest, ha una vittoria in meno dei canadesi. La pressione sulle spalle di Leonard e compagni è ai massimi storici: quest'anno, senza più l'incubo LeBron, l'obiettivo Finals dev'essere raggiunto.

Augustin e gli Orlando Magic battono in gara 1 Toronto
Il tiro da tre punti di Augustin ha battuto Toronto in gara 1 del primo turno. Un pessimo inizio per i futuri Campioni NBA

In gara 1 del primo turno contro gli Orlando Magic, però, qualcosa va storto. La squadra sembra essere bloccata, le tante chiacchiere fuori dal campo probabilmente hanno influenzato i giocatori che escono incredibilmente sconfitti, trafitti da una tripla di Augustin a pochi secondi dalla fine. È una sconfitta che fa male, ma già in gara 2 gli uomini di coach Nurse cambiano mentalità e chiudono la serie sul 4-1, cacciandosi dalla spalle un bel po' di preoccupazioni.

Nel secondo turno c'è la sfida interessantissima contro i Philadelphia 76ers, un'altra squadra con grandi aspettative arrivata alla fine del The Process e chiamata, se non a vincere, ad ad andarci molto vicino. L'equilibrio in questa serie è totale, dal primo all'ultimo minuto. Gara 1 è dei Raptors, che però non riescono a difendere il fattore campo venendo sconfitti nella seconda gara. Una volta sotto la Liberty Bell, il copione è sempre quello: una vittoria a testa e si fa ritorno in Canada per gara 5.

Questa è l'unica gara della serie senza storia, vista la larga vittoria di Leonard e compagni 125-89, che sembra mettere al tappeto gli avversari. Ma non è così, perché trascinati da Butler i Sixers forzano gara 7 alla Scotiabank Arena, dimostrando di potersela giocare fino alla fine. L'epilogo della serie sembra quello di un film hollywoodiano, con Leonard autentico eroe del match con 41 punti e soprattutto il canestro della vittoria, firmato sulla sirena in faccia a Embiid sul 90 pari e con il pallone rimbalzato tre volte sul ferro prima di entrare.

Autentiche sliding doors, perchè se non fosse entrato questo tiro la storia sarebbe probabilmente cambiata del tutto. Superato lo scoglio Phila, è tempo delle finali di Conference contro i Milwaukee Bucks, praticamente perfetti fino a quel momento (4-0 ai Pistons e 4-1 ai Celtics). E lo sono anche nelle prime due sfide nella serie, vinte nel Wisconsin grazie al solito meraviglioso Giannis.

In gara 3 in Canada poi succede di tutto. The Greek freak litiga con la partita, ma nonostante questo i Bucks sono vivi e vanno più volte vicini alla vittoria. Ci vogliono addirittura due overtime per chiudere la sfida, e ad avere la meglio sono gli uomini di Nurse che, in caso di sconfitta, avrebbero praticamente detto addio alle speranze di qualificazione. L'inerzia della serie cambia drasticamente, Toronto capisce che è il momento buono per colpire e vince le successive tre partite, aggiundicandosi le prime NBA Finals della storia della franchighia. 

Finals raggiunte, e titolo di Conference messo in bacheca
La gioia per il primo titolo di Conference sollevato dai Raptors

L'ultimo atto della stagione ormai è già storia. Attenzione però a farsi ingannare dalle pesanti assenze di Golden State, tra tutte quella di Durant: gli Warriors hanno giocato comunque una grande pallacanestro, dimostrando di poter essere competitivi nonostante non ci fosse la loro stella più luminosa. Una serie che alla fine, sostanzialmente, è stata decisa dalle vittorie in trasferta. 

A parte gara 1, vinta dai Raptors alla Scotiabank Arena, tutte le altre sfide sono state vinte dalla squadra fuori casa. Una rarità assoluta, arrivati a questo punto. Di queste sei sfide ci rimarrà negli occhi quasi tutto, dalle magie di Leonard alla voglia di vincere di Lowry, passando per i terribili infortuni di Leonard e Thompson. Ma anche le bellissime storie di Siakam, un camerunese che fino a 16 il basket non sapeva manco cosa fosse, e di Fred VanVleet che con le sue triple nei momenti decisivi ha affondato i sogni di three-peat californiani. E pensare che insieme, due anni fa esatti a quest'ora, vincevano la G-League con i Raptors 905. Leggero passo avanti. 

Quale futuro per i Campioni?

Ipotizzare ora quale squadra ci sarà a difendere il titolo nella prossima stagione è molto difficile. Leonard, si sa, sarà il pezzo più pregiato della free agency luglio. Ma se fino a qualche mese fa la sua permanenza in Canada sembrava fantascienza (il suo sogno è di tornare a casa, a Los Angeles), ora che è arrivato il titolo al primo anno non è da escludere che l'ex Spurs decida di aprire un ciclo con i Raptors. Da valutare cosa deciderà Danny Green, anche lui in scadenza.

In generale, molti giocatori in rosa scadono nel 2020 e dunque la dirigenza dovrà fare attente valutazioni. Magari non subito, perché ora è tempo di festeggiare uno storico titolo futto di un lavoro durato 24 anni. E che è giusto celebrare nel migliore dei modi.

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