Nessuno come la Premier League: incasso di 4,8 miliardi di sterline

Diritti tv, sponsor e botteghino bilanciano spese da capogiro: il guadagno netto è di 280 milioni di sterline. La Liga, al secondo posto, è distante anni luce.

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Difficile aspettarsi un esito diverso a fine stagione, considerando l'appeal del campionato e la quantità di investimenti che si registrano annualmente nel calcio inglese. La Premier League si conferma il campionato più ricco del mondo, staccando ampiamente la Liga, al secondo posto per incassi complessivi dalle diverse fonti che interessano le squadre della massima serie.

In Inghilterra, la prima divisione ha chiuso la stagione 2018/2019 con un ricavo complessivo di 4,8 miliardi di sterline, pari a circa 5,4 miliardi di euro. Un dato spaventoso che dà contezza sia delle spese affrontate durante l'anno calcistico, sia degli introiti a disposizione dei 20 club di Premier League. Il guadagno netto è stato di 280 milioni di sterline, circa 315 milioni di euro.

Nonostante la crescita delle ultimissime stagioni, la Serie A non è lontanamente paragonabile alle cifre britanniche. Il campionato spagnolo, che può far leva sui capitali di Perez al Real Madrid e Bartomeu al Barcellona, fatica tremendamente a tenere il passo: 170 milioni di sterline di guadagno netto, poco meno di 191 milioni di euro.

Premier League senza rivali: 4,8 miliardi di sterline incassati complessivamente dai club nella stagione 2018/2019
Premier League senza rivali: 4,8 miliardi di sterline incassati complessivamente dai club nella stagione 2018/2019

La Premier League domina il mercato: ricavi per 4,8 miliardi di sterline

Sono aumentati i costi di gestione del personale, dallo staff ai calciatori, così come è aumentato il rapporto tra entrate e uscite relativo allo stesso personale. Pur con questo incremento nella spesa e nelle figure a libro paga, i club della Premier League hanno fatto registrare una crescita dei ricavi complessivi: raggiunto il traguardo del 6% in più rispetto alla stagione 2017/2018.

Le spese affrontate sono state ammortizzate da un terzetto di incassi non paragonabile al resto d'Europa, compresi gli altri 4 campionati maggiori: il 59% delle entrate è arrivato dai diritti televisivi, il 27% dai fattori commerciali come pubblicità e sponsor, il 14% dal botteghino che ha fatto registrare una delle maggiori affluenze in Europa. Lo dimostra anche il seguito della Championship: la seconda serie inglese è alla pari, se non a volte superiore alle massime divisioni degli altri Paesi in termini di presenze sugli spalti.

EPL
Diritti televisivi, commercials e botteghino: il terzetto di incassi fa la fortuna della Premier League

Il fattore TV

La componente più influente dal punto di vista economico è senza dubbio quella dei diritti televisivi, che portano nelle casse dei 20 club di Premier League una cifra non inferiore ai 90 milioni di sterline all'anno. Ad esempio, l'Huddersfield retrocesso con largo anticipo ha ottenuto 93,6 milioni di sterline per la sua stagione in massima serie, per un equivalente di 105 milioni di euro. La Juventus, campione d'Italia con un anticipo simile alla retrocessione dei Terriers, ha incassato 85,3 milioni di euro dalla stessa fonte. La cifra scende ulteriormente se si guarda ad Inter (83,7 milioni di euro) e Milan (77,3 milioni di euro).

La Premier League dovrebbe beneficiare di un ulteriore incremento durante la stagione 2019/2020: Amazon ha acquisito i diritti per trasmettere tutti i 10 match del Boxing Day, strappando la licenza a Sky Sports e BT Sport per una cifra che si aggira intorno ai 90 milioni di sterline. Il tutto per una sola giornata di campionato, tra le più iconiche e seguite del calcio inglese, ma che diventa parte di un accordo più ampio fino al 2022: la piattaforma trasmetterà altre partite in esclusiva anche nelle prossime stagioni, ma verranno decise di volta in volta.

Gli effetti in Europa

Anche se il Real Madrid è scatenato sul mercato, con l'acquisto di Hazard dal Chelsea a mettere la ciliegina sulla torta, la Premier League si è progressivamente imposta anche nel calcio europeo. Il ritorno ad altissimi livelli è stato prepotente: le 4 finaliste nelle due competizioni internazionali non rappresentano un caso, ma il risultato di una gestione intelligente del patrimonio a propria disposizione. Il Liverpool ha vinto la Champions League con diversi top player, ma anche con giocatori non strapagati e fatti crescere nelle proprie strutture, o addirittura con esplosioni dall'Academy come Alexander-Arnold.

Il Tottenham ha investito i suoi guadagni in uno degli stadi più avveniristici del mondo e si appresta a stabilizzare il suo ruolo tra le grandi d'Inghilterra e d'Europa. Chelsea e Arsenal hanno disputato la finale di Europa League investendo tanto e reinventandosi da anni, mentre il Manchester City ha creato un organismo quasi perfetto che attende solo la consacrazione con un titolo europeo. Manca solo il Manchester United, reduce da un periodo di transizione dopo il successo nell'Europa League del 2017 ma pronto ad investire sul mercato anche quest'estate.

A queste si aggiungono le squadre che sono ancora lontane dal palcoscenico internazionale, ma comunque avanti anni luce dal punto di vista della programmazione. Il Burnley ha costruito un centro sportivo di proprietà, il Newcastle sta trattando la cessione da Mike Ashley agli sceicchi, il Fulham retrocesso si appresta a ristrutturare Craven Cottage e il Wolverhampton neopromosso ha concluso una stagione oltre le aspettative, grazie ai suoi rapporti con investitori portoghesi e cinesi.

Se la Liga non può far affidamento solo su Real Madrid e Barcellona e dista più di 100 milioni di sterline dalla Premier League in termini di guadagno netto, Serie A, Ligue 1 e Bundesliga sono ancora più staccate e continuano ad avere un modello simile alla Spagna: pochi top club che dominano la scena nazionale e in cui si concentrano le forze per tentare un exploit a livello europeo. Occupare tutti i 4 posti delle finali europee non è ancora un obiettivo alla portata.

Liverpool FC
La vittoria del Liverpool in Champions League è il culmine del dominio inglese in Europa

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