Diego Milito, bomber e uomo simbolo dell’Inter del Triplete

L’attaccante argentino fu fortemente voluto da Mourinho, e insieme a Eto’o ne fu il “braccio armato”. in quella fortunata stagione segnò 30 gol, sempre fondamentali.

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Quando si parla di Diego Milito bisogna prima di tutto togliersi il cappello. Fatto? Ebbene sì, l’omaggio è quanto meno doveroso perché il bomber argentino non è stato soltanto un grandissimo attaccante, ma è stato, ed è tuttora, anche un grande uomo oltre che una persona per bene.

E se il termine vi suona un po’ datato, forse avete ragione, ma la colpa non è mica sua. È che lui, pur avendo solo 40 anni, pare arrivare proprio da un’altra epoca. Per essere più chiari, nel corso della sua carriera, Diego ha segnato 216 gol e distribuito 54 assist, per un totale di 270 reti realizzate grazie al suo zampino: 1 ogni 128 minuti giocati. In carriera, meglio ripeterlo, non in una stagione.

Pensate quanta strada avrebbe fatto un bomber con numeri del genere se si fosse messo nelle mani di un Raiola o di un Mendes. Lui, invece, con quell’espressione un po’ così e quello sguardo da gaucho triste, ogni traguardo raggiunto se l’è guadagnato lavorando come una bestia. Più sudore e fatica, insomma, che il glamour dei social: se cercate il brivido state lontani dai suoi profili, al massimo ci trovate la Cresima del figlio o la grigliata con la famiglia Zanetti. Non per niente - sembra incredibile - fra i 24 e i 26 anni Milito giocava in Serie B. Senza un lamento.

Milito Champions League
Milito: un grande uomo oltre che un goleador con i fiocchi

Diego Milito, bomber d’altri tempi

Sì, la biografia calcistica di Diego Milito è davvero un bagno d’umiltà che potrebbe giovare a molti suoi colleghi più giovani. In Europa sbarca nel gennaio 2004 grazie a un’intuizione di Enrico Preziosi che lo porta al Genoa: lui arriva dal Racing, uno dei club più titolati d’Argentina, ha pure vinto l’Apertura due anni prima ma il fatto di giocare la nostra B non lo turba e si mette sotto col lavoro.

Diego Milito Genoa
Diego Milito è arrivato in Italia voluto dal Genoa

Quel poker a Casillas

Prima mezza stagione da 12 gol, 21 la successiva, tanto che si comincia a parlare di lui, ma capita che nell’estate 2005 il Genoa venga retrocesso in Serie C1 per illecito sportivo e lui sia ceduto in prestito biennale al Saragozza dove raggiunge il fratello Gabi. In Liga martella da subito: 15 gol alla stagione d’esordio e 23 la successiva, quando arriva a sole due reti dal titolo di Pichichi che va a un certo van Nistelrooy, Non male per uno che due anni prima contendeva a Gionatha Spinesi il titolo di re dei bomber della Serie B. In quella stagione rifila anche 4 gol a Casillas in una vittoriosa semifinale di Copa del Rey sul Real Madrid, oltre a una doppietta in campionato ma, sia come sia, non se lo fila nessuno nemmeno in Spagna.

Così, quando l’anno dopo il Saragozza, nonostante i suoi gol, retrocede, Diego chiede di tornare al Genoa: si era trovato bene, dice. E stavolta la scelta è vincente, il Grifone è tornato in A, in panchina c’è Gasperini e il centrocampo di quella stagione è ancora inciso nella memoria dei tifosi: Criscito, Thiago Motta, Juric e Marco Rossi. L’attacco è lui, Milito: 24 reti - che servono per centrare l’Europa League - di cui 4 alla Sampdoria che valgono due derby e tanta, tanta libidine stracittadina.

Diego Milito Genoa
Il nome di Diego Milito evoca brutti ricordi nei tifosi della Sampdoria

Dal Genoa all'Inter

Fra andata e ritorno, le squadre di quel campionato le impallina quasi tutte. L’Inter è fra le poche a salvarsi dalla sua furia, ma Mourinho, che lo ha tenuto d’occhio per tutta la stagione, intuisce che dietro a quella patina di understatement c’è un bomber coi fiocchi, quello che serve ai nerazzurri per sostituire Ibrahimovic. Lo svedese, capocannoniere del campionato proprio davanti al gaucho “triste”, si è stufato di accumulare scudetti in bacheca e ha scelto il Barcellona, la strada più breve, pensa, per vincere la Champions League.

Moratti e Mou che puntano lo stesso traguardo, azzeccano la “giocata” piazzando Ibra in Spagna insieme a Maxwell e con i 75 milioni ricavati dalla duplice cessione si portano a casa, oltre a Milito, anche Thiago Motta, Eto’o, Sneijder e Lucio: il pokerissimo del Triplete, insomma.

Milito e Thiago Motta
Milito e Thiago Motta arrivarono insieme all'Inter dal Genoa nel 2009

Un'annata da 30 gol

Diego ha 30 anni e vive una stagione magica. Fra Serie A, Champions e Coppa Italia segna 30 gol e smazza 8 assist. Gli mancheranno pure glamour e appeal, d’accordo, ma di sicuro non gli difettano freddezza e una fame bulimica di successi accumulata nei tanti anni in cui era stato costretto a partire dalle retrovie. Nella stagione in cui si trova in pole position, quindi, non spreca l’occasione, azzanna ogni partita come fosse l’ultima: chirurgico e fondamentale in ogni competizione, è lui che suona la carica nei momenti difficili.

Dopo aver guidato la classifica per mesi senza troppi patemi, a marzo l’Inter rallenta vistosamente: solo una vittoria, due pareggi e due sconfitte, contro Catania e Roma. E proprio i giallorossi prendono, da quel rallentamento, l’abbrivio per una rimonta straordinaria che li porta da -7 a -1 in 5 partite e successivamente vanno in testa al 33esimo turno: mancano 5 partite, la Roma è avanti di un punto e i nerazzurri in affanno devono anche pensare alla Champions League giunta agli ultimi tornanti. Anche Diego ha il fiatone, ma stringe i denti come i compagni: insieme vincono tutti i match da lì alla fine mentre i giallorossi lasciano l’intera posta sul campo della Sampdoria e a tre turni dalla fine subiscono il controsorpasso.

La rete che vale uno Scudetto

Il finale di campionato è entusiasmante. Alla 38esima giornata, il 16 maggio, la squadra di Mourinho, avanti di 2 punti, sembra avere un compito agevole sul campo del retrocesso Siena, ma alla fine del primo tempo lo Scudetto è virtualmente sulle maglie dei giallorossi che conducono 0-2 al Bentegodi sul Chievo, mentre i nerazzurri non riescono a sbloccarsi.

Ci vuole la prodezza del singolo ed è Milito il prescelto: è lui a materializzarsi dal nulla nell’area toscana al 57’, per raccogliere un assist di Zanetti e mandare il pallone alle spalle di Curci. San Siro esplode letteralmente di gioia, l’ultima mezz'ora è pura accademia: con qualche affanno sul rettilineo finale ma, grazie a un gol del Principe, l’Inter vince il suo 18esimo Scudetto.

Milito Coppa Italia
Era stato un gol di Milito a regalare la Coppa Italia all'Inter nella finale contro la Roma

Decisivo anche per la Coppa Italia

Per Diego, fra l’altro, si tratta del bis, perché undici giorni prima – il 5 maggio, una data poco propizia ai colori nerazzurri - era stata di nuovo una sua rete a regalare a club e tifosi la Coppa Italia, vittima ancora una volta la Roma. Ma il bello doveva ancora venire: la festa per lo scudetto è forzatamente sobria e contenuta perché c’è ancora da finire il lavoro.

Al Triplete, infatti, manca l’anello più importante, la Champions League: la finale è in programma al Bernabeu il 22 maggio, sei giorni dopo la vittoria sul Siena, rivale il Bayern Monaco di Schweinsteiger, Robben e Müller.

Champions League Milito
La sua doppietta è stata decisiva anche nella finale di Champions League

Van Gaal si presenta con un 4-4-2 molto abbottonato, quasi un 4-4-1-1, con l’intento di abbassare il ritmo, controllare il pallone e provare accelerazioni improvvise. Nella prima fase le squadre si studiano, ma è l’Inter a sembrare più in palla. Dopo un paio di occasioni avute da Sneijder è proprio l’olandese al 35’ a pescare a destra Milito con un filtrante che lo mette davanti a Butt: mezza finta di tiro e gol, Inter in vantaggio.

Ma i tedeschi non mollano anche se è Butt a dover fare gli straordinari di nuovo sull’olandese nerazzurro. Nel secondo tempo parte forte il Bayern, con Müller chiamato da Altintop a fare il Milito in un’azione fotocopia di quella del gol dell’argentino. Julio Cesar salva di piede e poi si esalta su un tiro a giro di Robben, mentre il suo collega sventa un’occasionissima di Pandev.

Milito gol Bayern

La doppietta storica contro il Bayern Monaco: è Champions League

Si arriva così al 70’ quando è ancora lui, Diego Milito, a mettere al sicuro il risultato partendo dal vertice sinistro dell’area del Bayern: finta di tiro col destro che mette quasi a sedere van Buyten che abbocca, lui si allarga invece a sinistra dove non c’è nessuno che possa ostacolargli il tiro, alza la testa, prende la mira e infila la palla sul secondo palo nell’angolino dove Butt, che aveva chiuso troppo sul primo, proprio non può arrivare.

Il Principe diventa Re e la sua doppietta mette la pietra tombale sul match: il Bayern ha speso molto per provare a recuperare il risultato, Robben, che ne è stato l’anima, di classe e di garretti, non ne ha più. Finisce così: 2-0, con l’Inter che torna sul trono d’Europa a 44 anni di distanza dall’ultimo trionfo targato Helenio Herrera e Angelo Moratti. Una vittoria con la quale arriva anche il Triplete, un tris straordinario che in calce porta la sua firma per esteso: Diego Alberto Milito.

Ma un’annata eccezionale non cambia il destino del gaucho triste: il suo nome, nonostante tutto quello che ha vinto e fatto vincere e sebbene abbia segnato 30 gol, di cui 6 in Champions League e abbia ricevuto i titoli di miglior giocatore e di miglior attaccante Uefa Champions League 2009-10, non viene nemmeno inserito fra i 23 finalisti del Pallone d’Oro 2010.

Sono i misteri del calcio, almeno di quello dell’era Blatter, un calcio dove fra i finalisti del massimo trofeo del pallone potevi trovare – per dire un nome - Asamoah Gyan, uno che aveva diviso la stagione fra Rennes e Sunderland e poi continuavi a fare su e giù col dito a cercare il Principe perché non ti sembrava possibile che non ci fosse. Ma lui non ci ha mai dato troppo peso, perché la sua filosofia di vita, in fondo, è tutta racchiusa nelle poche parole che ha pronunciato ai microfoni nella notte di Madrid:

Una gioia mai provata, indescrivibile. Questo è il calcio, ti dà sempre una rivincita. Io ho sempre lottato, ho sempre cercato di dare il massimo e di imparare, anche se ho 30 anni.

Parole tanto semplici quanto pesanti. Che insinuano pure il sospetto che l’unico rimpianto che Milito può aver lasciato ai tifosi dell’Inter stia nel fatto che nei mesi in cui ha incrociato la sua carriera con quella di Icardi ad Appiano Gentile, il Principe fosse troppo impegnato a curarsi dagli infortuni e dagli acciacchi che lo hanno tormentato a fine carriera. Un maestro di vita così avrebbe sicuramente giovato anche al suo successore.

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