MMA: la stagione dei ritiri e il passaggio del testimone

L'ultimo mese ha visto quattro ritiri da parte di atleti di rilievo nel mondo delle MMA, tre fighter in forza ad UFC e uno a Bellator.

MMA: Jimi Manuwa nell'ottagono

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Sono stati numerosi i ritiri nel mondo delle MMA nel corso degli ultimi giorni. Dopo UFC Stockholm, a partire da Alexander Gustafsson e passando per Jimi Manuwa e Nick Hein in UFC e Muhammed "King Mo" Lawal in Bellator, degli atleti illustri hanno deciso di appendere i guantini al chiodo. Chi per l'avanzare del tempo, chi per la mancanza di motivazioni, alcuni dei fighter più famosi ed amati hanno deciso di smettere di combattere.

Il caso che ha fatto più rumore è sicuramente quello di Alexander Gustafsson, fighter di prim'ordine, tre volte contendente al titolo dei massimi-leggeri UFC e perenne gatekeeper della top 3 della divisione al limite delle 205 libbre. Il fighter svedese è stato sconfitto davanti al suo pubblico, alla Ericsson Arena di Stoccolma e, a seguito di un discorso comprensibile e per certi versi commovente, ha chiuso le porte a futuri match di MMA.

Nel corso della settimana anche l'inglese d'origine nigeriana Jimi Manuwa, 39 anni, striker potente e tecnico che ha avuto una parabola discendente a seguito dell'impatto devastante in UFC, ha deciso di ritirarsi. Una decisione sofferta anche per lui, ma sicuramente necessaria, specialmente a seguito delle ultime uscite, tutte negative. Ai due fighter si sono aggiunti anche Nick hein dopo essere stato sconfitto da Frank Camacho, l'ex campione Rizin e Strikeforce"King Mo" Lawal.

MMA, Lawal parla al pubblico
Muhammed "King Mo" Lawal, 38 anni, ex campione Rizin e Strikeforce

Le MMA non sono uno sport per tutti. Sono uno sport cruento, duro, per certi versi ancestrale, che richiede delle motivazioni ferree, un perpetuo allenamento fisico e anche una buona predisposizione naturale. Anche per il più feroce degli atleti arriva il momento di appendere i guantini al chiodo, e può avvenire quando meno lo si aspetta.

Alexander Gustafsson, il martello svedese dice basta

È, per certi versi, la storia di Alexander Gustafsson, atleta d'élite e pluricontendente al titolo UFC, che ha scelto di ritirarsi a soli 32 anni, un'età nella quale la maggior parte dei fighter conosce il proprio pieno sviluppo. Gustafsson, vera icona dello sport, ha invece conosciuto il primo declino (più mentale che fisico) e, a quota due sconfitte consecutive, ha maturato la saggia decisione di ritirarsi. Ne abbiamo parlato in un articolo recente, la mancanza di motivazioni da parte del martello svedese ha fatto sì che quest'ultimo decidesse di appendere i guantini al chiodo. Le MMA perdono uno dei suoi massimi rappresentanti, che ha offerto due match monumentali, il primo contro Jon Jones a UFC 165, perso per decisione unanime e Fight of the Year 2013, ed il secondo, contro Daniel Cormier, perso a UFC 197 per decisione non unanime. La EA Sports lo premiò con la copertina del primo videogioco UFC sotto l'effige della casa videoludica statunitense. Il sito UFC offre il match fra Gustafsson e Cormier gratuitamente per un periodo. Potete guardarlo qui.

MMA, lo scontro fra Gustafsson e Smith
UFC Stockholm: Gustafsson all'attacco di Smith

L'addio di Jimi Manuwa

Un altro ritiro che ha fatto scalpore, anche se meno di quello di Gustafsson, è quello di Jimi Manuwa. Manuwa è all'alba dei 40 anni e dopo aver inanellato 14 vittorie consecutive (tre delle quali in UFC) e nessuna sconfitta, si è trovato davanti una delle migliori versioni di Alexander Gustafsson a UFC Fight Night 37, card datata marzo 2014. Lo svedese ottenne una vittoria per TKO nel corso del secondo round, frenando le ambizioni dell'inglese. Da quel momento, tre vittorie e cinque sconfitte, di cui quattro consecutive, hanno convinto Manuwa a smettere con le MMA. Il suo post d'addio su Instagram apre ad una nuova fase nella vita dell'ormai ex fighter.

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I came to London from Nigeria when i was 10 yrs old in 1990. I grew up in south London and had crazy teenage years filled with fights and life lessons. In 2006 i was 26 years old and i discovered the ufc while flicking through the sports channels late at night , it immediately captured me , the likes of rampage jackson, tito ortiz , randy couture , shogun were my favourite fighters and i became a fan instantly. i’d never set foot in any martial arts gym in my life and neither didn’t have any plans to. In 2008 i was 28 years old and i said to myself that i’m gonna fight for the ufc. i got off my sofa and started training muay thai and bjj , i had no martial arts experience but i was a tough cunt from south london. Martial arts immediately put more structure and discipline into my crazy life and helped me become a much better person than i was previously. I had my first pro fight after 2 weeks training and i won. within the first 2 years i was uk number 1, but the goal was to fight for the ufc. I won all my fights by ko and in 2012 i accepted a ufc contract after turning them down twice with an 11-0 record all knockouts. Ive had a great martial arts career and the last 4 fights have been tough losses to take not only for myself but for my family who is always first, ive given out a mostly knockouts and taken a few myself , that’s my fan loving style but it takes a toll on the body especially concussions which are not visible to the eye i’ve met a lot of great people along the way and travelled the world but it’s time to leave this chapter and on to the next one because there’s a life after fighting and i feel it’s my obligation to give more to combat sports which i love dearly outside of fighting. Thank you @danawhite and the @ufc for letting me showcase my skills and thank you to all my coaches and training partners who have helped and taught me along the way , much love to the fans and last but not least much love to my dear family who together we made this dream a reality. Jimi POSTERBOY Manuwa PB1 🦁 ... stay tuned 😉

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Il conto alla fine è arrivato anche per lo striker inglese, che ha sacrificato parte della sua vita sportiva in nome dello stile spettacolare, impetuoso, capace di grandi battaglie. Chiude la carriera con una struggente dichiarazione d'amore per lo sport e si dice pronto ad aiutare la crescita delle MMA al di fuori della gabbia. Nessuna certezza ancora per lui, magari penserà ad un percorso da coach, come ha asserito di voler fare anche "King Mo" Lawal. 

Nick 'Seargent' Hein pronto a una nuova vita

Si ritira anche Nick Hein, ottimo fighter gregario. "Sergeant", classe 1984, chiude con un record di 14-5, 1 NC nelle MMA e un palmarès di 4 vittorie e 4 sconfitte in UFC. Il messaggio dalla sua pagina Facebook:

20 anni di Judo. Dieci nella nazionale.

Una decade nelle MMA, 5 anni in UFC.

Sono pronto per il prossimo capitolo.

Grazie a tutti.

Laconico e diretto, Hein lascia lo sport come un buon fighter, fermato da un Frank Camacho in grande spolvero, che ha messo a segno una delle prestazioni più importanti della propria carriera. Il tedesco è anche un ex poliziotto ed un autore di libri in Germania: avrà sicuramente programmato il prossimo capitolo della sua vita.

I problemi fisici stoppano Muhammed "King Mo" Lawal

Ultimo, ma non in ordine d'importanza, l'ex campione dei massimi-leggeri Strikeforce e campione del torneo dei pesi massimi Rizin, Muhammed "King Mo" Lawal. Il fighter in forza a Bellator chiude la propria carriera con un record di 21 vittorie, 9 sconfitte ed un no contest, vantando vittorie su fighter del calibro di Rampage Jackson, Linton Vassell, Cheick Kongo, Roger Gracie e Gegard Mousasi.

Wrestler imponente, coriaceo, dotato di grande forza e di buonissima gestione delle distanze che lo portava spesso a mettere a segno takedown impeccabili, aveva inanellato tre sconfitte consecutive e il suo messaggio d'addio, rilasciato a MMA Fighting, lascia trasparire profonda tristezza, ma anche rassegnazione al fatto che il suo corpo non risponde più come la mente vorrebbe. Le gambe, in particolare, devastate e logorate da tempo e battaglie, non gli permettevano più di muoversi adeguatamente, facendolo soffrire ad ogni passo. La sua anca ed il suo ginocchio ormai non gli permettevano di camminare normalmente. Lawal ha anche dichiarato di aver subito fra i 30 e i 40 interventi chirurgici.

Oltre ai problemi alle gambe, "King Mo" ha parlato di una rischiosa infezione da stafilococco che lo ha costretto ad una degenza durata settimane, costretto ad assumere più medicinali al giorno. Ha descritto quel periodo come uno dei più duri della sua vita.

Il passaggio del testimone

Padre Tempo ha battuto, come natura vuole, altri fighter. Il ringiovanimento delle divisioni sembra già avviato: il futuro è di fighter come Aleksandar Rakic, protagonista proprio contro Manuwa a Stoccolma, Dominick Reyes, massimo-leggero ancora imbattuto che ha superato, non senza difficoltà, Volkan Oezdemir e Johnny Walker, vera e propria wild card imprevedibile all'interno della divisione al limite delle 205 libbre.

Il brasiliano ha dimostrato di avere uno stile difficilmente leggibile agli occhi dei suoi avversari e soprattutto un colpo da KO risolutore, capace  di spegnere le luci. E poi c'è Luke Rockhold, che sarà impegnato a UFC 239 contro Jan Blachowicz nel suo primo match nella divisione dei massimi-leggeri. Lo statunitense, ex campione Strikeforce e UFC ha meditato a lungo e poi ha preso la decisione di sfidare i protagonisti della divisione superiore rispetto alla sua categoria d'origine quella dei medi. Farà bene?

I prospetti con le carte in regola sono numerosi in UFC, non ci resta che attendere. Ma un tributo a chi ha contribuito a costruire la storia dello sport è cosa dovuta.

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