Adesso parla Pallotta: lettera ai tifosi della Roma

Il numero uno del club esprime il suo stato d'animo attraverso un lungo messaggio pubblicato sul sito ufficiale giallorosso: parla di De Rossi e non solo.

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La considerazione che i tifosi della Roma hanno di James Pallotta è chiara da diverso tempo, ancor prima dell'addio di Daniele De Rossi, che ha comunque svolto un ruolo determinante nell'ostilità che l'ambiente giallorosso ha manifestato nei confronti della società. Adesso è proprio il proprietario americano a parlare degli ultimi risvolti, con una lettera pubblicata sul sito ufficiale.

Tanti i punti toccati dal numero uno del club, reduce da una serie di attacchi e dal disappunto dei tifosi romanisti in tutto il mondo. Dopo le contestazioni a Trigoria e allo stadio, dopo gli striscioni contro Baldini a Londra e proprio contro il presidente negli Stati Uniti, è arrivato il momento di rispondere ed esprimere il proprio stato d'animo al termine di una stagione difficile sul piano psicologico prima e sotto l'aspetto dei risultati poi:

Sono rimasto in silenzio nelle ultime settimane, ma ci sono alcune cose che sento di dover affrontare. Che mi crediate o meno, e so che alcuni di voi sono pronti a non prendere in considerazione nulla di ciò che dirò, non penso ci sia stato nessuno, in Società, più deluso, più depresso e più arrabbiato di me per come sono andate le cose alla Roma negli ultimi diciotto mesi.

Si apre così la lettera di Pallotta, che non si preoccupa di chi dice di aver già sentito queste parole, sia in riferimento al suo dispiacere sia per quel che riguarda la volontà di riorganizzare la società e strutturarla in maniera più forte e competente sotto ogni punto di vista. La mancata qualificazione in Champions League e una bacheca ancora vuota sotto la sua gestione accentuano il rimpianto per gli errori commessi:

L’ultima stagione secondo me è stata un completo disastro, ma allo stesso tempo mi risulta difficile accettare l’argomentazione secondo la quale non avremmo provato ad andare oltre i nostri limiti con le risorse che avevamo a disposizione.

Pallotta e il lungo messaggio sul sito ufficiale: lettera aperta ai tifosi della Roma
Pallotta e il lungo messaggio sul sito ufficiale: lettera aperta ai tifosi della Roma

Pallotta ai tifosi della Roma: lettera aperta sul sito ufficiale

Molti dei tifosi romanisti hanno cominciato a chiamare la Roma non con il suo nome, ma indicandola semplicemente come "azienda": è il modo che i giallorossi hanno scelto per sintetizzare le mire della società, intenzionata soltanto a fare business senza pensare a chi riempie l'Olimpico o segue la squadra in trasferta. L'operato di Monchi, avallato dalla dirigenza, la gestione di Totti e De Rossi e i risultati ottenuti quest'anno, diametralmente opposti alla semifinale di Champions League di un anno fa, hanno fatto precipitare l'amore della tifoseria:

Se qualcuno pensa che io sia interessato solo a fare soldi con la Roma, non potrebbe commettere errore peggiore. Non ho mai preso uno stipendio. Non ho mai tirato fuori un soldo dalla squadra. Non ricavo nulla dalle cessioni dei giocatori. Non guadagno niente dalle vendite delle maglie da gioco. Non prendo un centesimo. E se la squadra varrà molto di più in futuro, la mia vita non cambierà neanche in minima parte. Sono stato un uomo fortunato e guidato dalla provvidenza. La mia vita non cambierà accumulando più denaro.

JP
Pallotta deluso e arrabbiato: per lui la Roma non è un'azienda per i suoi interessi personali

Le questioni legate a De Rossi

Pallotta punta l'attenzione anche sull'articolo de La Repubblica su De Rossi, che ha messo in cattiva luce l'ormai ex capitano della Roma. Per difendere la posizione del calciatore, nonché quella della Roma tutta, il presidente si è mosso in prima persona. Un modo, evidentemente, per placare le polemiche sulla gestione dell'addio:

Per quanto riguarda l’articolo pubblicato giovedì su Repubblica, ho letto alcuni passaggi quando mi sono svegliato alle 5 di ieri mattina e li ho definiti “ca**ate”. Dopo aver letto tutto il servizio, e dopo aver sostenuto una lunga e assai dettagliata conversazione con uno degli estensori del pezzo, ritengo che alcune parti siano vere e altre parti chiaramente non corrette. Mea culpa. [...] Potremmo aver avuto qualche divergenza di opinione su come si è chiusa la sua carriera da giocatore della Roma, ma non intendo affrontare questo aspetto pubblicamente. Questo resta tra me e Daniele. [...] È stato molto fedele alla Roma e la Roma è stata molto fedele a Daniele. La gente non può mettere in discussione la nostra fedeltà, perché abbiamo detto: "Daniele, ci piacerebbe che tu facessi parte della Roma per il resto della tua vita". Questo per me è piuttosto leale. Non abbiamo mai detto “Addio, ci si vede, buona vita”.. Per quanto riguarda Nzonzi, sì, Daniele De Rossi era turbato per il fatto che qualcuno fosse stato acquistato per giocare nella sua posizione. Ciò è dipeso dal fatto che il giorno precedente gli era stato detto da Monchi che non avremmo preso nessuno che potenzialmente avrebbe giocato davanti a lui nello stesso ruolo. Pertanto gli è stata detta una bugia e il giorno seguente la sua reazione emotiva è stata quella che è stata. Il giorno dopo ancora è tornato sui suoi passi e ha detto: "Mi dispiace per il mio sfogo".

La questione De Rossi rimane in auge anche in riferimento all'esonero di Di Francesco, nel quale il capitano avrebbe avuto un peso non indifferente. Pallotta lo difende, affermando che ogni coinvolgimento da parte dei giocatori è frutto di invenzioni mediatiche. Scagionati, quindi, anche Dzeko, Manolas e Kolarov, senatori che avrebbero spinto per il cambio in panchina:

Anche il passaggio secondo il quale Daniele avrebbe preso posizione perché Eusebio Di Francesco fosse esonerato, sulla base di tutte le conversazioni che ho intrattenuto con lui, è falso al 100%. Infatti a dodici partite dalla fine del campionato ho avuto una conversazione telefonica con Daniele, che mi ha personalmente chiesto di continuare con lo stesso allenatore fino al termine della stagione. Quindi, se qualcuno sta insinuando che lui chiedesse l’esonero di Di Francesco, questo non potrebbe essere più lontano dalla verità.

Secondo Pallotta, che pure si assume le sue responsabilità sulle strategie adottate a stagione in corso, l'ambiente romanista sarebbe minato da situazioni personali che non vanno di pari passo con il bene della Roma. Dicembre è stato un mese cruciale, così come sono state cruciali le illazioni di ignoti, che hanno spinto i tifosi a credere che la società e i giocatori, compreso Francesco Totti prima e dopo l'addio, fossero invischiati in un tutti contro tutti:

Il mio errore è stato questo: a dicembre avrei voluto operare dei cambiamenti su tutta la linea nell’area sportiva e nella sfera della preparazione atletica ma sono stato convinto a non farlo. Avrei dovuto fare i cambiamenti quando pensavo che fosse giusto farli e quell'indecisione, forse, ci è costata un posto in Champions League. Penso che non ci sia dubbio sul fatto che alcune persone esternamente amino le polemiche e vogliano causare problemi a questa squadra. Vogliono che alla Roma vada tutto a pu****e. Si preoccupano dei loro obiettivi personali, piuttosto che della squadra o dei veri tifosi. Ed è per questo che continuano a fornire notizie negative ai giornalisti, nel tentativo di sensazionalizzare screzi o problemi ordinari che possono accadere nella quotidianità del Club o dello spogliatoio.

DDR
L'addio di De Rossi è stato il termometro dell'ambiente giallorosso, definitivamente contro Pallotta

Monchi e il mercato

Il mercato in uscita ha portato ad un'involuzione tecnica, che poi si è ripercossa sui risultati stagionali. Le cessioni di Salah nel 2017 e Alisson nel 2018 non hanno avuto come obiettivo quello di fare cassa per interessi personali, ma è stato un insieme tra volontà dei giocatori e parametri del fair play finanziario. In questo, ovviamente, rientra il ruolo di Monchi:

Volevo vendere Salah? No, è lui che ha chiesto di partire con ancora due anni di contratto, per dimostrare di potersi affermare in Premier League. Volevo liberarmi di Alisson? No, ma dovevamo fare i conti con il Financial Fair Play e anche lui voleva andare in una squadra che poteva offrirgli molto di più rispetto a quello che le nostre risorse ci avrebbero permesso. Monchi mi ha chiesto il 100% del controllo e della fiducia in quanto nostro direttore sportivo. Ripenso ogni giorno alla sessione di mercato della scorsa estate e forse non avrei dovuto lasciargli tutta questa autonomia. Semplicemente la squadra non si adattava bene al gioco di Di Francesco.

Ramon Monchi
I rimpianti di Pallotta e la fiducia chiesta da Monchi

Gli attacchi a Baldini

Un'altra figura sotto l'attacco dei tifosi della Roma è Franco Baldini, consulente di Pallotta, raggiunto a Londra da contestazioni e striscioni. Il patron giallorosso inserisce un passaggio per il suo collaboratore:

Un altro preso di mira e costantemente attaccato è Franco Baldini: Franco è chiaramente un mio consigliere e confidente da molto tempo e non ha mai fatto nulla a scapito di questo Club. Se pensate che Franco sia coinvolto in tutte le decisioni, allora vi sbagliate di grosso. È evidente che qualcuno stia cercando di creare molti problemi a una persona che, con discrezione, mi ha sempre dato grandi consigli e ci ha aiutato con alcuni dei migliori giocatori che abbiamo nella nostra squadra e con alcune delle più vantaggiose cessioni di questi anni. Guardando le proteste, sembra che la gente sia convinta del suo coinvolgimento nella decisione sul contratto di Daniele ma non è vero. Franco non ha dato alcun input su Daniele. Questa è una discussione che non ho nemmeno affrontato con lui, perché negli ultimi due anni l’ho portata avanti, sul fronte dei rinnovi dei contratti, con il management.

Baldini
Anche Baldini nel mirino dei tifosi romanisti: striscione e contestazioni a Londra

Il futuro di Pallotta a Roma

Le contestazioni personali, invece, sono ben accette, purché nei limiti della civiltà. Pallotta, da uomo di sport, comprende il malumore e il disappunto dell'ambiente per via dei risultati. Una consapevolezza che è emersa anche attraverso l'assenza all'ultima partita di De Rossi:

Non essere presente all’ultima partita di Daniele è stata una scelta incredibilmente difficile da prendere. Ma l’ho fatto perché era la sua serata e volevo che nulla distraesse da questo. Se volete contestarmi va bene ma non volevo sottrarre l’attenzione a quella che avrebbe dovuto essere la celebrazione della fantastica carriera in giallorosso di Daniele. E così è stato. [...] A me sembra chiaro che ci siano alcune persone che sono insoddisfatte perché non potranno mai manipolarmi, minacciarmi o attaccarmi al punto da farmi vendere il Club. Conosco la storia di quasi tremila anni di Roma e so come funziona. Se qualcuno pensa di farmi scappare, questo non succederà. A noi interessa solo costruire una Roma grande e vincente: niente e nessuno mi impedirà di perseguire questo obiettivo.

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