La scalata di Sarri: dalla Coppa Italia di D al trionfo in Europa

Dalla vittoria con la Sansovino, all'Europa League con il Chelsea: in 16 anni Sarri ha scalato una montagna con il lavoro e le sue idee.

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Ha realizzato il sogno, ha vinto il suo primo trofeo europeo, il primo di peso. E non solo perché l'Europa League supera i 15 kg ed è la più robusta tra le coppe. Maurizio Sarri festeggia, si gode la rivincita dopo un anno travagliato, fatto di iniziale entusiasmo, ma poi di critiche aspre, severe, arrivate dalla stampa, da ex giocatori, dal pubblico di Stamford Bridge. Rivincita dolce anche verso il club che nei giorni scorsi ha contattato Frank Lampard per prendere il suo posto. 

Il trionfo di Baku ha un sapore paradisiaco, perché è la vittoria di un uomo partito dal basso, che ha conosciuto il sapore della gavetta, del sacrificio e della polvere della periferia. La storia di un uomo che ha avuto il coraggio di lasciare un posto di lavoro in banca e uno stipendio sicuro, per seguire la sua passione per il pallone, la sua vocazione come insegnante di calcio.

Una storia unica, meravigliosa, che infonde speranza. Sarri è arrivato al top partendo dal nulla, senza conoscenze, senza un curriculum da grande calciatore da presentare sulla scrivania di un presidente o un direttore sportivo, mettendosi in gioco, senza alcun timore delle sfide che lo avrebbero atteso. Per questo la vittoria dell'Europa League con il Chelsea è una sublime storia di calcio e di sport. Sarebbe lecito pensare che questa possa essere stata la notte più bella della sua carriera. Lecito, non certo. Perché Sarri ha le sue idee, che spesso seguono percorsi oscuri ai più.

Sarri alza al cielo l'Europa League
Sarri: la storia di una scalata

La scalata di Sarri: dalla Serie D al trionfo in Europa

Per questo non ci si deve meravigliare se a domanda rispondesse che la notte più dolce della sua vita da tecnico sia stata la Coppa Italia di Serie D vinta con la Sansovino, o la promozione in A con l'Empoli. Quell'Empoli che sposò nella stagione 2012/2013, la stessa in cui il Chelsea alzava la prima (e fino a ieri sera unica) Europa League. Perché per Sarri il calcio è calcio in ogni categoria e a ogni latitudine, le sue emozioni sono comunque trascinanti e poco importa se sei in Europa o nella provincia toscana. Il calcio è lavoro, sacrificio, applicazione. Questa è la ricetta per migliorarsi e arrivare. Questa la sua filosofia che non cambia a seconda del blasone del club allenato. 

Questa era la sua filosofia anche nel 2003, quando alzava la sua prima coppa al cielo, la Coppa Italia di Serie D con la Sansovino. Guai a definirla poca roba. Perché dietro quella coppa c'erano lavoro, sudore, sorrisi e incazzature. Tanto per dirla alla Sarri. Quella Coppa Italia arrivò dopo aver eliminato Sangimignano, Sansepolcro, Cagliese, Truentina Castel di Lama, Astrea, Isernia e infine l'Unione Sportiva Calcio. Dove 'Calcio' sta per un paese di 5000 abitanti in provincia di Bergamo. Stavolta le squadre incontrate sul percorso sono state di caratura diversa, dalla Dinamo Kiev al Paok Salonicco campione di Grecia, dall'Eintracht all'Arsenal.

Sarri ha scalato la sua montagna, si è preso l'Europa e ora con tutta probabilità si appresta a una nuova sfida. La Juventus? Le parole pronunciate al termine della finale di Baku fanno pensare di sì. Se così fosse sarebbe stato scelto per dare l'assalto alla Champions e allo Scudetto. Quello sfiorato col Napoli e poi sfumato a un passo dal traguardo. E quella sì che resta con certezza la delusione più grande della sua carriera, perché regalare il tricolore alla città campana era il suo sogno. La professione però porta con sé sfide inaspettate e stimolanti. La scalata non è finita, la cima non ancora toccata, Sarri sa di non potersi fermare. Di non volersi fermare. 

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