La Roma ammaina un'altra bandiera: De Rossi dà l'addio ai giallorossi

L'Olimpico saluta il suo campione in lacrime, dedicandogli decine di cori e striscioni. Nel postpartita anche l'omaggio di compagni e avversari. Totti: "Siamo fratelli".

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Fino a pochi giorni la partita Roma - Parma rievocava solo dolci ricordi nell'immaginario collettivo dei tifosi giallorossi, il match dell'ultimo Scudetto simbolo di una realtà che, oggi, ha perso un'altro suo pezzo di identità. Già, perché i Ducali da qualche ora sono anche gli ultimi ad aver affrontato da avversario Daniele De Rossi, al passo di addio con addosso quei colori che ha difeso e onorato per 18 anni di grandissima carriera. Una vita, soprattutto nel calcio, dove oggi le bandiere non esistono più, soprattutto adesso che anche a Roma ne è stata ammainata una particolarmente significativa.

Un cerchio che simbolicamente si chiude, al termine di un 2-1 che conta poco sia per gli obiettivi sportivi di squadra che per l'importanza secondaria assunta dinanzi a un evento epocale. Corsi e ricorsi storici, visto il gol di Perotti: l'argentino aveva già segnato la rete decisiva di una partita contro il Genoa, quella al termine della quale Francesco Totti aveva salutato definitivamente il campo da calcio. I tifosi rumoreggiano e fanno sentire il proprio calore, ma l'atmosfera non è la stessa: per una volta l'animo rumoroso, avvolgente, trascinante classico del popolo romanista lascia spazio al calore e al rispetto per un calciatore che alla Roma ha dato tutto. Il che, tradotto in numeri, significa 616 presenze e un'importanza vitale per lo spogliatoio, ribadita anche di recente da tutti suoi compagni.

Così De Rossi si è tolto per l'ultima volta la maglia numero 16 quando, al minuto 82, Claudio Ranieri gli ha concesso la meritata passerella per fargli percorrere un'ultima volta quei metri che separano il centrocampo, il suo habitat naturale, dalla panchina. Un percorso che sarà sembrato eterno, lungo chilometri, accompagnato dall'abbraccio di un Olimpico tutto esaurito e dagli applausi scroscianti del manipolo di tifosi arrivati da Parma per salutare a dovere i loro beniamini, autori di una buona stagione da neopromossi culminata con la salvezza.

Totti e De Rossi si abbracciano
Daniele De Rossi abbraccia Francesco Totti in lacrime: contro il Parma si è ammainata un'altra bandiera romanista, salutata dall'Olimpico in lacrime

De Rossi lascia la Roma: le reazioni dopo la serata dell'Olimpico

Piangono tutti. Piange il cielo della Capitale, probabilmente per una sorta di empatia naturale, e versano fiumi di lacrime anche i ragazzi presenti in campo. Abbracciato dalla moglie Sarah e dai figli, De Rossi trattiene a stento l'emozione. D'altronde è difficile non far trasparire nulla quando anche un tuo ex compagno come Gervinho, che a Roma ci ha passato poco tempo, viene a renderti onore quasi tremando in una delle fotografie che rendono al meglio tutte le sensazioni della serata. L'altra ovviamente riguarda l'incrocio con Totti, un'altra leggenda giallorossa, occhi lucidi e qualche parola per rendere omaggio al suo storico braccio destro:

Abbiamo condiviso tante cose belle e brutte, ma penso che questa non abbia paragoni: crescere i nostri figli insieme, vederli uscire da scuola, portarli sul pulmino, sperando che loro possano fare il nostro percorso di amicizia. Siamo riusciti a portare Roma anche sul tetto del Mondo con l'Italia.

Parole forti, accompagnate dal tifo incessante di tutto lo stadio e dalla maestosa coreografia studiata dalla Curva Sud per omaggiare il capitano di mille battaglie, composta da innumerevoli bandierine gialle e rosse con al centro l'acronimo del nome e uno striscione che non lascia spazio a interpretazioni. "Ci hai rappresentato in campo per 18 anni. Da oggi la tua curva rappresenterà te per sempre. Siamo tutti DDR": un messaggio, seppure indiretto, che finisce dritto dritto in tribuna, dove la società però è praticamente assente. A rappresentare il romanismo verace ci sono solo Totti e Ranieri, che a fine partita non ha potuto trattenere la commozione:

De Rossi mi ha detto che era felice di aver potuto chiudere con me in panchina. Da tifoso gli auguro ogni bene.

E poi decine di altri drappi si riconoscono nitidamente appesi in giro per tutto l'impianto capitolino, che per una sera si è trasformato nel teatro di un evento a suo modo storico. Al minuto 82 tutti in piedi ad applaudire quel ragazzo che fatica a uscire dal campo, guarda la sua gente e promette che sarà solo un arrivederci. E se lo dice lui, che per la Roma ha dato la vita, c'è da credergli sul serio.

Anche Mancini saluta DDR: "I campioni si misurano da come escono di scena"

Daniele De Rossi è un leader rispettato in maniera trasversale. Prova ne siano i numerosi messaggi di compagni ed ex compagni di squadra, così come quelli arrivati da avversari e, soprattutto, tifoserie storiche. Durante l'ultima partita giocata all'Olimpico, anche i laziali ne hanno riconosciuto il valore di degno combattente, confermando ancora una volta quanto questo giocatore abbia trasmesso soprattutto dal punto di vista umano. Per esempio, l'attuale CT della Nazionale Roberto Mancini su Twitter ha voluto salutarlo così:

Subito dopo il fischio finale della partita contro il Parma, è stato invece il turno di Juan Jesus, un comprimario in questa Roma nella quale De Rossi è sempre stato il suo punto di riferimento, un "guerriero che non molla mai e combatte sempre per i suoi". E poi Antonio Rudiger, Emerson Palmieri, Radja Nainggolan e addirittura Leandro Castan, tutti giocatori che - chi più chi meno - hanno potuto assaggiare da vicino il grande spessore di un persona pronta a dare sempre tutto per i propri compagni di squadra.

Particolarmente commoventi i post pubblicati da Kevin Strootman e Francesco Totti, che con DDR portano avanti a tutt'oggi un forte rapporto di amicizia. L'olandese, finito a giocare a Marsiglia, ha trovato in lui "un esempio, un leader e un grande uomo", mentre l'ex capitano su Instagram ha caricato la foto di uno dei tanti abbracci che si sono scambiati in carriera.

La storia di De Rossi alla Roma è finita il 27 maggio 2019, a pochi minuti dalla fine di una partita che certifica l'annata fallimentare della compagine giallorossa. La diapositiva definitiva, se proprio dovessimo sceglierne una, lo vede ritratto sotto la Sud in ginocchio mentre fissa la sua gente, in mezzo alla quale spicca un piccolo due aste con la scritta "Speravo di nascere dopo". E invece no, forse la fortuna di questo ragazzo è stata proprio quella di nascere nell'epoca giusta per gustarsi uno dei migliori centrocampisti ma i prodotti dalla scuola italiana. E se alla fine c'è da versare qualche lacrima, beh, ne sarà sicuramente valsa la pena.

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