UFC: Smith a Rockhold: "Dalle mie parti ti tirerebbero le orecchie"

Anthony Smith, massimo-leggero in forza a UFC e prossimo sfidante di Alexander Gustafsson, ci tiene a raccontare la storia della sua diatriba con Luke Rockhold.

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Anthony Smith è sempre sembrato un fighter molto old school, non tanto nell'evoluzione stilistica, quanto nell'atteggiamento durante le press-conference e nei momenti condivisi più in generale con pubblico e stampa. Mai una parola fuori posto, nessuna attrazione verso il trash talking e una predisposizione naturale alla brawl, ma fatta di colpi tecnici, precisi ed estremamente potenti.

La sua scalata nei massimi-leggeri, a seguito dell'abbandono della categoria inferiore, lo ha portato addirittura a combattere per il titolo contro Jon Jones a UFC 235. Di certo non la sua prestazione più brillante, ma la sua durezza psicofisica gli ha consentito di arrivare al termine delle cinque riprese senza aver subito particolari danni. Anthony Smith è la personificazione del fighter con dei limiti evidenti che vengono nascosti da un'attitudine bellica irraggiungibile, sportivamente parlando.

Feroce e indomabile, Smith non è un fighter propriamente definibile d'élite in senso assoluto, ma ha battuto in maniera a volte imbarazzante dei fighter considerati d'élite. La sua diatriba con Luke Rockhold ha raggiunto vette davvero alte, specie dopo che il protegé della American Kickboxing Academy lo ha definito "bum", termine anglofono traducibile letteralmente con barbone, vagabondo, ma utilizzato più che altro per dare dell'idiota a qualcuno.

UFC, Rockhold col cutman
Luke Rockhold viene controllato dal cutman, che lo cosparge di vaselina in viso, prima del match

UFC: Anthony Smith racconta la faida con Luke Rockhold

Smith il primo giugno dovrà affrontare Alexander Gustafsson. Il fighter ha raccontato, ai microfoni di MMA Junkie, com'è nata la faida con l'ex campione dei pesi medi UFC:

Il modo di comportarsi alla Conor McGregor funziona in due modi: quando si porta rancore davvero a qualcuno o quando si promuove in maniera divertente un match. È evidente che Conor si comporta in quel modo per promuovere i match, non è certo un segreto. Ma Luke non è così. Lui mi ha attaccato in maniera sincera. Non è una questione di promozione, il suo problema è quello di essere uno stronzo. Il che andrebbe anche bene, ma poi deve rendere conto di questo.

Nella press-conference principale che presentava il match fra Smith e Gustafsson, l'americano ha promesso di rendere pan per focaccia a Rockhold, non appena ne avrà occasione.

Non farò finta di andare d'accordo con lui quando ci ritroveremo davanti. Non è così che funziona. Da dove vengo io, in Nebraska, se parli così ti tirano fuori per un orecchio e ti pestano. Se vuoi comportarti così per assicurarti un match, va bene. Ci sono certi modi per fare le cose e non hai bisogno di convincere me. Non sono il tipo che si fa pregare per accettare un match. Tutto ciò che devi fare è chiedere. Vuoi combattere? Per me va bene, facciamolo. Non c'è altro da dire. Se la tua intenzione è quella di promuovere il match, ma dannazione, non è mica il campione. Che cosa lo costruisci a fare, il match? Non è che guadagni una percentuale di PPV. Non farai alcun soldo comportandoti da stronzo. È solo una perdita di tempo.

UFC, Gustafsson entra in gabbia
Alexander "The Mauler" Gustafsson, 32 anni. Affronterà Anthony Smith il primo giugno.

L'esordio di Rockhold nella categoria dei massimi-leggeri avverrà a UFC 239, opposto al polacco Jan Blachowicz. 

Non capisco per quale motivo abbia fatto cominciare questo alterco e perché lo stia portando avanti. "Oh, Gustafsson gli spaccherà il culo"... magari non succederà. L'ha mai considerato? Magari dovrebbe concentrarsi sui suoi match, ci sarebbe da ridere se io dovessi battere Alex e lui perdesse. Farebbe la figura dello stupido. Se guardiamo alla sua carriera, il suo trash talking non è che abbia granché funzionato.

Rockhold, tempo fa, ha criticato l'operato di Smith che, dopo il match contro Jones, avrebbe voluto prendersi del tempo, ma ha poi accettato di combattere contro lo svedese.

Non sto cercando - ha continuato Smith - di essere il ragazzo immagine della promotion. Sono un uomo di parola ed ho sempre detto che se UFC mi offre un match - ed io sto bene in termini di salute - lo accetto. Sono stato fedele a questo codice dal primo giorno. In molti dicono di volerlo fare in UFC, ma poi non lo fanno. È come un motto da mettere nella descrizione di Twitter per far vedere a tutti che sei un duro. Io lo dico perché ci credo.

Smith, guardando alla carriera di Rockhold, nota l'attitudine di quest'ultimo di puntare il dito sempre contro la gente sbagliata. 

Io non sono un bel ragazzo come lui. Nessuno mi chiede le foto nei club, devo lavorare per campare, è questo ciò che faccio. Lavoro e non faccio trash talking con la gente per il piacere di farlo. Lui non piace a nessuno. A nessuno nello staff, a nessuno nella direzione, a nessuno dei fighter. Quindi può tornare a sedersi e fare consumare il suo pasto su TMZ e dire tutte le cazzate che vuole. Alla fine nessuno lo apprezza, e certe volte la cosa più importante è questa: come tratti la gente e quanto la gente ti rispetta.

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