Magnini, lo sfogo dopo lo scandalo doping: "Deluso dalla Pellegrini"

Il nuotatore di Pesaro rompe il silenzio dopo a conferma dello stop di 4 anni in appello: "Mi sembra strano che Federica non abbia mai pronunciato una parola a mia difesa".

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Ha deciso di convocare un incontro con alcuni giornalisti per rompere il silenzio per la prima volta dopo la conferma della squalifica di 4 anni in appello da parte del Tribunale antidoping per tentato uso di sostanze dopanti. Quello di Filippo Magnini è stato uno sfogo in piena regola: accompagnato dai genitori e dalla fidanzata Giorgia Palmas, il nuotatore di Pesaro ha raccontato la sua verità leggendo una memoria difensiva molto dettagliata e replicando su alcuni punti di una vicenda che lo ha segnato.

Dal deferimento della scorsa estate Magnini è entrato in un tunnel complicato, coinciso con "i due anni più duri e brutti della mia carriera" per sua stessa ammissione. Il primo punto sul quale "Filo", come lo conoscono nell'ambiente del nuoto, ha provato a fare chiarezza ha riguardato le incongruenze tra le sentenze di primo grado e d’appello. In un primo momento la squalifica a suo carico era arrivata per tentata assunzione di Gh, poi per tentata assunzione di una sostanza illecita non meglio specificata.

L'analisi di Magnini si è concentrata in particolare sulla differenza tra la giustizia sportiva che ha emesso la condanna a suo carico e il procedimento penale, che in un primo momento ha portato alla squalifica per 30 anni a carico del suo nutrizionista Giorgio Porcellini e che invece aveva scagionato il nuotatore perché estraneo ai fatti. Nel mirino di Magnini, anche la disparità di trattamento destinata al compagno di squadra Michele Santucci, assolto in appello.

Del famoso bonifico da 1200 euro a favore di Porcellini non c’è traccia, di tutti i famosi “pacchi” dei suoi clienti c’è sempre il destinatario, mentre il mio nome non appare mai. Santucci? L'hanno assolto perché alla fine ha desistito dal fare una cosa, ma non ha mai desistito perché non ha mai avuto intenzione di far niente. Sono felicissimo per lui ma è ovvio che qualcosa stride.

Nuoto, Filippo Magnini ha attaccato la sua ex fidanzata Federica Pellegrini
Nuoto, Filippo Magnini ha attaccato la sua ex fidanzata Federica Pellegrini dopo lo scandalo doping

Squalifica, Magnini attacca la Pellegrini: "Mi ha deluso"

Nel racconto di Magnini c'è spazio anche per una considerazione legata alla sua ex fidanzata e collega Federica Pellegrini. La primatista mondiale sui 200 metri stile libero era con il nuotatore pesarese nel 2013, in occasione del primo incontro con Porcellini e per almeno un anno si è affidata al nutrizionista per curare il suo regime alimentare:

Mi sembra strano che Federica non abbia mai pronunciato una parola a mia difesa, eppure non c’è mai stato nulla di oscuro. Inoltre da quanto risulta agli atti, il procuratore antidoping non l'ha mai sentita.

Tristezza e stupore, stesse sensazioni che Magnini rivela quando nel suo discorso fiume tocca il presidente del Coni Giovanni Malagò.

A me dispiace il fatto di aver visto che in altre occasioni anche in casi di doping chiaro almeno una mezza frase dal Coni è stata detta. Almeno una frasetta di sostegno, come fatto per colpevoli acclarati, me la sarei aspettata.

“Questa storia mi sta uccidendo dentro, voglio tornare a girare a testa alta"

L'accusa rivolta all'ex nuotatore azzurro è di essersi fatto assistere da Porcellini per assumere alcuni integratori detti "plus", che nella versione di Magnini identifica semplicemente un’indicazione merceologica, come spiegato esibendo in conferenza stampa una serie di prodotti, leciti e più o meno di uso comune.

Indica solo un'integrazione superiore, più accurata. Io in quei periodi andavo a Livigno, in montagna, e non si sono documentati sul fatto che l'integrazione deve cambiare durante un periodo in altura. Vorrei aggiungere l’incompetenza su certe materie di chi mi ha giudicato. Sono perfino arrivati a tacciare di poca esperienza i Nas.

Dopo la condanna definitiva per mano della giustizia sportiva italiana, l'ultimo spiraglio di luce per Magnini può essere rappresentato da un possibile ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, presentabile fino a metà giugno ma con tempistiche lunghe e dall'esito molto incerto:

Avevo accarezzato l’idea di tornare a nuotare, ma così non sarà possibile. Fare ricorso al Tas comporta un notevole sforzo economico, che dovrei sostenere a fronti di un'incertezza latente su una vicenda che ha tanti lati oscuri. Questa storia mi sta uccidendo dentro, voglio tornare a girare a testa alta. 

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