Barzagli: "BBC intuizione di Conte, Allegri ci ha fatto crescere"

Il difensore ripercorre gli anni in bianconero: "Sono al momento giusto per i saluti. Annata difficile, non mi sentivo più all'altezza. La gente mi ha voluto bene per i comportamenti".

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Otto stagioni e mezzo sempre da protagonista, con 8 scudetti, 4 Coppe Italia e altrettante Supercoppe in bacheca, oltre al rammarico di due finali di Champions League perse. Un'eredità pesante, passata per 281 presenze, due reti e un comportamento mai fuori dalle righe. Domenica scorsa Andrea Barzagli ha salutato tra le lacrime (sue) e gli applausi (dei tifosi) l'Allianz Stadium, casa sua e della Juventus dall'estate 2011 ad oggi. Una carrellata di emozioni, ripercorse in un'intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport.

Al termine di un'annata "calcisticamente difficile", nella quale non si sentiva "più all'altezza degli altri", Barzagli ha deciso che a 38 anni è arrivato il momento di chiudere il percorso nel calcio giocato, con un bacheca arricchita anche da una Bundesliga, una Coppa del Mondo nel 2006 e l'Europeo 2004 con l'Under 21 azzurra. Si ferma dopo un altro scudetto vinto e tra gli abbracci di tanti amici, conosciuti nel mondo del calcio e arrivati a Torino domenica sera per rendergli omaggio: tra gli altri, Gigi Buffon, Fernando Llorente e Paul Pogba.

Contro l'Atalanta Barzagli è stato l'assoluto protagonista di serata sin dal prepartita, quando il presidente Andrea Agnelli e tutta la rosa della Juventus l'hanno atteso in campo per ringraziarlo e accoglierne l'ingresso. Un'iniziativa inattesa quanto emozionante, spiega il difensore che al momento dell'uscita dal campo per lasciare il posto a Mario Mandzukic al 60' è poi scoppiato in lacrime:

Ho preso questa decisione con grande serenità, ero contento perché sapevo che sarebbe stata una bella festa. Il prepartita è stato un'emozione forte. Poi siamo rientrati nello spogliatoio, ho provato a scuotermi e ho detto ai ragazzi: 'Proviamo a fare una partita seria'. In realtà in campo ero nel mondo delle favole. Avevo il pianto in gola e dovevo sfogarmi. Poi mi ha stretto Max. In quel momento è venuto fuori tutto: la tristezza, l'orgoglio, la riconoscenza verso di lui.

Andrea Barzagli scoppia in lacrime abbracciando Massimiliano Allegri durante Juventus-Atalanta
Andrea Barzagli scoppia in lacrime abbracciando Massimiliano Allegri nella sera del suo addio allo Stadium

Barzagli-Allegri, addio condiviso alla Juventus: "Il mister ci ha fatto crescere"

Proprio all'allenatore livornese, con il quale ha condiviso l'addio allo Stadium, Barzagli ha dedicato un pensiero. I due hanno avuto un rapporto molto stretto nel quinquennio torinese, tanto che Allegri ha disegnato per Barza un futuro da allenatore:

Mancherà. Sono stati cinque anni intensi, belli e non pesanti. Sa stemperare la tensione. In questi anni ci ha fatto fare anche delle grandi risate. Per esempio, nelle riunioni tecniche raccontava aneddoti in livornese. Ultimamente abbiamo tre quarti della squadra straniera. Faticava a capirlo Giorgio (Chiellini, ndr) che è anche livornese, immagino gli altri. Mi ha insegnato molto e secondo me è cresciuto tanto anche lui in questi anni. 

Giorgio Chiellini, Andrea Barzagli e Antonio Conte festeggiano una vittoria ai tempi della Juventus
Chiellini, Barzagli e Conte festeggiano una vittoria ai tempi della Juventus

Le fortune di Barzagli in bianconero hanno però avuto il via sotto la guida di Antonio Conte. Un "martello" sul lavoro, con il quale sono arrivati i primi tre scudetti  nel triennio 2011-2014 in Serie A. L'intuizione della difesa a 3 completata da Bonucci e Chiellini davanti a Buffon, marchio di fabbrica con la Juventus e in Nazionale, è dell'ex allenatore del Chelsea.

L'intuizione è stata di Conte, però sembravamo fatti apposta per incontrarci. La BBC esaltava le doti di ognuno. In campo bastavano gli sguardi, ci capivamo al volo. E questo non è scontato. Antonio è uno sempre molto concentrato sul lavoro. È anche grazie a questo che ci ha fatto crescere. Conte ci ha insegnato un modo di difendere diverso rispetto a quello di una volta, molto più aggressivo. 

 Cristiano Ronaldo festeggia una vittoria con i compagni di squadra della Juventus
Cristiano Ronaldo festeggia una vittoria con i compagni di squadra alla Juventus

"Cristiano Ronaldo professionista incredibile. Champions? Quanto brucia la finale 2017"

Inevitabile che il discorso scivoli anche su Cristiano Ronaldo. Che fino alla scorsa estate Barzagli conosceva come un avversario implacabile, quasi un incubo (10 le reti realizzate da CR7 contro la Juventus) e che nella stagione 2018/2019 è stato un compagno di squadra determinante nelle vittorie di scudetto e Supercoppa italiana. 

Lui è un divo, è il personaggio più seguito al mondo anche sui social. Però è entrato nel nostro spogliatoio come uno dei tanti. Ha dimostrato prima di tutto la sua professionalità, perché è un professionista incredibile, poi ha messo anche la sua personalità e simpatia. Con lui abbiamo scherzato, abbiamo anche noi la nostra chat e scriviamo cavolate come tutti. Lui c’è. Cristiano ha sempre preso parte alle cene di squadra, come tutti. Poi quando le partite contano, se hai Ronaldo parti sempre con un gol di vantaggio.

Cristiano Ronaldo fa però anche rima con Champions League, obiettivo che la Juventus ha dovuto salutare ai quarti di finale in questa edizione, complice l'eliminazione per mano dell'Ajax. Barzagli ha una sua lettura del ko contro gli olandesi e non si nasconde quando c'è da individuare la più grande gioia e la maggiore delusione della carriera.

Siamo arrivati alla partita contro l'Ajax con la rosa corta. Quando ti mancano dei giocatori importanti, in quelle partite, paghi un prezzo. Ad Amsterdam abbiamo anche giocato una discreta partita, che avremmo potuto chiudere in vantaggio. Abbiamo fatto anche un ottimo primo tempo in casa. Poi il loro gol ci ha messo ansia e siamo andati in difficoltà mentale. Le sconfitte in finale? Con il Barcellona non eravamo favoriti e forse eravamo arrivati lì senza grandi sicurezze. Con il Real non so cosa sia successo. Le nostre grandi certezze si sono sgretolate subito. È stata forse più bruciante la seconda perché almeno potevamo giocarcela meglio. Gioie? Il Mondiale vinto è la cosa più bella. Quando vedo in TV Fabio Grosso che calcia il rigore ho ancora i brividi.

Andrea Barzagli ha designato Cristian Romero del Genoa tra i suoi eredi
Andrea Barzagli ha designato Cristian Romero tra i suoi eredi per la difesa della Juventus

Gli eredi: "Romero ha potenzialità, Rugani e Romagnoli possono diventare colonne"

Nell'immediato futuro Barzagli seguirà il corso da allenatore a Coverciano ("Voglio vedere se mi appassiona") e non ha dubbi sull'identikit della prossima guida per la panchina della Juventus:

Paratici ci ha detto che hanno le idee chiare. Hanno sbagliato raramente e prenderanno la decisione migliore.

Occhio poi agli eredi. Nel futuro della Juventus c'è Cristian Romero, difensore classe 1998 che si è messo in luce quest'anno al Genoa. Per l'argentino, ecco il semaforo verde di Barzagli.

Ha grandi potenzialità, arriverà in un gruppo con giocatori che possono insegnare molto. Leo e Giorgio sono grandissimi difensori. Se sei intelligente e inizi a studiare da loro, migliori molto. Quali difensori stranieri trovo forti? De Ligt dell’Ajax. È tosto, ma il vero modello resta Sergio Ramos.

Modello. Quello che il numero 15 bianconero è stato per Daniele Rugani, cresciuto all'ombra della BBC e atteso da un'ulteriore crescita nella prossima stagione. In lui e Alessio Romagnoli del Milan Barzagli vede il futuro della scuola dei difensori italiani.

Mi auguro che Rugani e Romagnoli possano diventare colonne importanti. Loro secondo me hanno un potenziale ma per un difensore è fondamentale essere punto di riferimento per i propri compagni. Hanno talento, in questo cresceranno.

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