NBA: Drake, il massaggio e la celebrità più odiata nei palazzetti

Il massaggio distensivo di Drake a Nurse in gara 4 ha scatenato molte polemiche e l'insurrezione dei Bucks.

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Se i Warriors hanno già raggiunto la loro quinta finale NBA consecutiva sbaragliando la concorrenza e dimostrando il perché si possa parlare di dinastia, la Eastern Conference è ancora ala ricerca di un re, perché dopo le prime due partite in cui i Milwaukee Bucks sembravano avere in pugno la serie, come spesso succede, cambiando campo la storia si modifica, si plasma sulle maglie di casa e torna nella città della testa di serie con equilibrio e l’inerzia ribaltata.

È superfluo dire che in situazione di parità la gara 5 sia definita la più pivotal di tutte e nonostante in campo si giochi duro e non ci si risparmi nemmeno per un secondo, il fisico dei giocatori sembra risentirne perché le smorfie di dolore per Kawhi Leonard sono state viste da tutti e preoccupano, così come alcuni segni della fatica sulle percentuali. Due potenziali esordienti a livello di NBA Finals si stanno giocando un’occasione che i Raptors inseguono da tempo, mentre i Bucks vorrebbero riassaporare dopo che le ultime corse lunghe ai playoff sono state opera del trio Cassell-Allen-Robinson.

In serie come queste c’è anche il fattore verbale che non manca mai e sebbene le due stelle Leonard e Antetokounmpo siano molto poco loquaci nelle parole e ancor meno nelle provocazioni, ci ha pensato l’ambiente circostante alla Scotiabank Arena a rendere il tutto un po’ più pepato. Non c’è dubbio che a Toronto la presenza in prima fila di Drake non sia necessariamente ben vista dai giocatori e da chi non vorrebbe una radio accesa anche sulle tribune oltre che in campo, ma il famoso rapper questa volta è andato un pochino oltre.

Il rapper genera polemiche per il suo atteggiamento
Drake al confine del tifo

NBA: Drake il più odiato dagli avversari

In gara tre Giannis è uscito per falli nell’overtime cedendo il passo sostanzialmente ai canadesi che hanno trovato l’abbrivio per riaprire la serie. All’uscita dal campo del greco Drake si è esibito in un classico saluto/sfottò poco simpatico ma del tutto nello spirito del gioco e del focoso tifoso qual è. In gara 4 si è andati un po’ oltre e la cosa non è passata sotto silenzio. Il posto d’onore quasi al fianco della panchina di Nurse è ormai come quello di Jack Nicholson a Los Angeles (con i dovuti distinguo di ambiente, personalità e trascorsi NBA), ma Drake è sempre presente, tanto da arrivare a licenze non troppo concesse.

Quando i Raptors sono riusciti a mettere in ghiaccio il quarto episodio della serie pareggiando i conti si è sentito in dovere di andare dietro a Nurse, mettergli le mani sulle spalle simulando un massaggio distensivo dal sapore di vittoria. Una volta che l’immagine ha fatto il giro del mondo c’è stata un’insurrezione popolare (e non solo) riguardo alla libertà che una star di altro ambiente si fosse preso in un palcoscenico così importante.

Già Perkins aveva avuto problemi, ora anche i Bucks
Bucks e Perkins uniti contro Drake

Le reazioni di Budenholzer, Drake e Dimitropoulos

È evidente che non dovrebbe essere permesso a un tifoso quale Drake è, indipendentemente dal ruolo che ricopre nella franchigia, di calcare il campo e rubare la scena. Ovviamente i Bucks hanno fatto notare la cosa a partire da Budenholzer:

Non so quanto lui stia all’interno del campo e probabilmente voi (i media) lo sapete più di me perché sono concentrato sulla mia squadra. Di certo non mi sembra giusto che sia concesso a un tifoso, quale Drake in quel momento è, di entrare in campo, unirsi e uscire dai timeout o parlare con gli arbitri. Il campo dev’essere solo per giocatori e allenatori.

A rincarare la dose c’è anche l’agente di Giannis Antetokounmpo Georgios Dimitropoulos che dice:

Pensate se a un concerto di una famosa band, un atleta seduto in posti vip rubi lo spettacolo con tutte le camere a sé e a un certo punto si alzi e massaggi le spalle alla band. Secondo voi lo permetterebbero?

La risposta del rapper non si è fatta attendere ovviamente dapprima con emoji sul profilo Instagram e poi con il post:

Se non volete che il pubblico di casa festeggi e danzi alle vittorie non fateli segnare, vincere e perseguire i loro obiettivi. Passateci sopra e andate avanti.

Ovviamente non è il primo caso NBA di celebrità invadente e portare la mente alla rivalità tra Spike Lee e Reggie Miller diventa quasi automatico. Di certo il fatto che Drake abbia atteggiamenti da addetto ai lavori fa pensare che debba essere limitato, posto che ha tutte le facoltà di festeggiare o prodursi in sfottò verso gli avversari in quanto tifoso. Poi se volete un commento al capitolo della sua simpatia verso gli avversari, potete provare a coinvolgere Kendrick Perkins sul tema e saprà probabilmente essere anche più esaustivo anche di Budenholzer.

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