Si ritira a 43 anni Gabor Kiraly, il "portiere con la tuta"

Dopo una carriera lunga oltre un quarto di secolo, il portiere ungherese ha deciso di dire addio al calcio giocato. Ha militato, fra l'altro, in Bundesliga e Premier League.

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A 43 anni compiuti, Gabor Kiraly ha comunicato il suo addio al calcio. In oltre un quarto di secolo di carriera, l'estremo difensore ungherese, famoso per i suoi pantaloni di felpa grigia, ha dimostrato di non essere sicuramente un portiere come tutti gli altri. Anzi, meglio, a ben vedere ha dimostrato soprattutto di essere anche una persona fuori dall'ordinario, oltre che un giocatore differente.

Si dice che per portare il numero 1 sulle spalle occorra avere un pizzico di follia. Vero, nella media. Poi c'è chi ne ha punto o poca, almeno in campo - da Zoff a Courtois, da Gordon Banks a Handanovic per dire - ma sull'altra sponda del fiume ce ne sono altri che a volte vanno addirittura tenuti a freno, veri e propri spauracchi per il propri allenatori.

Pensate a René Higuita, il colombiano che a volte si stufava di stare fermo fra i pali e partiva palla al piede come un Cancelo qualsiasi: a volte gli è capitato di pagarla cara - come quando Milla gli soffiò la palla a Italia 90 - ma vuoi mettere lo spettacolo? O a quel matto di Jean-Marie Pfaff - diffidate quando vi dicono che i belgi non hanno sense of humour - quello che indossava guanti a forma di manone e si portava i cruciverba in porta e quando il sole picchiava troppo duro si rifugiava sotto gli ombrelli dei fotografi.

Kiraly Ungheria
Kiraly si ritira a 43 anni. A 40 anni aveva dato l'addio alla Nazionale

Kiraly si ritira a 43 anni

Ecco, Kiraly è sempre appartenuto alla seconda genia, insieme ancora a Chilavert, a Hugo Gatti, il portiere con la bandana che chiamava Maradona 'cicciotello', all'olandese Jongbloed o al sudafricano Bruce Grobbelaar, quello che fece saltare i nervi a diversi giocatori della Roma - vero Ciccio Graziani? - nella finale della Coppa dei Campioni 1984 persa ai rigori contro il Liverpool. A proposito di rigori parati e di personalissimi show inscenati per condizionare gli attaccanti, Gabor si fece conoscere molto presto.

Grobbelaar Liverpool
L'ex portiere del Liverpool Bruce Grobbelaar

Correva il marzo 1998 quando, con la maglia della Nazionale si trovò ad affrontare Tony Polster dal dischetto. Per inquadrare meglio il momento occorre aggiungere qualche elemento. Gabor non aveva ancora 22 anni ed era il settimo minuto della sua prima partita con la maglia dell'Ungheria, mentre l'austriaco era una vecchia volpe delle aree di rigore: 34 anni con, a quel momento, una settantina di presenze in Nazionale, e circa 250 gol realizzati fra Liga, Bundesliga, Serie A e campionato austriaco. Ebbene quel ragazzone ungherese riuscì a ipnotizzare il più esperto attaccante con una singolare messinscena.

Prima si impossessò del pallone, se lo passò un po' di volte intorno al corpo come fosse Magic Johnson, poi palleggiò, davvero con stile da cestista, bisbigliando fra sé e sé e infine, intuendo che il suo tempo era scaduto, lanciò la palla verso il dischetto e andò a piazzarsi, immobile, sulla linea di porta, gambe strette e braccia dietro la schiena, incrociate come a dire: vediamo che cosa sai fare. Il duello mentale è cominciato da un po', ma Tony non ha capito di averlo già perso: sembra disorientato, prende una lunga rincorsa ma si vede che non è sicuro davanti a quel giovane portiere che sembra una sentinella nella garitta. Alla fine gli esce un tiro moscio indirizzato senza convinzione alla sinistra di Kiraly. Che si muove solo all'ultimo momento e lo para con imbarazzante facilità. Lo blocca proprio, glaciale, e rinvia come nulla fosse. Solo a fine partita - vinta dalla sua Nazionale 3-2 - il crollo emotivo, con le lacrime davanti ai microfoni della televisione mentre tutto lo stadio scandisce il suo nome.

Ma tutto il mondo lo conosce come "il portiere in tuta", perché quei pantaloni sformati, di felpa grigia, erano diventati la sua cifra distintiva fin da quando aveva ancora i capelli. La leggenda narra che una volta i pantaloncini della sua divisa fossero troppo infangati e non avendo fatto in tempo a lavarli, abbia indossato quella tuta che, avendogli portato fortuna, da quel giorno divenne la sua divisa ufficiale. Da allora i tifosi presero ad andare allo stadio con bragoni di felpa grigia e lui, mica scemo, creò un suo brand e li mise in vendita sul suo sito. Anche oggi possono essere acquistati on line a 27,61 euro.

A Euro 2016, a 40 anni compiuti, arrivò il suo passo d'addio alla Nazionale, ma lo fece a modo suo, con lievità e simpatia, come quando, nel match contro l'Islanda, prese la rincorsa fingendo un rinvio lungo con i piedi e invece si arrestò improvvisamente e con un no-look da brividi si fece passare la palla sotto le gambe indirizzandola al compagno dietro di lui. In un'altra partita finse di sbagliare un rinvio di destro e colpì con l'altro piede ma, con un certo senso del limite, non si esibì nel suo colpo preferito: la rimessa in gioco faccia alla propria porta che prevedeva una violenta pallonata sulla traversa per far schizzare il pallone in campo. Una cosa da brividi con cui faceva divertire i compagni in allenamento ma metteva in allarme i suoi allenatori che gliela proibivano in partita. Ai tempi dell'Hertha Berlino sembrava lì lì per farla: si era a fine campionato, il risultato era ampiamente al sicuro e il pubblico invocava il colpo a effetto. Gabor prese la mira, poi si girò verso la panchina, sorrise largo così e rinviò verso il campo.

Kiraly Inghilterra
Kiraly con la maglia del Crystal Palace

Una carriera cominciata e chiusa nell'Haladas, la squadra della sua città natale, Szombathely. In mezzo, oltre che all'Hertha, Kiraly ha giocato in Inghilterra per Crystal Palace, West Ham, Aston Villa, Burnley e Fulham e, ancora in Germania, con le maglie di Bayer Leverkusen e Monaco 1860. Una carriera da quasi 800 partite, Nazionale compresa, e circa 250 clean sheet, attraversata però sempre con grande leggerezza e la dote rara di sapersi prendere non troppo sul serio. Ci mancherai, Gabor.

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