Sarri? Per gli inglesi è come Vasco Rossi: piace solo in Italia

I tabloid d'Oltremanica registrano stupiti l'interessamento dei maggiori club di casa nostra per il manager che l'Inghilterra non riesce ad amare: "Non ha mai vinto niente".

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Evidentemente non bastano un terzo posto in Premier League - due posizioni meglio dell'anno scorso pur con due soli punti in più - e due finali raggiunte, di cui una in Europa League, per fare di Maurizio Sarri un tecnico e un manager amato non tanto in Inghilterra quanto almeno all'interno del proprio recinto, quello del Chelsea, dove l'estate scorsa aveva raccolto il testimone da Antonio Conte.

I Blues sono una specie di Little Italy londinese: qui hanno fatto fortuna - facendo al contempo le fortune del club - giocatori e tecnici di casa nostra a partire, fra gli altri, da Vialli, Zola, Casiraghi e Di Matteo, fino a Ranieri, Ancelotti e, appunto, l'ex ct della Nazionale, ancora tanto amato dai tifosi quanto inviso al club dopo le ultime questioni trascinate in tribunale.

Ma l'ex tecnico del Napoli non va proprio di moda nei dintorni della City: il suo essere pervicacemente antipersonaggio viene scambiato per antipatia, non piace il suo look poco curato, gli viene rinfacciato il vizio del fumo - a Londra fumano come turchi, ma bisogna farlo con discrezione, mica con l'eterno mozzicone fra le labbra - e mal sopportate sono anche certe ruvidezze del carattere. Morale: potrebbe non bastare nemmeno l'eventuale conquista dell'Europa League per rivedere Sarri la prossima stagione sulla panchina più italiana d'Inghilterra.

Sarri Chelsea
Sarri: potrebbe anche non bastare la conquista dell'Europa League per rivederlo al Chelsea la prossima stagione

Sarri: per gli inglesi è come... Vasco Rossi

Per questo a Londra si guardano con meravigliato stupore i titoli della stampa di casa nostra che riferiscono come Sarri sia fra i tecnici più richiesti e contesi dai migliori club della Serie A: il suo nome, infatti, è quotidianamente accostato di volta in volta alla Juventus, alla Roma, al Milan. Come è possibile, si chiedono, che in Italia lo vogliano tutti se oltre tutto fra i trofei della sua carriera c'è scritto zero? Una spiegazione ha provato a darla sul Mail Sheridan Bird, il quale afferma che vi sono filosofie, forme d'arte o rituali difficili da tradurre o trasferire: semplicemente non funzionano al di fuori del loro luogo di origine. A sostegno della sua tesi, Bird porta un paragone magari un po' azzardato ma in qualche modo affascinante:

Il cantante Vasco Rossi ha battuto il record del mondo per biglietti venduti quando ha suonato davanti a oltre 225mila fan paganti nel 2017 a Modena. Un risultato che il 67enne rocker italiano avrebbe faticato oltremodo anche solo ad avvicinare nel Regno Unito. Così succede anche nello sport. Un fenomeno o un approccio che ha portato dividendi in un posto può fallire in un altro e questo è uno specchio del travaglio di Maurizio Sarri al Chelsea.

Vasco Rossi Modena
Maurizio Sarri come Vasco Rossi?

"Dopo Baku andrò al mare"

Chissà, magari a Sarri il paragone con Vasco piace pure, ma nel media day organizzato dall'UEFA in vista della finale di Baku ha iniziato a lasciar filtrare un certo fastidio per la situazione. Ha cominciato ostentando serenità e ammirazione per la Premier League dove - ha detto - spera di restare visto che ha ancora due anni di contratto col Chelsea, ma quando gli è stato chiesto se pensa che il suo destino sia appeso all'esito della finale di Europa League, ha risposto deciso:

Se il mio lavoro dovesse essere giudicato in base a un solo match e non dopo un esame dettagliato di quello che è stato fatto in questi dieci mesi, allora andrei via subito.

Sarri media day
Sarri è apparso infastidito alla lunga dalle domande sul suo futuro

E, seccato, ha rintuzzato quei giornalisti che insistevano a chiedergli che cosa farà dopo Baku: "Andrò al mare". Già, buone vacanze mr Sarri, ma prima si ricordi di passare dall'ufficio di Abramovich.

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