Real Madrid, Drenthe: "Lo scantinato di Robinho sembrava un night club"

L'ex centrocampista del Real Madrid racconta gli episodi che hanno segnato la sua carriera: "Mourinho aveva detto che avrei giocato di più, ma poi il club mi ha ceduto in prestito".

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È nell’indole dei rapper fare del proprio passato lo slogan per continuare a credere nel futuro e Royston Drenthe, l’ex Real Madrid e attuale centrocampista dello Sparta Rotterdam, ha una lunga serie di aneddoti dai quali trarre ispirazione. Nel 2017 aveva detto addio al calcio per dedicarsi al rap, la sua grande passione, salvo poi cambiare idea un anno più tardi e iniziare l’avventura con il club di cui attualmente veste la maglia. E questo è solo il più curioso degli episodi che hanno segnato la sua carriera. Nell’intervista rilasciata a FourFourTwo ne ha raccontati altri.

I retroscena più interessanti della vita calcistica di Drenthe risalgono agli anni trascorsi con il Real Madrid. Quando i Blancos mostrarono interesse nei suoi confronti fu onorato. Sentiva che uno dei suoi più grandi sogni stava per diventare realtà. E quella sensazione bastò a fargli scegliere la strada verso la quale indirizzare il suo futuro. Non fece neanche caso alle numerose offerte che gli erano arrivate da altre prestigiose società internazionali. La sua fu una scelta scontata:

Scoprii che almeno sedici club nutrivano un interesse per me. Quasi tutti mi avevano proposto un contratto di cinque anni e delle condizioni simili. Ma quando venni a sapere del Real Madrid presi la decisione definitiva

Durante la sua infanzia Drenthe aveva speso così tanto tempo a fantasticare sul Real Madrid che quando si ritrovò a indossare la maglia del club ebbe l'impressione di sentirsi veramente a casa. Fin da subito riuscì ad allacciare ottimi rapporti con i compagni di squadra e ci mise veramente poco tempo ad ambientarsi. 

Guti si comportò alla grande con me e lui era una vera e propria leggenda del Real Madrid. Andavo molto d'accordo anche con Robinho: ero spesso a casa sua perché aveva trasformato lo scantinato in una sorta di night club. La rosa del 2007 era il giusto mix tra giocatori esperti e giovani come me, Higuain, Gago e Marcelo.

Royston Drenthe, ex centrocampista del Real Madrid
Drenthe ai tempi del Real Madrid

Drenthe e i rapporti complicati con Mourinho e Moyes

Già dalla stagione 2009-2010, però, la musica per Drenthe iniziò a cambiare. Nella classifica di gradimento del ds Valdano l'olandese veniva dopo Marcelo e per questo motivò giocò meno di quanto si aspettasse. Con l'arrivo di Mourinho alla guida della panchina, poi, la situazione peggiorò. E infatti il Real Madrid lo diede in prestito all'Hércules. Tecnico e società si erano convinti del fatto che quella soluzione potesse essere l'alternativa migliore per il ragazzo. 

Mourinho aveva detto che mi avrebbe fatto giocare di più. Poi, però, il club scelse di mandarmi in prestito. Provai anche a parlare con Valdano e a riferigli ciò che mi aveva promesso il mister, ma ormai la decisione era stata presa

All'Hércules, però, Drenthe riscontrò alcune difficoltà che interferirono con il suo lavoro. Il club di Alicante non fu puntuale con il pagamento dello stipendio e in segno di protesta il giocatore scioperò. La società, quindi, gli mise il bastone tra le ruote quando la Juventus si mostrò interessata a prenderlo in prestito e chiese ai bianconeri un milione di euro per la sua cessione. Drenthe dovette rinunciare all'idea di approdare nel campionato italiano e, una volta tornato a Madrid, venne anche rimproverato da Mourinho:

José mi disse che non era nello stile di un giocatore del Real Madrid scioperare. La reazione che avevo avuto all'Hércules non gli era piaciuta affatto. Ma me lo fece presente solamente alla fine della stagione. Avrebbe potuto chiamarmi mentre ero lì e chiedermi qualcosa sulla situazione che stavo vivendo

Poi fu la volta del prestito all'Everton. Il primo periodo nel club inglese fu uno dei più belli della carriera di Drenthe. L'olandese, però, terminò anche quell'esperienza con l'amaro in bocca. La causa di quel malcontento fu il suo rapporto con David Moyes. Il tecnico, a lungo andare, non riuscì più a tollerare la condotta del giocatore, che sembrava troppo occupato ad organizzare feste in piscina per interessarsi agli affari della squadra. Un giorno arrivò in ritardo a una riunione del club prima della semifinale della FA Cup del 2012 contro il Liverpool e l'allenatore andò su tutte le furie. Invece di capire le sue ragioni, Drenthe gli rispose con arroganza. E così terminò la sua avventura con l'Everton.

In quell'estate scadeva anche il mio contratto con il Real Madrid. Fu davvero difficile lasciare il club, lì avevo tutto. Mi arrivarono delle offerte da altre società importanti, ma mi ritrovavo sempre a fare il confronto con quello che mi avevano dato i Blancos. Non riuscivo a togliermi dalla testa quella squadra

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