NBA, la verità di Magic Johnson: "Pugnalato alle spalle da Pelinka"

Magic e Pelinka doveva essere la coppia per il rilancio dei Lakers e invece, oltre ai danni in stagione, la beffa della cospirazione.

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Che la stagione dei Lakers non fosse qualcosa di esattamente lineare lo si era capito sin dall’arrivo di LeBron James, ma si sa che nella città degli angeli si svolge ogni anno il più grande reality show NBA, dove qualsiasi cosa, anche la più irrilevante, viene ingigantita, rimbalzata tra tutti i media e fatta diventare un vero e proprio tormentone da cavalcare per una stampa che stipa ogni posto media dello Staples rendendolo il fortino giornalistico più inaccessibile di tutta la lega.

Figuriamoci se un giorno, una della figure più importanti della storia losangelena come Magic Johnson decide di vuotare il sacco sui motivi delle sue dimissioni in una stagione che dapprima doveva essere il rilancio con l’arrivo del re e poi è diventata un calvario che ha portato a una lenta agonia culminata con l’eliminazione prematura dai playoff. Il duo Johnson-Pelinka ha fatto diversi danni con i rumors sulla trade per Anthony Davis, facendosi poi depredare dall’ex Jerry West e dai cugini dei Clippers alla deadline.

Johnson è stato il primo ad abbandonare la nave adducendo a una mancanza di gioia nel portare avanti questa carica, e se lo dice lui che ha sempre avuto il sorriso stampato quando dominava in campo gli avversari o combatteva contro di loro le più aspre battaglie, c’è da crederci. Nella giornata di ieri, però, ha spiegato i motivi di tutto scoperchiando il più classico dei vasi di Pandora e coinvolgendo il suo collega diretto.

Amici-nemici Magic e Pelinka
Il fallimento di Magic

NBA: Magic pugnalato alle spalle da Rob Pelinka?

Per la prima volta dal fatto, Magic commenta a freddo la decisione di andarsene:

Dopo qualche tempo cominciavano a girare delle voci strane su di me all’interno dell’organizzazione: Magic non è mai in ufficio. Magic non lavora abbastanza. Dov’è Magic?
Tutti questi rumors mi sono stati poi riportati anche da amici al di fuori dei Lakers e del basket. A quel punto ho capito che c’era qualcosa che non andava.

Non usa mezzi termini nel descrivere il suo compagno di lavoro Rob Pelinka che evidentemente tramava per una poltrona d'onore:

Sono stato pugnalato alle spalle dalla persona che doveva essere al mio fianco per creare qualcosa di grande ai Lakers. Evidentemente tutte queste voci e maldicenze sono state messe in giro da chi voleva solo una cosa: il mio posto in società.

Infine torna anche sulla questione coach, ovvero la causa scatenante della sua decisione:

Avevo detto a Jeanie che avremmo dovuto cambiare il coach spiegandole cosa era andato bene, ma soprattutto cosa avremmo dovuto cercare per migliorare. Il primo giorno mi hanno detto che lo avrebbero licenziato, il giorno dopo volevano tenerlo e poi hanno coinvolto Tim Harris nel meeting perché suo amico. Lì ho capito che qualcosa stava succedendo alle mie spalle e non mi andava di subirlo. Da lì la decisione.

Pelinka risponde a Magic
Ora c'è un nuovo corso per i LA Lakers

A stretto giro di posta la risposta di Pelinka

Ovviamente non si è fatta attendere la risposta a un uomo che ha si scritto la storia della NBA e della franchigia, ma che a suo dire non è stata onesta intellettualmente. Pelinka alla conferenza stampa di presentazione di Frank Vogel come nuovo coach ha detto:

Ho lavorato fianco a fianco con Magic ed è stata una delle esperienze più belle e formative della mai vita sportiva. Lui è sempre stato sorridente, con visioni e proposte nuove. Quello che ha detto mi ha colto di sorpresa e deluso. Spero presto di potermi sedere a un tavolo con lui e parlarne faccia a faccia per chiarire.

Pelinka parla solo di voci e maldicenze arrivate alle orecchie di Johnson soprattutto da terzi non coinvolti nell’organizzazione:

Quello che gli è arrivato alle orecchie sono solo dei rumors messi in giro per creare malessere dall’esterno, da chi non ha nulla a che fare con i Lakers. Fidarsi di voci sentite dire o architettate non fa mai bene perché tutti noi prima o poi ci imbattiamo in queste situazioni con l’obbligo di saperle gestire. Abbiamo parlato molto serenamente diverse volte prima che prendesse questa decisione ed è il motivo per cui sono stupito.

I Lakers sono stati per tantissimi anni la sede dei titoli NBA, dei grandi giocatori, degli hall of famer e di una tradizione fatta di blasone, successo e prestigio. Nel recente passato il trend è cambiato con record negativi ritoccati ogni anno e nemmeno l’arrivo di James è riuscito a invertire questa rotta. Ora senza Johnson, ma con ancora Pelinka al comando, un nuovo coach e un roster tutto da inventare, si sente il ticchettio di un tempo per tornare grandi che sta per scadere. Rumors o non rumors.

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