NBA: l'arte di Draymond Green, i Warriors dipendono anche da lui

Draymond Green è il termometro dei Warriors: direttore d'orchestra in attacco, uomo ovunque in difesa.

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Tutti gli appassionati della NBA che regala rivalità e competizione elevando al massimo il livello dei campioni, speravano che la mancanza di Kevin Durant potesse essere il primo passo per la detronizzazione dei Golden State Warriors e se questo contrattempo fosse avvenuto contro la più credibile antagonista allora il sogno sarebbe stato accarezzato per davvero, non tanto per un odio nei confronti di una dinastia che ha segnato la storia, quanto per la fisiologica tendenza dell'uomo a fare sempre il tifo per il più debole, ad aspettare sempre che il pluri-titolato cada rovinosamente.

Se queste sono le tendenze, spesso ci si dimentica che dietro ai campioni di una squadra, ovvero quelli che con il loro talento e la personalità portano gli anelli, le coppe o i trofei, ci sono sempre tantissimi fattori che rendono la tale squadra una corazzata o un what if. Michael Jordan ha cominciato a vincere quando ha trovato qualcuno che lo obbligasse a fidarsi dei compagni e a non pensare che bastasse solo la sua voglia di competere per battere gli avversari.

Voce e fatti, Green la guida dei Warriors
Green è la guida spirituale dei campioni in carica

Per paradossale che possa sembrare, è proprio questa endemica voglia di competere che caratterizza Draymond Green, ad essere il vero propellente (ovviamente da uno status ben diverso da quello di Jordan) per le vittorie passate, presenti a magari anche future dei Warriors. Soprattutto il primo titolo NBA vinto dalla squadra di Kerr ha avuto la firma in calce della sua voglia smodata di competere. Non sarà un giocatore necessariamente simpatico, di certo non molto scenografico, a volte anche sporco oltre quelle che sono le leggi non scritte, ma se vuoi vincere non puoi fare a meno di avere dalla tua parte.

La difesa da clinic di Green
Green è il comandante della difesa

NBA: difesa orizzontale, non verticale

Green è stato il primo giocatore della storia recente a ridefinire il concetto di rim protector non nel senso verticale del termine, ovvero pensando a uno stoppatore di atletismo come può essere Rudy Gobert, ma bensì uno di mobilità, un protettore del ferro in grado di arrivare con la testa nel posto giusto prima degli altri. È innegabile che con un tale talento offensivo i Warriors spesso vivacchino in difesa, ma l'avere dietro un giocatore come lui in grado di occupare le posizioni del penetratore, ma soprattutto capace di leggere cosa succeda in campo con un secondo di anticipo, ha cancellato diverse topiche dei suoi compagni.

I Blazers sono un'ottima squadra, ben allenata e che sa competere, ma non hanno Draymond Green.

Una frase pronunciata quasi all'unisono da Steph Curry e Klay Thompson al termine della gara tre vinta dai Warriors con una sua tripla doppia che comunque dice solo parzialmente la quantità di cose che fa per influire sulla partita.

Le difficoltà offensive di Lillard e McCollum derivano spesso dai suoi velenosi raddoppi sul pick and roll o dagli aiuti che inscena quando il dynamic duo varca la linea dei tre punti. Per non fermarsi alla difesa, Meyers Leonard ha detto:

Capisci il valore di Green solo quando lo vedi da vicino. È un direttore d'orchestra in attacco, legge tutto e sa sempre trovare i suoi compagni nell'esatto istante per metterli in buone condizioni. E spesso quei compagni si chiamano Curry e Thompson.

Leonard ha avuto spazio facendo molto bene in gara due e molte responsabilità in gara 3 visti i problemi di Kanter, infatti ha potuto riconoscere sul campo quanto Green sia uno dei giocatori più influenti non solo dei Warriors ma dell'intera NBA.

Tra difesa e attacco, Green è leader
Intangibles e presenza i marchi di fabbrica di Green

Non chiamatelo gregario, neanche di lusso

I veri gregari dei Warriors come Livingston, Looney, Jerebko e Bell stanno rispondendo presente guadagnandosi minuti importanti lasciati liberi da Kevin Durant. Andrè Iguodala è un gregario solo di facciata perchè ogni qualvolta i Warriors abbiano bisogno di una giocata decisiva sui due lati del campo, lui è sul terreno di gioco, ma pensare di definire Green come una semplice spalla sarebbe delittuoso. Fosse calamitato in un'altra realtà avrebbe meno impatto sulle partite? Può essere. Che i Warriors non possano fare a meno di lui tanto quanto di Curry e Thompson in questo momento è una verità insindacabile.

Hai sbagliato un tiro? Fa nulla tutti ne sbagliamo. Pensa a giocare e a recuperare la fiducia.

Durante gara 3 dopo un errore abbastanza marchiano di Bell, Green si è prodigato in consigli e incoraggiamenti per il compagno, ovvero un suo lato che non era mai stato esplorato, quanto invece fosse enfatizzato il litigio con Durant o un atteggiamento non sempre in controllo:

Mi sono rivisto in alcuni film delle partite dopo la discussione con Kevin e mi sono vergognato del mio atteggiamento e linguaggio del corpo. Mi facevo pena da solo e lì ho provato a migliorare.

Nonostante i tecnici assimilati nei playoff (quasi mai per atteggiamenti aggressivi verso gli arbitri) il self control di Green è migliorato molto, grazie anche alla presenza del figlio che gli ha fatto capire quanto sia importante essere un esempio:

Tiri a canestro e fai flopping? Figlio mio tu vedi troppa NBA, devi smetterla.

In questa frase pronunciata proprio al figlio c'è tutto Draymond Green: un competitor, un campione, un giocatore spesso sporco, ma che sa come si vince. Non da gregario al servizio delle stelle, ma al loro fianco con la sua sapienza.

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