"Il wrestling? È tutto finto". Esegesi di un'enorme ca... stroneria

Ecco una di serie di motivi che dovrebbero aiutare (si spera) a comprendere il rispetto che merita uno sport che pochi conoscono, ma che tutti pensano di poter giudicare.

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"Ma cosa lo guardi a fare il wrestling? È tutto finto, lo sanno tutti". Ok, lo sanno tutti. Facciamo che ci fidiamo di voi che avete la fortuna di conoscere questa grande verità. Però a qualche domanda potreste anche rispondere, giusto per avere il quadro un po' più chiaro. Ad esempio, chi sarebbero questi "tutti" che conservano tale verità? Ex finti lottatori con i quali avete parlato? Ex finti arbitri? Magari siete voi stessi "ex finti qualcosa" e per questo vi esponete in prima persona?

Insomma, ci dovrà pur essere qualcosa alla base che faccia nascere in voi il bisogno irrefrenabile di sentenziare ed esprimere giudizi con questa sicurezza disarmante. No, dai, è impossibile che qualcuno possa essere così certo di qualcosa solamente per aver visto qualche show in tv. Non è sicuramente così, sarebbe troppo superficiale e ridicolo.

Di certo vi sarete informati prima di esprimere un'opinione, avrete studiato la materia, ne sarete diventati competenti. Insomma, sono talmente frequenti i commenti "è tutto finto" sotto gli articoli che parlano di wrestling, che deve essere per forza vero. Questo, almeno, sarebbe il discorso che dovremmo fare se seguissimo un filo logico. Invece, andando poi a guardare un po' più a fondo, senza soffermarci all'apparenza e senza iniziare a belare insieme al resto del gregge, ci si accorge che effettivamente non funziona proprio così.

WWE, un incontro di wrestling tra John Cena e Triple H
John Cena contro Triple H sul ring di wrestling WWE

Perché si pensa che il wrestling "è tutto finto"

Ci si rende presto conto che coloro che sentono questa esigenza di esprimere la loro opinione sul wrestling, elevandola a certezza inconfutabile, sono persone che in relatà non ci capiscono nulla e non sanno minimamente di cosa si parli. Un paradosso, come se un eschimese, dopo una vita intera trascorsa sul circolo polare artico, avesse la supponenza di andare a spiegare a un abitante di Timbutku (in Mali, media di 40 gradi) come combattere il caldo nel deserto del Sahara.

A volte basterebbe semplicemente un po' più di curiosità per andare oltre il luogo comune, per abbandonare momentaneamente la laurea in "tuttologia da social media" e comprendere qualcosa in modo più approfondito. Il web mette a disposizione tutto per farsi un'idea, ma solo per chi se la vuole creare davvero, con quel minimo di competenza che dovrebbe esserci alla base di ogni argomento trattato.

Quindi, per quei pochi che intenderanno avere una visione un po' più ad ampio raggio, ecco una serie di motivi che spiegano perché dire che "il wrestling sia tutto finto" rappresenti un'enorme castroneria. Questa asserzione si basa fondamentalmente su due fattori: il primo, l'osservazione marginale di uno o due incontri, dove si possono vedere gli avversari arrivare a contatto, accompagnando i rispettivi colpi e senza mai dare pugni veri e propri (a questi si sostituiscono generalmente i colpi con l'avambraccio); il secondo, una realtà mai nascosta, cioè che i risultati di questi stessi incontri siano predeterminati, cioè decisi prima a tavolino dai "booker", e seguano in linea di massima un copione nel loro svolgimento.

La confusione tra sport e sport-entertainment

Bene, da queste due considerazioni nascono generalmente tutti i luoghi comuni di cui sopra. Il problema, però, è che oltre queste due, ce ne siano molte altre di caratteristiche da comprendere per fare un'analisi corretta e rispettare uno sport che in Italia conoscono realmente in pochi, che ancora meno si sforzano di capire, ma che nonostante questo trova una schiera nutrita di persone pronte a sentenziarci su. Poche di queste sanno infatti quanto lavoro ci sia dietro quei match predeterminati e in cui i colpi non vengono affondati come magari può accadere nelle arti marziali miste, nella boxe o negli altri sport da combattimento.

Nel wrestling per come lo conosciamo oggi non c'è quel tipo di contatto fisico, è vero. Ma semplicemente perché non è uno sport da combattimento, bensì uno sport-intrattenimento (come da denominazione della più importante industria di questo campo, la World Wrestling Entertainment).

Cosa significa questo? Che oltre all'aspetto atletico (che innegabilmente c'è e di cui parleremo più avanti), deve esserci anche un'altra componente, quella capace di coinvolgere i fan e farli immedesimare nelle "storyline" che di volta in volta vengono proposte e che tentano di rappresentare le realtà quotidiane con le quali tutti si devono di volta in volta confrontare. I rapporti tra "capo" e "dipendente", tra "bullo" e "bullizzato", tra "buoni" e "cattivi" e così via. L'obiettivo è creare empatia con chi osserva, permettergli di trascorrere due-tre ore di relax per vedere sul ring la rappresentazione chiaramente enfatizzata e artefatta di scene di vita reale, immedesimandosi nel "supereroe" di turno, o magari - perché no? - anche nel "bad boy", a seconda delle circostanze.

Ecco perché il wrestling non è tutto finto
ll wrestling non è tutto finto, ecco perché

Una infinita serie tv con atleti protagonisti

Il wrestling, insomma, non è altro che un'infinita "serie tv", dove degli attori indossano i panni di questo o quel personaggio e salgono sul ring. Ma quello che la schiera del "tutto finto" non riesce a comprendere, è che per fare ciò che fanno sul quadrato sia necessaria una preparazione fisica inimmaginabile, che a livello di sforzi, abnegazione, infortuni (anche gravi) e impegno non ha nulla da invidiare agli sport da combattimento veri e propri.

Anzi, in certi casi probabilmente è anche superiore. La giornata tipo di un wrestler WWE, tanto per fare un esempio tra i tanti atleti intervistati nel corso di questi anni, prevede una sveglia all'alba per andare a fare una corsa, colazione a seguire (con attenzione maniacale alla dieta imposta) e inizio dei lavori in palestra, dove si trascorre mediamente dalla 2 alle 3 ore al giorno, qualcosa in più quando c'è da preparare un PPV.

Qui si lavora sui muscoli, sulle mosse da eseguire, su come farle e come riceverle senza rischiare di infortunarsi gravemente (provateci voi a lanciarvi sul ring da quattro metri d'altezza, come fanno i wrestler nei match con la gabbia). Una volta terminata questa fase dell'allenamento, dopo una breve pausa, si passa a quella al microfono (per imparare a interagire con il pubblico) e di recitazione. Altre 3-4 ore di lavoro, per studiare ciò che poi dovrà essere messo in scena sul ring.

Un lavoro continuo, 365 giorni l'anno

Dovrebbe essere abbastanza chiaro che non stiamo parlando di un lavoro normale da ufficio. I wrestler professionisti hanno a malapena dei giorni liberi, dormono molto poco e vedono pochissimo le loro famiglie. E poi ci sono i viaggi, uno tra gli aspetti che più degli altri incide nella loro vita: lo spettacolo che si può vedere settimanalmente in tv, infatti, non è altro che il frutto di un lavoro molto più ampio, fatto di Live Event, tour in giro per il mondo, appuntamenti con i media, ecc.

Tanto per fare un esempio, vi proponiamo qui di seguito l'agenda settimanale che ha portato i wrestler della WWE (considerando solo i roster principali, Raw e SmackDown) al PPV Money in the Bank del 19 maggio 2019:

  • Lunedì 13 maggio 2019, Londra (Inghilterra) - Monday Night Raw
  • Lunedì 13 maggio 2019, Bournemouth (Inghilterra) - Live Event
  • Martedì 14 maggio 2019, Londra (Inghilterra) - SmackDown Live
  • Martedì 14 maggio 2019, Parigi (Francia) - Live Event
  • Mercoledì 15 maggio 2019, Magdeburgo (Germania) - Live Event
  • Mercoledì 15 maggio 2019, Birmingham (Inghilterra) - Live Event
  • Giovedì 16 maggio 2019, Amburgo (Germania) - Live Event
  • Giovedì 16 maggio 2019, Sheffield (Inghilterra) - Live Event
  • Venerdì 17 maggio 2019, Berlino (Germania) - Live Event
  • Venerdì 17 maggio 2019, Cardiff (Galles) - Live Event
  • Domenica 19 maggio 2019, Hartford (Connecticut, USA) - Money in the Bank

La settimana termina così. E ne inizia una nuova, ancora agli stessi ritmi, tra allenamenti quotidiani e sudore in palestra, girando per gli Stati Uniti anziché per l'Europa. Questo per 365 giorni l'anno, con qualche breve periodo individuale di sosta di tanto in tanto. Il sacrificio, insomma, non manca proprio in questo sport-entertainment. Che si differenzia in modo evidente dagli sport da combattimento per tutta questa lunga serie di motivi. Gli stessi che dovrebbero indurre le persone a portare rispetto per questa disciplina, che in Italia conoscono in pochi, ma di cui parlano in tanti. E nella maggior parte dei casi, solamente per dire quell'enorme e superficiale castroneria da tuttologi da social. Già, "il wrestling è tutto finto". Peccato che non sia esattamente così.

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