Lazio, Lotito: "Inzaghi alla Juve? Sarei addolorato. Per me resta"

Lotito, fresco vincitore del suo quinto trofeo da presidente della Lazio, parla del futuro di Simone Inzaghi: "La Juve può attirare, ma qui è in famiglia. Spero resti per sempre"

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La Lazio ha appena vinto la settima Coppa Italia della sua storia, una soddisfazione importante per i tifosi biancocelesti e per il presidente Lotito che ha potuto mettere in bacheca il quinto trofeo della sua gestione. È il secondo presidente più vincente della storia del club, un traguardo che non tanti avrebbero preventivato quando nel 2004 ha ereditato il timone di un club sull'orlo del baratro economico.

Lo ha risanato, facendo anche sacrifici negli anni e oggi la Lazio è uno dei non molti club italiani con i bilanci in ordine. Per questo il patron, nell'intervista rilasciata al Corriere dello Sport, sottolinea come questi successi sportivi abbiano per lui una valenza maggiore perché arrivati con merito, a coronamento di un progetto ben preciso.

Non è un mistero che Claudio Lotito sia uno dei personaggi più controversi del calcio nostrano. Non è amato da molti, lo sa anche lui, non è amato neanche da una fetta della sua tifoseria, anche se nel tempo il rapporto è andato ammorbidendosi soprattutto con la fazione più moderata dei sostenitori laziali. La Lazio però oggi può essere considerato un modello. La squadra ha giocatori di qualità, i conti sono sani, il direttore sportivo è uno dei più considerati del nostro calcio. C'è poi Simone Inzaghi, quella che per Lotito è stata un'intuizione e che oggi è una realtà.

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Il tecnico ha vinto il secondo trofeo in tre anni. Una Supercoppa Italiana contro la Juventus nell'agosto del 2017 e la Coppa Italia che dà un sapore diverso alla stagione. Stagione che forse nel cammino complessivo è stata quella meno convincente della Lazio inzaghiana. Oggi Inzaghi è un allenatore importante, tanto da finire sul taccuino di Fabio Paratici e Pavel Nedved per la panchina della Juventus. C'è un dettaglio da non trascurare. Simone è molto amico di Paratici e ha giocato con Nedved per due stagioni. Insomma il rapporto è forte e Lotito lo sa:

Nessuno considera il nostro legame e un suo addio mi colpirebbe più sul piano umano che lavorativo, mi addolorerebbe perché non avrebbe capito il rapporto da me instaurato nei suoi confronti. Roma però raccoglie tante chiacchiere che non corrispondono alla verità. Simone ha dato un contributo fondamentale alla crescita della società. Io non pavento nemmeno che lui possa chiedermi di andare alla Juventus perché ritengo che il rapporto sia su piani completamente diversi. Da parte mia c'è totale affetto, poi non so cosa vorrà fare lui. C'è l'impegno a vedersi a fine stagione, per quanto mi riguarda Inzaghi rimarrà sine die.

Saranno da considerare tanti aspetti. Inzaghi ha rilasciato parole sibilline nei giorni scorsi: "Non è scontato il mio futuro", segno che qualcosa da discutere ci sarà. Il piacentino vuole garanzie tecniche importanti, vuole incidere sul mercato, poi c'è l'incognita big. Se arrivasse la chiamata della Juventus sarebbe difficile dire no. Lotito però prova a dettare la linea e manda messaggi al suo allenatore: 

Sarei addolorato se Simone mi chiedesse di andare alla Juventus perché è uno di famiglia. La Lazio offre anche un'opportunità di un clima diverso dalle altre, una catena di comando molto corta. Una struttura ambita da tutti può essere comprensibile, poiché l'organizzazione è ottima, ma credo che mancherebbe il lato familiare. Quest'anno avevo costruito una squadra in grado di competere alla pari con tutti e se non è successo non per forza c'è un colpevole. Ci sono stati infortuni, fattori imponderabili, abbiamo sbagliato tutti. Noi ovviamente dobbiamo analizzare i motivi per cui non siamo andati in Champions per evitare di ripetere gli errori.

Intanto la Lazio ha piazzato il suo primo colpo di mercato. A Roma è già arrivato Bobby Adekanye, esterno offensivo proveniente dalle giovanili del Liverpool, talento considerato uno dei migliori prospetti del calcio inglese: 

Non la consideriamo una scommessa, ma un investimento. Quando facciamo delle scelte le facciamo a ragion veduta. Poi gli stranieri hanno bisogno di un periodo di ambientamento, vedi Luis Alberto e Milinkovic che oggi è il miglior centrocampista del campionato, la sua valutazione non dipende solo dalle qualità, ma anche alle potenzialità. 

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La Lazio ha vinto la sua settima Coppa Italia, un altro trofeo in bacheca che le permette di superare la Roma nel conto complessivo (15-14), ma Lotito è anche un personaggio di spicco e controverso del calcio italiano. Chi lo ammira per come gestisce le sue società, chi lo vede come un deus ex machina in grado di manovrare le fila del nostro pallone: 

Ho imparato a convivere con le cattiverie e con comportamenti ostili. Quello del calcio è un mondo particolare, dove tutti parlano di tutto, ma senza alcuna competenza. E questo va a inficiare la bontà del lavoro di chi produce risultati e opera bene. Queste persone hanno un potere comunicativo che usano per fini personali. Io non coltivo il mio interesse personale.

Si considera un portavoce, un uomo che lavora nell'interesse del calcio e non un burattinaio. Lo dice a chiare lettere: 

I miei colleghi che mi danno la possibilità di poterli rappresentare e di questo li ringrazio. Tutte le scelte della Lega e della Federazione vengono concordate, io sono solo una cassa di risonanza, uno strumento che esegue una volontà comune. Insieme facciamo scelte che servono per migliorare il calcio.

Infine un pensiero proprio sulla questione stadio. Lotito ha sempre spinto per la zona della Tiberina, un progetto che il comune di Roma in passato ha respinto:

L'optimum per la Lazio sarebbe la Tiberina. Quella sarebbe la migliore soluzione perché ci sono già soluzioni per la viabilità, come la ferrovia. Lo stadio deve essere una struttura aperta h24 in cui i tifosi si identifichino e rappresenti la loro casa. Il problema è di volontà politica perché le soluzioni che noi prospettiamo non sono impossibili da realizzare. Adesso vedremo nel confronto se ci sarà la possibilità di poter fare qualcosa. 

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