Allegri lascia la Juventus: bilancio della sua esperienza bianconera

In casa juventina si tirano le somme sui 5 anni di gestione del tecnico, che lascia Torino dopo tante vittorie, qualche delusione e molte critiche.

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Massimiliano Allegri non è più l'allenatore della Juventus. La notizia era nell'aria ma comunque squarcia ulteriormente il cielo di una Torino che già gronda pioggia di suo. Il rapporto tra la società e il tecnico si interrompe dopo 5 anni tante gioie e qualche dolore, contrassegnato dalla vittoria di 5 Scudetti consecutivi ai quali vanno aggiunti 4 coppe nazionali, 2 supercoppe e 2 finali di Champions League. Quest'ultime non sono titoli, ma vanno menzionate per forza visto che proprio dall'opposta visione delle parti riguardo l'obiettivo dichiarato - da parte del club - di alzare il trofeo dalle grandi orecchie sarebbero nati i dissidi decisivi che hanno poi portato all'inevitabile epilogo.

Andrea Agnelli ha la Champions come ossessione, Max lo ha sempre visto come un torneo nel quale alle qualità devono aggiungersi fattori extracampo come fortuna e un non ben precisato dna europeo. E, proprio per questo motivo, in uno dei tanti summit per discutere del proprio futuro, il toscano avrebbe espressamente richiesto alla dirigenza di non sbandierarla più ai quattro venti parlandone come di obiettivo stagionale. Poi ci sono state vedute differenti in tema mercato, perché Allegri avrebbe voluto avere più potere decisionale mentre si sa, la Juventus non è mai stata una realtà nella quale il tecnico di turno potesse sopravanzare i dettami che arrivano dall'alto.

In tutto ciò hanno svolto una parte decisiva anche i due bracci destri del presidente bianconero: se Pavel Nedved non ha mai nascosto la volontà di voler proseguire con un altro allenatore, Fabio Paratici ha tenuto un atteggiamento un po' più riservato, ma il fatto che Agnelli abbia voluto confrontarsi a quattr'occhi con il suo mister senza terze persone la dice lunga sul fatto che, per qualche periodo, all'interno della sede juventina possano esserci stati anche dei diverbi. In ogni caso Allegri in poche ore si è trasformato da presente a passato, ha stretto la mano e ringraziato per l'opportunità nello stesso modo in cui tutti i vertici bianconeri gli hanno riconosciuto grossi meriti per i traguardi raggiunti in questi anni.

Massimiliano Allegri in una delle sue ultime apparizioni con la Juventus Dopo 5 anni di vittorie le strade di Massimiliano Allegri e della Juventus si separano: il livornese saluta dopo aver vinto 5 Scudetti, 4 Coppa Italia e due Supercoppe italiane

Allegri lascia la Juventus: il difficile rapporto con la Champions League

Si parlava di Champions League, un trofeo che Allegri da allenatore della Juventus ha sfiorato e assaggiato in due occasioni. La prima nel 2015, al termine della sua prima stagione in bianconero, quando una cavalcata quasi perfetta ha portato la compagine bianconera a giocarsi la finalissima di Berlino contro il Barcellona della MSN, un match per certi versi anche sfortunato visto l'episodio arbitrale che, sul risultato di 1-1, ha danneggiato Pirlo e compagni tramite la non assegnazione di un calcio di rigore che sembrava netto. Questione di qualità, si è sempre detto, ed effettivamente è proprio così: questo è un concetto che Allegri ha ribadito più volte, spesso scontrandosi con i propri interlocutori.

Ma, soprattutto, è una sottile linea che ha unito il 3-1 patito a Berlino con la disfatta di Cardiff, dove al Real Madrid è bastato alzare i ritmi nella ripresa per spazzare via le resistenze di una Juventus quasi indifesa, nonostante in quella campagna la squadra si fosse presa il lusso di sbattere fuori l'ultima versione del Barcellona di Luis Enrique. Dopo aver pareggiato l'iniziale vantaggio di Cristiano Ronaldo con una prodezza di Mario Mandzukic, nel secondo tempo le Merengues hanno dilagato creando inconsapevolmente la prima vera sliding door juventina del tecnico toscano.

Da quella sera in molti hanno cominciato a chiedersi se l'avventura di Allegri dovesse considerarsi conclusa, inclusa quella buona parte di tifoseria con la quale il mister non ha mai veramente legato. Al tecnico viene imputato in primis il non saper valorizzare l'abbondanza offensiva regalatagli dal club e, in secondo luogo, la proposta di gioco esteticamente poco godibile nonostante i molti interpreti di livello. Quest'anno, tanto per far parlare i numeri, Cristiano Ronaldo ha fatto registrare la peggior stagione personale dell'ultima decade. Davvero un peccato, visto l'hype con il quale il fenomeno portoghese era sbarcato l'estate scorsa a Torino.

Cronistoria bianconera: cinque Scudetti e tanti record battuti

Il suo approdo alla Juventus ha però significato molto di più che due finali di Champions League perse. Dopo aver accettato la panchina bianconera in seguito all'inaspettato addio di Antonio Conte, Allegri ha dovuto fare i conti con le pressioni di una piazza che faceva fatica ad accettarlo per via del suo recente passato al Milan. Dopo i primi tempi un po' movimentati, la corsa verso il primo dei 5 Scudetti viene portata a termine senza particolari problemi. La seconda stagione non comincia benissimo, ma col passare dei mesi la squadra diventa una corazzata capace di mettere insieme 15 vittorie consecutive ed approdare per la seconda volta di fila in finale di Coppa Italia, cosa che non accadeva da 56 anni.

Sono ben 4 i double (campionato più coppa) messi insieme nell'ultimo lustro, un record per la storia della Juventus, un risultato al quale nemmeno mostri sacri come Giovanni Trapattoni, Marcello Lippi e Fabio Capello erano mai arrivati. Perché Allegri in fondo è sempre stato questo: un ottimo gestore con idee forse un po' troppo legate al calcio di una volta, ma terribilmente capace di raggiungere (quasi) con sicurezza ogni traguardo prefissatosi a inizio stagione. Proprio per questo la sua bacheca trabocca di titoli individuali come la Panchina d'Oro, vinta una volta ai tempi del Milan e tre in bianconero, o come i quattro riconoscimenti al Gran Galà del Calcio organizzato dalla AIC.

Il campionato vinto quest'anno ha permesso alla Juventus di eguagliare il famoso Quinquennio d'Oro degli anni '30, unica squadra a vincere consecutivamente la Serie A per cinque volte in due strisce differenti. Tutto ciò ha portato la FIGC, nel 2018, a introdurlo nella Hall of Fame del calcio italiano. Insomma, che Max sia uno degli allenatori migliori d'Italia e probabilmente tra i top d'Europa non è mai stato in dubbio. Semmai c'è da chiedersi se con lui la Juventus sarebbe potuta essere qualcosa in più, ma questa è una domanda alla quale ormai nessuno potrà più rispondere.

Massimiliano Allegri con la Juventus: il bilancio in numeri

  • 5 Scudetti (2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018, 2018-2019)
  • 4 Coppa Italia (2014-2015, 2015-2016, 2016-2017, 2017-2018)
  • 2 Supercoppa Italiana (2015 e 2018)
  • 3 Premio Panchina d'Oro (2014-2015, 2016-2017, 2017-2018)
  • 3 Miglior Allenatore Gran Galà del Calcio AIC (2015, 2016, 2018)
  • 1 Premio Enzo Bearzot (2015)
  • Hall of Fame del Calcio Italiano (2018)

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