Roma, Ranieri: "De Rossi grande uomo e capitano: io lo avrei tenuto"

Nella conferenza pre Sassuolo il tecnico è tornato sull'annuncio dell'ormai ex capitano giallorosso: "Cambi comprensibili, ma tempi e modalità sono state sbagliate".

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Gli ultimi due giorni in casa Roma sono stati un turbinio di emozioni incessanti. Si è cominciato con l'improvviso e inaspettato annuncio da parte di Daniele De Rossi, che in un anonimo martedì mattina ha deciso di gridare al mondo la fine del suo matrimonio con i giallorossi, per poi proseguire con la feroce contestazione dei tifosi organizzata fuori dai cancelli di Trigoria, dove qualche decina di tifosi ha piazzato una serie di striscioni con su scritti slogan contro la gestione americana.

In mezzo a tutto ciò c'è Claudio Ranieri, uno che al fuoco incrociato c'è abituato vista la lunga militanza sulle panchine più prestigiose di mezza Europa. A seguito dei fatti di cui sopra, la conferenza stampa pre Sassuolo - Roma si è trasformata nel perfetto contenitore per torchiare di domande sull'attuale situazione ambientale e gestionale un tecnico che, solo pochi mesi fa, veniva chiamato al capezzale della squadra per sostituire l'esonerato Eusebio Di Francesco.

Io mi auguro che questa settimana stimoli i miei ragazzi a fare meglio. So che le possibilità di andare in Champions League son poche, ma noi dobbiamo avere la coscienza a posto e fare il massimo per non nutrire alcun rimpianto.

Parole di circostanza? Forse, ma Ranieri è uno abituato a dire ciò che pensa e, soprattutto, a dosare le parole davanti ai giornalisti. Le mezze frasi, soprattutto in momenti come questi, possono essere fraintese e dunque ogni minima sillaba va pensata, pesata e chiarita. L'argomento centrale ovviamente riguarda l'addio alla Roma annunciato da De Rossi, capitano giallorosso di mille battaglie.

Ranieri e De Rossi, allenatore e capitano della Roma
Claudio Ranieri saluta Daniele De Rossi: il capitano lascerà la Roma a fine stagione dopo quasi 18 anni di carriera spesa con i colori giallorossi addosso

Roma, Ranieri parla di De Rossi: "La società ha sbagliato i modi"

Sulla questione Claudio Ranieri spiazza un po' tutti, perché se di solito si è abituati agli atteggiamenti aziendalisti della maggior parte degli allenatori in circolazione, dalle parti di Trigoria oggi si è scelto di essere schietti e sinceri, soprattutto su una questione così delicata. Il tecnico è sicuro: De Rossi non andava allontanato, o, comunque, tempi e modi andavano scelti in maniera più adeguata:

In qualità di allenatore, se me lo avessero chiesto, io lo avrei riconfermato. So quanto può ancora dare, conosco perfettamente che tipo di giocatore e di capitano è Daniele.

Un vero e proprio leader, al quale la società ha deliberatamente deciso di rinunciare comunicandogli il tutto poche ore prima della conferenza stampa organizzata in fretta e furia, con la dirigenza totalmente assente e la figura di Guido Fienga a fare da moderatore:

Ci sono diverse tipologie di leader: lui è un allenatore in campo col quale si può parlare e ragionare. Ha la mentalità giusta, di quelle che piacciono agli allenatori: ragiona per la squadra, mai per sé stesso. Ci sta che si cambi, ma lui è una bandiera storica: la cosa gli andava detta diversamente.

Poi, sul futuro di De Rossi, Ranieri puntualizza:

Ha voglia di giocare ed è giusto che lo faccia, ma ha già la mentalità da allenatore ereditata dal padre. Ora però sarà distrutto: lo capisco, è normale quando sai di aver sempre dato tutto e ti ritrovi in questa situazione.

Capitolo società e tifosi, con i quali il tecnico negli anni ha coltivato un rapporto diretto. Ranieri si augura che la partita contro il Parma, quella che chiuderà la stagione della Roma, sia una festa e non il pretesto per le ennesime contestazioni:

La piazza è particolare ma chiedo al popolo romanista che l'ultima partita all'Olimpico sia una giornata indimenticabile. Bisogna farlo per Daniele che se lo merita. Il club? Spesso si dice che la lontananza è un problema, io personalmente penso il contrario. Le decisioni vengono prese altrove, ma i programmi sono chiari: prima lo stadio, poi si cercherà di fare una grande squadra.

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