NBA draft: i Pelicans vincono un Williamson, Knicks e Suns piangono

Nella draft lottery grandi deluse i Knicks e i Suns, i Lakers salgono, mentre Grizzlies e Pelicans pescano il jolly con le prime due.

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In concomitanza con l’inizio, anche abbastanza scontato, della finale a ovest, c’era la Draft lottery, ovvero quel momento in cui una franchigia NBA può cambiare la propria storia presente e futura senza apparenti meriti sportivi, perché basta pescare la pallina giusta nell’anno in cui c’è Zion Williamson e in un attimo tutto il tanking, i problemi e la mediocrità svaniscono lasciando il posto a un futuro ricco di aspettative. Anche se la tua stella ha già messo le valigie al terminal dell’aeroporto da qualche mese.

In questo caso il sorteggio ha premiato i New Orleans Pelicans oltre i loro effettivi meriti, perché né loro, né i Memphis Grizzlies finiti alla due erano stati in grado durante la regular season di perdere a sufficienza per arrivare al 14% di possibilità come Knicks e Suns, che assaporavano velatamente già il gusto di una rinascita definitiva per la grande mela e la spinta finale a Booker e Ayton. I Knicks, avendo il peggior record della lega, non potevano andare sotto la quarta scelta e si sono dovuti accontentare della terza piazza che, in un’estate di questo tipo, suona come una beffa.

Alla quarta scelta c’è un’altra festa da parte dei Los Angeles Lakers che non partivano per ambire a una top pick di quel tipo, ma nonostante tutto hanno trovato la pesca giusta con un po' di buona sorte e LeBron James non ha mancato di farlo notare via Twitter apprezzando il colpo di fortuna. Se quest’ultima è cieca, la sfiga dei Phoenix Suns ci vede benissimo e partendo con il 14% di possibilità di prima scelta, finire alla numero sei anche dietro ai Cleveland Cavaliers è una sconfitta da qualunque lato si possa guardare. La speranza di arricchire il roster almeno con Ja Morant sarebbe stato provvidenziale (nel caso non fosse arrivata la top pick), ma ora per tappare il buco della point guard servirà qualche movimento più articolato.

Barrett per completare la coppia di Duke

NBA: tanking no more

L’NBA è stata colpita da una sempre più evidente spaccatura tra le squadre di vertice e le cosiddette materasso, infatti al bivio della stagione, poco prima della deadline, quelle con un record tragico hanno sempre più estremizzato il concetto di tanking in ottica futura. Se prima la squadra col peggior record della lega aveva il 25% di portarsi a casa una prima scelta assoluta, che nel caso di Williamson è un cambio radicale sul futuro della franchigia, ora (fortunatamente) perdere non basta più perché le ultime tre squadre hanno ugualmente il 14% di pescare la prima scelta assoluta, aprendo il campo alle sorprese in un modo che la scorsa notte ha confermato evidentemente. E Rudy Gobert ha così twittato:

Forse con questa lottery che non ha dato onore ai demeriti della scorsa stagione, le franchigie potranno si giocare per avere più palline possibile nell’urna, ma con la consapevolezza che un’operazione alla “trust the process” dei Sixers non garantisce il successo. Con percentuali così livellate, il pericolo di fallimento è dietro l’angolo. Di contro c’è possibilità per chi gravita in posizioni basse ma non tragiche di cambiare il proprio futuro. I Pelicans, dopo una stagione drammatica dal punto di vista cestistico e mediatico con l’affare Davis, si trovano in casa un game changer e vedremo se questa volta saranno in grado di costruire una squadra degna attorno, capitalizzando il più possibile su una perdita potenzialmente devastante come quella di Davis.

Morant e la self confidence

Talento, varietà e destino

Il draft NBA è notoriamente la scienza meno esatta di tutte e valutare le scelte ex post è sempre uno sport tanto facile quanto infruttuoso. Pensare alle sorti di Kevin Durant e Greg Oden fa sorridere, ma in quanti avrebbero scelto KD prima del centro il giorno del draft? Difficile che in questa edizione i Pelicans possano non scegliere Zion Williamson, perché sembra qualcosa di speciale, quasi irripetibile e senza voler fare i paragoni con LeBron, nessun GM si sognerebbe di lasciar andare un diamante come questo anche nel caso dovesse perdersi per qualche motivo. Dietro di lui c’è Ja Morant che faceva gola ai Suns che non lo vedranno mai scendere fino alla sei e quindi sarà preda probabilmente o dei Grizzlies per il post Conley o dei Knicks che si spartiranno se lo spartiranno con RJ Barrett.

Tutta la scienza di profilazione, integrazione e scelta del giusto fit per la propria squadra costella tutte le scelte successive e ovviamente le squadre sperano di pescare il talento del sommerso che sia in grado di dare impatto istantaneo in NBA all’interno della rotazione. È ancora presto per le valutazioni, ma di certo con l’ordine di scelte e le rispettive necessità delle squadre è più facile inquadrare quello che possa essere il mock draft, certi che anche esperti come Jonathan Givony, sicuramente prenderanno dei granchi irripetibili. Come sempre i GM fanno le scelte nel presente e solo il futuro (neanche così prossimo) emetterà la sentenza definitiva di un Manu Ginobili che può sbocciare dal secondo giro o un Andrea Bargnani che appassisce alla uno.

 

 

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