Dani Alves: "Se c'è uno di cui non si può parlar male, quello è Messi"

L'esterno brasiliano del Psg difende il suo ex compagno di squadra al Barcellona, finito al centro delle critiche a seguito dell'eliminazione in Champions League.

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Non ci ha pensato su due volte, Dani Alves, quando c'è stato bisogno di difendere il suo amico ed ex compagno di squadra al Barcellona, Leo Messi. Con lui ha condiviso per otto anni lo spogliatoio, ha vinto trofei.

E nella sua intervista rilasciata a ESPN, ha manifestato tutta la sua incredulità per le critiche ricevute dalla Pulce a seguito dell'eliminazione dalla Champions League per mano del Liverpool.

Non importa se i critici ne parlano male. Sono gli stessi che nella partita d'andata contro il Liverpool lo avevano definito stratosferico, extraterrestre o come volete voi. Continuo a pensare che se c'è qualcuno di cui non si può parlare, quello è Leo. Per quello che mette dentro e fuori dal campo, per come conduce la sua vita. Gioca da moltissimi anni a livello altissimo, sta sempre bene. Ma questo è uno sport di squadra, tutti devono fare il proprio lavoro al 100%.

Messi e Dani Alves si sfidano in nazionale
Una sfida in nazionale tra Messi e Dani Alves

Dani Alves difende l'amico Leo Messi

Nella sua intervista Dani Alves ha fatto riferimento anche una vecchia "discussione" con Cristiano Ronaldo, quando aveva spiegato cosa pensasse di lui, Messi e Neymar:

Ricordo che Cristiano si arrabbiò con me perché dissi che giocatori come lui, Leo o Ney, quando le cose vanno bene stanno sempre in copertina, ma ci sono pure quando vanno male. Giocatori che nel bene o nel male subiranno sempre delle conseguenze. Ma se c'è qualcuno di cui non si può parlare male, quello è Messi.

L'esterno brasiliano ha poi proseguito il suo ragionamento, spiegando il motivo per il quale a suo giudizio non sia imputabile a Messi l'eliminazione del Barcellona dalla Champions League:

Nel calcio non si è mai vinto grazie solo a un giocatore e non è così nemmeno oggi. Lo sarebbe se si parlasse di golf, tennis o poco altro. Solo negli sport individuali si possono fare certi ragionamenti. In quelli collettivi non si può caricare su un singolo giocatore la responsabilità dell'intera squadra. Ho sempre detto a Leo e Ney che loro sono nati diversamente, per fare la differenza. Ma non possono fare tutto da soli. Devono avere un ambiente intorno che gli permetta di fare la differenza.

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