NBA: il brutto gesto di Paul a Curry e Steph lo elimina in gara 6

I Rockets perdono un'ottima occasione e i Warriors si dimostrano ancora i migliori vincendo gara 6 grazie alle magie di Curry e Thompson.

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Ci sono dei periodi in cui se sei un giocatore NBA è meglio non nascere: quando gioca Michael Jordan al suo meglio e quando ci sono i Golden State Warriors di Curry e Thompson. Facile nominare solo loro due ora che hanno eliminato i Rockets con una prova da campioni e senza Kevin Durant ai box per infortunio, ma ancora una volta hanno dimostrato quanto incredibile sia la forza, la competitività e la capacità di vincere in ogni situazione del gruppo di Kerr. Con l'infortunio di KD tutti li davano sull'orlo del baratro in ottica gara 7, ma loro non ci sono nemmeno arrivati espugnando Houston con una prestazione da squadra degna di una dinastia.

I protagonisti in campo sono evidenti, ma bisogna dare meriti effettivi anche a Steve Kerr che è stato in grado di asciugare prima le rotazioni inserendo in quintetto Andrè Iguodala e mettendo da parte la presenza di un centro di ruolo, trovando poi dei contributi fattivi, concreti e perfetti per tempi e modi da gregari anche inaspettati in questa gara 6. Jerebko, Cook, Looney e Livingston, senza scomodare Iggy, sono stati il motivo per cui i campioni NBA in carica non sono affondati quando Curry, limitato dai falli, ha prodotto zero punti nel primo tempo.

Thompson ha suonato la carica producendo un altro primo tempo ad altissimo voltaggio e caricandosi la squadra sulle spalle quando Steph era in panchina, mentre lo "chef" nel secondo tempo ha cucinato per bene ogni suo avversario, sebbene ci abbia comunque messo un pò ad innescarsi. Nel quarto periodo è stato un suo dominio tutt'altro che scontato vista una serie giocata sotto il par, un primo tempo di totale assenza e lo spettro di una gara 7 senza Kevin Durant. Questa è stata la reazione di un campione che spesso diamo troppo per scontato quando manca qualche appuntamento con le strabilianti performance a cui ci ha abituato, ma mantiene la peculiarità di essere uno dei migliori di questo gioco.

NBA: never understimate the heart of a champion

Così recita il tweet di LeBron James a lapidario commento della vittoria di Golden State in gara 6. Il riferimento è chiarissimo a Steph Curry e reitera un concetto che nella NBA è molto ricorrente evidenziando come i campioni veri vengano fuori nel momento in cui serve maggiormente. Nel quarto periodo tutti gli Warriors cercavano come l'aria le mani di Curry per affidargli la palla e anche se non sempre è stata pallacanestro d'alta scuola, lui li ha trascinati con il suo talento e il suo istinto del killer alla finale di conference che spiana la strada a un terzo titolo sempre più possibile. 

Quando serviva segnare i liberi nel finale tutti lo hanno cercato e se contiamo che nei playoff tra quarti periodi e overtime ha sbagliato l'ultimo libero nel 2015, è facile capire che il finale della storia, dopo un paio di triple prive di alcun senso, fosse scritto. È stata la vittoria di Steph, di Klay, della difesa di Draymond, delle piccole cose di Kevon, Shaun, Andrè e della mente motivazionale di un coach che ha ancora una volta portato al nirvana una squadra scolpita nella storia.

Il peccato di stile di Chris Paul

Calciami ancora fuori dal campo ragazzo!

Queste le parole di Steph Curry nei festeggiamenti al termine di gara 6. Presi così ed estrapolati dal contesto potrebbero risultare uno sfottò agli avversari e in particolare all'indirizzo di Chris Paul, in realtà affondano le radici in un retroscena nato la sera prima della partita e che fa uscire CP3 come il vero villano della vicenda. Curry aveva prenotato il Toyota Center per poter tirare un'ora in solitudine dalle 8 alle 9 e prendere familiarità con l'ambiente, i ferri e il pandemonio che ci sarebbe stato solo 24 ore dopo.

Chris Paul, appreso della prenotazione di Curry tramite il factotum dei Warriors Eric Housen, ha preso l'auto ed è andato al Toyota Center per tirare anche lui. Vista la sovrapposizione, Curry avrebbe offerto senza problemi metà campo a testa per allenarsi senza che nessuno desse fastidio all'altro, mentre Paul ha invece (poco) gentilmente invitato Curry ad andarsene impedendogli così di allenarsi e invalidando la prenotazione fatta qualche ora prima. Un gesto di rara pochezza da parte di Paul che ha sì giocato una partita (non una serie) di alto livello, ma ha mancato clamorosamente l'occasione per dimostrare per una volta un minimo di classe. Da lì la legittima risposta di Curry che ancora una volta si porta a casa non solo la vittoria, ma anche l'onore.

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