Sarri, c'è il lavoro da finire: "Ora vogliamo vincere l'Europa League"

Alla prima stagione sulla panchina londinese, il manager italiano ha centrato i principali obiettivi del Chelsea, ma ora vuole il primo trofeo: "Prendiamoci la Coppa".

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Che Maurizio Sarri non piaccia agli inglesi sembra ormai un dato di fatto. Lassù il calcio ha bisogno di personaggi, in un modo o nell'altro, buoni o cattivi che siano non importa, Pochettino o Mourinho, Guardiola o Conte, ma anche Wenger a suo modo, gente che solleciti e solletichi la fantasia, che muova gli animi, insomma. 

Introverso e fumantino, antipersonaggio per eccellenza con quelle tute che sembrano un po' fuori taglia, la barba sempre di due giorni e quel mozzicone perennemente fra i denti: non ci siamo, servirebbe un buon look maker, forse. Basterebbe poco - tuta e barba li frequenta anche Klopp, in fondo - una sistematina, insomma, per piacere dalla City alle Highland.

Oppure un'Europa League da mettere in bacheca. Come spesso capita, infatti, un trofeo farebbe svanire di colpo tutti brontolii triti e ritriti sul fatto che mr Sarri non ha mai vinto niente e le litanie su certi comportamenti politically incorrect che spingono certi commentatori più maligni a rivangare persino la lite con Mancini che da noi non ricorda più nessuno.

Sarri Chelsea
Sarri ha centrato i principali obiettivi del Chelsea

Sarri: "Ora vogliamo vincere l'Europa League"

Già, perché Sarri non gli andrà magari tanto a genio, ma, seppure fra mille difficoltà, i suoi obiettivi principali bene o male li ha centrati tutti. Sì, è vero il 5 agosto non ha conquistato il Community Shield, ma che cosa poteva fare, poveraccio: era arrivato da una settimana e gli mancava pure Hazard. In EFL Cup ha messo in riga nell'ordine Liverpool e Tottenham, le finaliste di Champions League e l'ultimo atto contro Guardiola l'ha perso solo ai rigori. Gli avevano chiesto di migliorare il piazzamento dell'anno scorso in Premier League e riportare il Chelsea in Champions League e il bersaglio lo ha già centrato, con vista pure sul terzo posto, e di provare a vincere l'Europa League. Con le unghie e con i denti, ma anche lì siamo in finale. Adesso c'è da finire il lavoro:

Siamo molto felici per aver raggiunto gli obiettivi del club, ma ora c'è un altro obiettivo che è vincere l'Europa League. Credo che noi meritiamo di vincere un trofeo.

Graticola e adrenalina

I detrattori gli hanno rimproverato di volta in volta i rapporti difficili con certi giocatori, da Hazard a Drinkwater, da Cahill a Kanté ma anche quelli privilegiati con altri, da Jorginho a David Luiz. Una graticola che dura da mesi, dalla quale, però, lui ha evitato di lasciarsi rosolare a fuoco lento, soprattutto grazie ai risultati ottenuti sul campo. Eppure la sua conferma al Chelsea - che pure avrà il prossimo mercato bloccato - non è ancora scontata. Il club vive momenti difficili, Abramovich latita e le voci di squadre italiane che lo vorrebbero in panchina la prossima stagione si moltiplicano, ma un punto lo ha messo lui, ieri sera dopo la sofferta vittoria ai rigori contro l'Eintracht:

Non credo tornerò in Italia, almeno al momento no. Che cosa mi ha colpito dell'esperienza inglese? Qui non è semplice, c'è una mentalità diversa e pure un mondo diverso dal nostro. Giocare così tante partite è pesante ma d'altra parte mi dà adrenalina, è un calcio difficile, a un livello altissimo. Si gioca un calcio tatticamente già più evoluto di un tempo ma con l’intensità del vecchio calcio inglese. Da parte mia avrei voluto lavorare maggiormente sulla tattica difensiva: un gol come quello di oggi non lo si può proprio prendere.

Sarri è pronto insomma e, se glielo lasceranno fare, vuole finire il lavoro.

Sarri e Hazard
I detrattori rimproverano a Sarri rapporti difficili con alcuni giocatori

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