Quando il morso di un cane salvò il Torquay United dalla retrocessione

Il 9 maggio 1987 il cane poliziotto Bryn permise al Torquay United di salvarsi dalla retrocessione e, probabilmente, dal fallimento.

Un pastore tedesco della polizia inglese in servizio durante una partita di Championship

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Il Devon è una piccola contea nell’Inghilterra sud occidentale. A chi vive Oltremanica può suonare familiare per l’altopiano del Dartmoor, dove Conan Doyle ambientò il Mastino dei Baskerville. Per gli inglesi, invece, il Devon è la “Costa Azzurra d’Inghilterra”, grazie anche a Torquay, una cittadina soprannominata “the English Riviera”, famosa tra l'altro per aver dato i natali ad Agatha Christie. Calcisticamente parlando però si fatica a trovare qualche riferimento di valore, perché poche squadre sono riuscite ad andare oltre la League Two (la quarta serie inglese, l'ultima del settore professionistico).

Il Torquay United F.C. gioca a Plainmoor dal 1910, non ha mai superato la League One, e non è mai sprofondata nel baratro del semi-professionismo. La stagione 1986/87, però, rischiò di segnare la fine del club.

Nei due campionati precedenti i Gulls erano sempre finiti ultimi in classifica, ma si erano comunque salvati perché le due  squadre che avrebbero dovuto prendere il loro posto, cioè il Bath City prima e l’Enfield poi, non riuscirono a iscriversi al campionato. Ma nella stagione ‘86/87 fu istituita per la prima volta la retrocessione automatica per l’ultima classificata. Molti tifosi del Torquay sapevano già che non sarebbe stata un'annata facile.

Una foto di Plainmoor, lo stadio del Torquay United dal 1910
Plainmoor, lo stadio del Torquay United dal 1910

L'ultima partita del Torquay United

Per tutto il campionato, guidati da Stuart Morgan, trentasettenne reduce da un’esperienza come vice al Bournemouth, il Torquay arrancò in fondo alla classifica. All’ultima giornata la situazione era disperata: Lincoln City a 48 punti, Torquay a 47 e Burnley fanalino di coda a 46. Retrocedere voleva dire niente finanziatori, fallimento del club e la fine di un appuntamento regolare che manteneva viva la città per tutto l'anno.

Quasi 4mila spettatori, sabato 9 maggio 1987, riempirono gli spalti del piccolo Plainmoor per spingere i Gulls verso un’insperata vittoria contro i biancorossi del Crewe, squadra che nulla più aveva da chiedere al campionato ma che decise di onorare comunque l’impegno, portandosi sul 2 a 0. Con le speranze di salvezza ormai agli sgoccioli, all’intervallo molti tifosi tentarono di acquistare come ricordo almeno il programma della giornata, per quella che credevano l’ultima partita del Torquay United tra i professionisti. Con l’avanzare del secondo tempo gli animi si surriscaldarono, costringendo le forze dell’ordine a creare, con l’ausilio delle unità cinofile, una barriera tra tribune e campo. A peggiorare la situazione ci pensò il Burnley, che nel frattempo stava vincendo in casa contro l’Orient.

La speranza lasciò presto spazio alla rabbia, pezzi di recinzione furono divelti e lanciati contro i giocatori in campo. Intanto, da un calcio di punizione apparentemente innocuo, il terzino Jim McNichol bucò il portiere avversario, accorciando le distanze e riaccendendo le speranze del Torquay, che si gettò a capofitto all’assalto dell’area del Crewe.

L'allenatore del Torquay, Stuart Morgan, quando giocava nel Reading
Stuart Morgan, sul lettino, quando era un giocatore del Reading

Il finale di partita al Plainmoor

A circa dieci minuti dalla fine accadde l’inimmaginabile. McNichol corse a bordocampo per effettuare una rimessa, non prestando però attenzione a Bryn, un pastore tedesco di quattro anni e quaranta chili, che vedendo il terzino avvicinarsi di corsa alle spalle del suo padrone, l’agente John Harris, decise istintivamente di fare il suo lavoro. Jim McNichol si ritrovò a terra con una coscia bucata dai denti aguzzi di Bryn.

Scoppiò il finimondo. Pochi di quelli in campo si accorsero dell’accaduto, tant’è che Kenny Allen, portiere del Torquay, intimò a McNichol di rialzarsi, ma rimase impietrito nel vedere il sangue fuoriuscire copioso dalla coscia destra del suo compagno di squadra. McNichol venne prontamente soccorso, ma il Torquay aveva finito le sostituzioni e rischiava di restare con un uomo in meno. L’agente Harris iniziò a temere per la sua incolumità. Quattro lunghi minuti furono necessari ai medici per rimettere almeno in piedi McNichol, che decise di restare in campo, e proprio quattro furono i minuti di recupero concessi dall'arbitro.

Intanto le radioline sugli spalti annunciavano il secondo gol dello Swansea contro il Lincoln City: grazie alla differenza reti, pareggiando il Torquay si sarebbe salvato. Con la forza della disperazione gli uomini di Morgan buttarono in avanti qualsiasi pallone giocabile, senza più schemi né lucidità, aggrappandosi alla speranza.

Era l’ultimo minuto di recupero quando Terry Milligan, numero 10 del Crewe, recuperò palla nella propria trequarti e inspiegabilmente, invece di allontanarla, decise di voltarsi e lanciarsi in un improbabile slalom tra le maglie gialloblu del Torquay. Al secondo dribbling capì di avere esagerato e scaricò la palla ormai fuori controllo tra i piedi del povero terzino John Pemberton, che si ritrovò accerchiato da maglie avversarie al limite della propria aria di rigore, con il pallone tra i piedi. Ne approfittò  Paul Dobson, punta dei Gulls, che in un attimo scaricò la palla in fondo alla rete, decretando la fine di un incubo. Al triplice fischio i tifosi invasero il campo: tra abbracci e pianti liberatori, giocatori e allenatore furono portati in trionfo.

Tutti tranne Jim McNichol, trasportato in fretta in ospedale per ricucirgli la ferita alla coscia: furono necessari diciassette punti di sutura.

Bryn, la nuova mascotte del Torquay United

In ogni pub, in ogni capanello, ovunque quella notte si festeggiasse la salvezza del Torquay, si parlava anche del morso di Bryn, il pastore tedesco che dopo aver rischiato di essere linciato diventò di fatto la nuova mascotte della squadra. Almeno fino al 1994, quando si spense un anno dopo essere andato in pensione. E tra i tanti che lo ricordarono, non poteva mancare Jim McNichol:

Festeggiare una salvezza è diverso, non c’è solo gioia ma anche sollievo, un senso di liberazione, ma quella volta fu speciale. Non so quante squadre verranno ricordate per essersi salvate grazie a un cane. Io, di sicuro, lo ricorderò per sempre.

Giocatori e presidente del Torquay festeggiano la promozione in National League
Il Torquay United festeggia la promozione in National League

Il Torquay United oggi

Dopo quella miracolosa partita il Torquay restò sempre tra i professionisti, facendo anche qualche sporadica e breve incursione in League One, ma nel 2007 la società fallì retrocedendo in quinta serie, la National League. Sostenuta da un consorzio guidato da tifosi e anche da una vincitrice di 15 milioni di sterline alla lotteria nazionale, il Torquay tornò in quarta serie rimanendoci fino al 2014.

Nonostante quest'anno abbia vinto la National League South (sesta serie), guadagnandosi per la prossima stagione un posto tra i semi-professionisti della National League, i tifosi più datati sanno bene che quel 9 maggio 1987 ebbero la fortuna di aver visto qualcosa che probabilmente non si ripeterà mai e che nessun'altra vittoria potrà mai far dimenticare.

Di recente la storia di Bryn e della salvezza del Torquay è tornata alla ribalta grazie a una puntata della serie di Netflix "Losers", nella quale si ricostruisce la vicenda grazie alle interviste ai protagonisti e a tante immagini di repertorio. 

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