Da reietto a supereroe in Champions League: la storia di Lucas Moura

Il brasiliano è rinato da quando ha lasciato il PSG e oggi per Pochettino è diventato un vero amuleto: "Dio mi ha aiutato a credere sempre in me stesso".

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Un supereroe. Mauricio Pochettino ha definito così Lucas Moura, l'uomo che ha di fatto vinto da solo un'incredibile semifinale di Champions League segnando una tripletta tanto clamorosa quanto decisiva. Tre gol belli e pesanti, utili a rilanciare le ambizioni di un ragazzo che, a 26 anni, sembra aver trovato finalmente la sua dimensione. Il suo arrivo a Londra aveva fatto storcere il naso a molti, perché le cinque stagioni passate al PSG lo avevano marchiato come soldato semplice. Un gregario di lusso, visto quanto i francesi lo avevano pagato, ma pur sempre un gregario.

E invece no, Lucas Moura ha dimostrato di essere molto di più: arrivato al Tottenham durante il mercato di gennaio del 2018, il brasiliano si è subito messo in mostra nel modulo in cui Pochettino ha deciso di inserirlo. Il tecnico di origini piemontesi è stato bravo a sfruttarne tutte quelle caratteristiche che, nel lontano 2011, gli avevano permesso di mettersi in mostra in quel famoso Sudamericano under 20, dove Lucas per alcune partite era riuscito a offuscare anche le doti di gente come Neymar e Coutinho.

Così, in una notte di mezza estate, l'Inter ha deciso di tentare l'affondo, mandando Marco Branca a San Paolo per chiudere un affare che, a cavallo di Ferragosto, sembrava fatto. Sul piatto c'era un'offerta di 30 milioni di euro e l'accordo già raggiunto con l'entourage del calciatore. Che, a poche ore dalla riunione con il dirigente nerazzurro, cambia idea e si accasa al PSG grazie anche alla complicità dello stesso San Paolo, che dalla sua cessione ai francesi ci guadagna 45 milioni di euro tondi tondi.

Lucas Moura con il Tottenham Lucas Moura sommerso dagli abbracci dei compagni dopo la rete che ha deciso la semifinale di Champions League contro l'Ajax: per il brasiliano sono 15 i gol stagionali, tra i quali spicca la bellissima tripletta di Amsterdam

Alla scoperta di Lucas Moura, il supereroe del Tottenham

La sua utilità in campo va di pari passo con l'uso che di lui ne fa Pochettino. Lucas è un elemento molto duttile, può ricoprire parecchi ruoli in zona offensiva e svariare su tutto il fronte. Il tecnico gli chiede sempre un grande sacrificio in fase di non possesso, situazione di gioco nella quale può sfruttare il suo incredibile dinamismo scoperto e coltivato sin da bambino, quando prima di approcciarsi definitivamente al calcio si disimpegnava molto bene sulla pista di atletica.

In questo anno e mezzo ha fatto di tutto: esterno destro, che poi sarebbe il suo ruolo originale, esterno sinistro, trequartista, seconda punta e falso nueve, ruolo nel quale si è ritagliato uno spazio importante nel momento in cui Harry Kane si è infortunato e Son non era disponibile. La sua media realizzativa ne ha sicuramente beneficiato: se la scorsa stagione è stata una specie di apprendistato, quest'anno Lucas Moura è esploso definitivamente andando a toccare la doppia cifra in fatto di gol in Premier League, corredandoli con ben 5 reti in Champions League.

Una manifestazione che il talento paulista con il PSG aveva assaggiato solo a singhiozzo, nella quale oggi si ritrova protagonista inaspettato assieme a un'altra riserva silenziosa di questo Tottenham, Fernando Llorente. Prima della tripletta dell'Amsterdam Arena però aveva già segnato un gol pesantissimo, arrivato nella fase a gruppi contro il Barcellona, una firma poi rivelatasi decisiva per il passaggio del turno. Insomma, un vero e proprio jolly da giocarsi nei momenti di difficoltà, ma anche un ragazzo sempre pronto a mettersi a disposizione della squadra, proprio come affermato da Pochettino:

Ha fatto qualcosa di magico: è un ragazzo d'oro, questa tripletta se la merita tutta.

Da San Paolo a Londra, passando per Parigi: ascesa, caduta e risalita di un talento

Eppure, per arrivare fin qui, Lucas Moura ha dovuto fare parecchi sacrifici. In tal senso i 5 anni passati a Parigi sono serviti per forgiare ulteriormente una tempra allenata nelle strade della metropoli brasiliana nella quale è cresciuto, svezzato dalle partitelle nei vicoli con gli amici e dall'amore per il San Paolo. Il club paulista lo ha adocchiato nel 2005 e se lo è assicurato su indicazione di Marcelino Carioca, una vera e propria istituzione per il Tricolor. Nel 2010 è arrivato l'esordio in prima squadra: appena 18enne, Lucas viene mandato in campo da Milton Cruz, suo grande estimatore, segnando 4 reti nella sua prima stagione da professionista.

Poi il blitz di Leonardo, allora dirigente del PSG, gli ha regalato un sogno ben presto trasformatosi in un incubo:

A un certo punto mi sono reso conto che il mio tempo a Parigi era finito. Me ne dovevo andare, stavo troppo male. È stato difficile perché avevo un buon rapporto con tutti ed ero consapevole di non aver potuto dare tutto per aiutare la squadra.

Poco male, perché ad attenderlo c'era l'uomo che poi gli ha svoltato la carriera. Con Pochettino la musica è cambiata, e quel ragazzino schivo che ama la samba e crede fortemente in Dio si è trasformato in uno dei giocatori con le statistiche più interessanti di tutta la Premier League. Una sorta di dodicesimo uomo letale in quanto a efficacia, capace di trovare finalmente uno spazio da titolare e coronare la stagione con due triplette importantissime, una delle quali (quella all'Huddersfield) - a prescindere da come finirà la finale di Champions League - garantirà al 99% agli Spurs la partecipazione alla massima manifestazione continentale europea del prossimo anno.

In campo Lucas si integra bene con tutti gli elementi offensivi del Tottenham, ma in particolare ha sviluppato un feeling incredibile con Son, andando a formare una "dupla" d'attacco che dai giornali inglesi è stata talvolta ribattezzata come "la strana coppia". Ad accomunarli, oltre all'istinto per il gol e all'importanza tattica per la squadra, c'è la fede:

Dio mi ha dato tutto ciò che ho: un figlio da abbracciare quando mi allenavo e non giocavo mai, l'opportunità di venire a Londra, la forza di allenarmi quando le cose andavano male. Ci parlo, percepisco la sua presenza.

La presenza del brasiliano invece è stata quella con la quale l'Ajax, nel secondo tempo dell'Amsterdam Arena, ha dovuto fare i conti. La terza rete, arrivata al 96esimo, è stata una pura liberazione e ha fatto scoppiare in lacrime Pochettino, che lo ha rincorso per 50 metri e lo ha stretto a sé come un padre fa con il proprio figlio. Perché alla fine gli Spurs sono proprio questo, una grande famiglia nella quale ognuna ha il suo ruolo ben preciso. E, in questo gruppo, anche Lucas Moura il reietto ha finalmente trovato il suo posto.

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