NBA, James Harden: lo scienziato pazzo raccontato da PJ Tucker

PJ Tucker racconta come ha vissuto da avversario James Harden e come risulta essere nutrirsi del suo talento per vincere.

4 condivisioni 0 commenti

di - | aggiornato

Share

Quante volte vi è capitato di tornare a casa dalla vostra partita di minors ed essere felici per aver segnato una quindicina di punti con buone percentuali? Per tanti quella soglia è significato di buona partita e magari si pensa a cosa significherebbe segnarli in NBA contro i migliori difensori e giocatori del mondo. Ovviamente è pura utopia per tutti, anche per molti professionisti della Lega, ma c’è chi ha siglato il record per trentelli consecutivi (quindi il doppio della buona partita minors) e lo ha fatto lasciando tutti a bocca aperta. 

Quello che James Harden fa sul campo è sotto gli occhi di tutti. Impossibile non apprezzare la sua capacità di segnare in ogni modo possibile, il suo talento nello sbilanciare gli avversari e indurli al fallo. Se non vi piace il gioco di James Harden state mentendo ai voi stessi, perché si può opinare sulla logica offensiva dei Rockets in alcuni momenti basata esclusivamente sul talento, ma arrivare a essere degli hater significa unirsi a quelli di LeBron, di Durant o di qualsiasi altra stella NBA. In sostanza: tempo perso.

Quando la grandezza di un campione, però, viene descritta da chi lo vive ogni giorno, chi lo ha avuto come compagno, ma anche come avversario, come condottiero oppure come carnefice sportivo, allora assume mille altri connotati che devono per forza aprire gli occhi anche ai più scettici. PJ Tucker ha scritto in una lettera sul sito The Players Tribune cosa significhi per lui James Harden e le parole non sono di uno sventola asciugamani qualsiasi dalla panchina, ma di un giocatore chiave nella stupenda serie contro i Warrirors e nelle alchimie tattiche di Mike D'Antoni.

Harden e le abilità innate

NBA: il Barba ti manda fuori di testa

Trentadue partite consecutive sopra i 30 punti e la completa incapacità da parte di alcun difensore nel provare a frapporsi:

Non importa se sei un grande difensore. Mi ha fatto apparire più volte uno stupido quando lo marcavo perché lo mandavo a ogni azione in lunetta. Ti fa sembrare uno sprovveduto ogni singola volta, ma è il suo piano: farti sbilanciare, commettere dei falli e mentre lui va in lunetta a segnare con irrisoria continuità tu diventi pazzo, ti innervosisci ancora di più e lui continua a segnarti in faccia.

Questo è più o meno lo stato d’animo di ogni difensore che prova a fermarlo. Allora c’è chi ha provato a mandarne più di uno, ma il risultato è stato il medesimo:

Quando ero a Phoenix una sera abbiamo provato a raddoppiarlo appena dopo la metà campo. Facevamo partire un uomo in raddoppio lasciando un attaccante completamente libero. A lui non cambiava assolutamente niente e ci ha surclassato ugualmente.

Tutti si fermano alle sue capacità di realizzatore, ma passa in secondo piano quanto sia in grado di leggere le difese avversarie (singole e di squadra) per permettere ai compagni di realizzare:

La sua capacità di decisioni nel breve tempo è sottostimata. Ho realizzato il record di triple dall’angolo in questa stagione perché sono sempre libero e questo è generato dal suo talento e dalle sue letture. Fossimo a NBA2k avrebbe la valutazione A per letture offensive.

Non è un caso che Tucker abbia voluto giocare fortemente con lui e l’amico Chris Paul. Con stelle di questo tipo è più bello giocare e anche se dimostra ogni giorno di essere un competitor sul campo, per vincere servono i campioni e PJ lo ha capito ben presto.

Essere leader per James Harden

E la leadership?

In questa stagione, pur essendo uno dei migliori giocatori NBA e candidato a bissare il titolo di MVP, è stato contestato per il suo modo di giocare, soprattutto nel periodo in cui sia Gordon che Paul erano alle prese con problemi fisici. I tanti tiri, i tantissimi punti e un basket Harden-centrico gli hanno mandato contro critiche di egoismo, spesso sterili:

L’anno scorso quando abbiamo giocato a Orlando eravamo decimati, con due affiliati della G-league, senza Paul e con Gordon in minute restriction. Eravamo pronti a cedere il passo e accettare la sconfitta. Non lo avevamo detto a James che ne ha messi 60 in tripla doppia per portarci alla vittoria.

Possiamo non essere esattamente d’accordo sull’idea di far prendere 40 tiri a un giocatore, ma nella situazione in cui versavano i Rockets, avere un Harden da 40 punti con le altre stelle ai box o ai margini era l’unico modo per sopravvivere. Lui ha raccolto la sfida e ha riportato i suoi a galla in una stagione che rischiava davvero di andare a sud. Ora si stanno giocando alla pari con i bi-campioni una finale di conference che sarebbe meritata per il percorso di questi anni. Il merito bisogna guadagnarselo al 100% in campo perché in NBA nessuno regala niente. Può anche non essere il prototipo di giocatore ideale per alcuni, ma da qui a dire che non è un leader o non giochi un bel basket…

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.