Roma e Lazio, i tifosi si mobilitano: salvato il "Nocciolinaro"

Allo storico venditore di noccioline dell'Olimpico era stato proibito l'accesso per mancanza di licenza, ma la mobilitazione bipartisan dei tifosi ha aperto uno spiraglio.

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La maggior parte dei tifosi di Roma e Lazio non sa nemmeno come si chiama: per tutti è er Nocciolinaro o anche er Nocciolina. All'Olimpico è un'istituzione perché nessuno ricorda di aver visto una partita senza i suoi fischi e quel battito di mani inconfondibile, la sua mimica e quei pacchetti lanciati a file di distanza con una precisione che neanche Steph Curry.

Su quel venditore di noccioline - ma anche bruscolini e lupini sia chiaro - con i baffoni curati e i soldi nei calzini,  magro come un chiodo nella sua tshirt dalle maniche rimboccate a mo' di canottiera, e le braccia muscolose, però, per trasportare il sacco della mercanzia, enorme a inizio partita, sono circolate tante leggende negli anni.

C'era chi diceva che si chiamasse Roberto o Rolando, chi giurava che fosse arrivato tanti anni fa dall'Europa orientale, fuggito da un regime oppressivo, ma tutti gli hanno sempre voluto bene perché er Nocciolina a tutti portava il suo buon umore.

Roma stadio
Roma e Lazio: la vicenda del venditore di noccioline dell'Olimpico ha messo d'accordo le due tifoserie

Roma e Lazio, i tifosi si mobilitano per il "Nocciolinaro"

Per questo quando un paio di domeniche fa lo hanno visto piangere davanti ai cancelli dell'Olimpico è partita la mobilitazione. La legge, si sa, è uguale per tutti o per lo meno dovrebbe esserlo e l'uomo delle noccioline, sorpreso senza licenza, era stato allontanato dallo stadio. Ma la storia di questa figura ormai mitica per la città calcistica ha fatto il miracolo di unire i tifosi di Roma e Lazio che non ne vogliono sapere di vedere le partite all'Olimpico senza acchiappare uno dei suoi pacchetti al volo: "E, poi, che male fa?" è la sintesi dei commenti e degli appelli arrivati, pare, persino alla scrivania del sindaco Raggi.

Intanto a scoprire qualcosa di più ci ha pensato Repubblica che lo ha rintracciato e intervistato. Rolando, questo il vero nome del Nocciolinaro, viene dalla Sardegna, tifa Cagliari e sta all'Olimpico dalla stagione 1975-76, quella immediatamente successiva al primo scudetto della Lazio di Chinaglia e Maestrelli, ha visto esordire Bruno Giordano e Francesco Totti, ha vissuto due scudetti della Roma e uno della Lazio, era lì per i Mondiali di Italia 90, tutte le partite di Champions League, una memoria storica, insomma dell'evoluzione del nostro calcio e anche del nostro tifo:

Adesso è tutto più tranquillo allo stadio, una volta la situazione era molto diversa, meno calma. Le noccioline? Le compro al Lungotevere, roba buona e le impacchetto tutte io, personalmente, questo è il mio unico lavoro. Quanto guadagno? 200 euro, forse 150. Non do fastidio a nessuno: quelli della cooperativa e la Polizia sono i primi che comprano da me. E non entro nemmeno gratis: guarda, ho gli abbonamenti sia della Roma che della Lazio.

E ora la mobilitazione bipartisan sembra aver sortito l'effetto sperato. Occorrerà attendere Lazio-Atalanta di domenica pomeriggio, ma a quanto trapela il Nocciolinaro sarà ancora al suo posto, con le maniche rimboccate a canotta, a scavalcare le file di seggiolini coi suoi mitici lanci. Gli stessi dal 1975.

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