Tas respinge ricorso: Caster Semenya dovrà abbassare il testosterone

L'atleta sudafricana non si dà per vinta: "Mi hanno sempre preso di mira, ma anche questo non mi fermerà".

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Niente da fare per Caster Semenya, è stato respinto il suo ricorso presentato al Tas (il Tribunale di Arbitrato Sportivo di Losanna) a seguito dell'introduzione delle nuove regole della Iaaf (Federazione internazionale di atletica leggera), secondo le quali le atlete con diverso sviluppo sessuale dovranno necessariamente abbassare i loro valori di testosterone nel sangue per poter gareggiare nelle categorie femminili.

Si tratta di una decisione unica nel suo genere e che probabilmente genererà non poche discussioni: il Tas ha infatti dichiarato la sua incompetenza e su questa base ha respinto l'appello della mezzofondista riguardo la regola 141 della Iaaf.

Questa ricorso respinto arriva nonostante il Tas abbia detto chiaramente di trovare la norma "certamente discriminatoria e di difficilissima applicazione", senza escludere nemmeno che ciò possa provocare dei problemi di salute per la atlete che vi si sottoporranno. Pur invitando la Iaaf a trovare una procedura migliore, insomma, il Tribunale ha dato di fatto esecuzione formale a questo nuovo provvedimento, che "può avere senso scientifico sulle distanze dei 400 e 800 metri, ma non nei 1500 e nel miglio". In realtà poi anche sui 1500 è stata introdotta la regola.

Per Caster Semenya livello di testosterone troppo alto
Troppo alto il livello di testosterone di Caster Semenya

Il Tas contro Caster Semenya: testosterone troppo alto

Le oltre 10 atlete in questione (Caster Semenya compresa) che condividono questa "battaglia", dovranno quindi scegliere se accettare di abbassare il loro valore di testosterone sotto il livello stabilito di 5 ng/L assumendo una grande quantità di anticoncezionali (facendosi monitorare dai medici federali) e continuando così a gareggiare tra le donne, scegliere di farlo con gli uomini (ipotesi al momento fantasiosa), oppure competere in distanze sotto i 400 metri, dove a quanto pare l'alto livello di testosterone non è considerato un vantaggio.

La 28enne, campionessa negli 800 metri (due titoli olimpici e tre mondiali), si dovrà dunque sottoporre a questa terapia, ma ha assicurato di non avere alcuna intenzione di fermarsi:

Per un decennio la Iaaf ha cercato di rallentarmi, ma questo mi ha resa più forte, la decisione del Tas non mi fermerà. Ancora una volta continuerò a ispirare giovani donne e atlete in Sud Africa e in tutto il mondo.

Questa la nota ufficiale pubblicata dall'atleta sudafricana, che vinse la medaglia d'oro ai Mondiali di atletica leggera a Berlino, facendo scatenare un putiferio di illazioni, sospetti e accuse. Proprio il giorno prima di quella gara, infatti, venne sottoposta a un test di verifica del sesso, dal momento che il suo aspetto fisico estremamente mascolino alimentava più di qualche dubbio. L'esito di quei test confermò la sua femminilità e Caster Semenya continuò la sua carriera, migliorando continuamente il proprio fisico e aumentando il proprio livello di testosterone.

La sudafricana pensa al ritiro e la federazione accusa di razzismo

Dopo le prime reazioni a caldo comunicate con la nota ufficiale, Caster Semenya sembra aver ridimensionato le sue aspettative riguardo il suo futuro agonistico. Come emerso solo successivamente, infatti, sembra che nel caso in cui volesse continuare a gareggiare dovrebbe far abbassare il livello di testosterone entro 7 giorni. E ai tifosi che sul suo profilo Twitter le chiedevano di non mollare, lei ha risposto così:

Io sono e sarò sempre questa. Ho finito.

Durissima la reazione della Federazione Sudafricana, che pur dichiarando di rispettare il verdetto del Tas, non si esime dal manifestarsi "profondamente delusa e scioccata". Addirittura l'istituzione ha paragonato la decisione che colpisce la sua atleta all'apartheid che ha attanagliato il paese dal 1948 al 1991: 

Il Sud Africa conosce bene la discriminazione e il Tas ha pensato bene di riaprire le ferite dell'apartheid, un sistema di discriminazione condannato dal mondo intero e definito un crimine contro l'umanità. Con questa decisione il Tas non ha solo dimostrato di tollerare la discriminazione, ma anche di giustificarla.

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