Inutile scegliere: Cristiano Ronaldo e Messi, leggende intrecciate

Sempre uniti, diversi, rivali, il portoghese e l'argentino hanno ridefinito la nostra capacità di commuoverci, emozionarci, portandola all'estremo e allo stremo.

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Il tempo delle tribù, ancestrale e temibile, non è finito mai del tutto. Nell'era dorata dei social network sembra al contrario conoscere una lampante recrudescenza. Nel tempo delle tribù social la contrapposizione è tutto: il calcio deve per forza dividersi a metà, frantumarsi in due opposti. Per questo esistono Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. 

Il loro legame sembra indissolubile, i loro popoli, le loro tribù, vivono ogni gesto dell'altro come un perenne atto di guerra o una sfida a migliorarsi di continuo per sbattere in faccia all'altro un nuovo record. Cristiano Ronaldo fa 600 gol in una squadra di club e Messi, dall'altra parte di un ideale fossato che li separa, fa 600 reti con il Barcellona.

In un mondo ideale l'applauso sarebbe unitario, lungo, commosso. Nel nostro, è solo l'ennesimo affondo di un duello lunghissimo, in un'arena infuocata di vita, carriere, entusiasmi e meraviglie. Inutile scegliere: se tifi Cristiano Ronaldo, segna Messi, se ti sporgi verso l'uno, finirai per cadere nel riflesso dell'altro. 

Messi e Cristiano Ronaldo non possono essere confrontatiGetty Images
Meno male che in mezzo c'è Buffon

Cristiano Ronaldo e Messi sono diversi, mettetevelo in testa

Non vi sembri scontato, assolutamente: anzi, uscite dalla trappola della contrapposizione forzata. Il mondo delle tribù è anche un campione di omologazione pazzesco. Guardate gli influencer: stessi alberghi, stesse foto, stessi sorrisi, un unico obiettivo. Cristiano Ronaldo e Messi sono ontologicamente diversi, e lo sono probabilmente anche nei fini: mi spingo a dire che hanno una sola cosa davvero in comune. Sono così forti in assoluto da dominare tutto il mondo del calcio, da spazzare via i comprimari. Nessuno, dobbiamo ammetterlo a malincuore, ricorderà Griezmann, Higuain, Cavani, Neymar, Kane e Modric. Saranno statistiche, tra qualche anno, loro no: loro saranno leggende. Anzi, già lo sono. E quando una leggenda è così solidamente impiantata, non può che crescere ancora, allungarsi nel tempo, sfidare l'immortalità.

Diventerà un ritornello ancora più spasmodico, ossessivo, dovrete abituarvi a sentirlo: Messi o Cristiano Ronaldo? E soprattutto: li hai visti? Raccontameli. Saremo degli aedi, stramaledetti aedi ciechi ad altro in un'epoca iperveloce di overload informativo: i video sono belli, in UHD, ma le emozioni quelle no, le può raccontare con la pelle d'oca solo chi li ha vissuti. Qualcuno potrà addirittura dire: io li ho visti allo stadio. Io ero lì, non ho perso tempo, non sono stato convinto davvero, fino in fondo, che fossero immortali, che il loro dualismo li scolpisse su pietra millenaria e li costringesse a giocare per sempre. Ho comprato un biglietto per imprimerli nella mia memoria, seguirli con gli occhi, con gli occhi raccontarli di nuovo. Tramandarli, questo sarà il nostro dovere.  

Di più: saremo costretti. I numeri sono talmente impressionanti, si sono riflessi in così tanti Palloni d'Oro che viene da chiedersi cosa li spinga ancora, se non la loro stessa continuità gemellare e altra, il loro stesso specchio. Sembra una sfida a migliorare il giro migliore su pista di continuo. Segni un record, e devi batterlo, e ancora, e ancora, e ancora. Solo che le macchine prima o poi arriveranno al traguardo del fine-carriera: forse solo a quel punto ci renderemo conto di quanto tempo abbiamo passato a confrontarli, senza goderceli davvero. 

Di più: hanno ridefinito il nostro concetto di bellezza, emozione, pathos e grandezza. La misura del futuro saranno sempre loro: come solo le leggende sanno fare, stanno già tracciando i confini che altri dovranno superare, se riusciranno. Il calcio cambierà ancora, diranno che ai loro tempi, le difese, le pressioni, la tattica. Ma poi ci chiederanno, sottovoce: come giocavano, davvero?

Di più: la loro capacità è ancestrale perché bucano la superficie. Tutti e due, in maniera diversa: la potenza ossessiva di Cristiano e la gratificante leggerezza tecnica di Messi sfidano il grande must di questa generazione, il surfing selvaggio su mode e sciocchezze, lo scrollare veloce del tempo che appiattisce l'empatia. Loro con l'empatia, mio dio, ci danzano un selvaggio tango di follie, sfide alla fisica, assalti kamikaze al concetto stesso di impossibile. Ci avete fatto caso: sembrano parlare una loro lingua specifica. Ma così bella e semplice che tutti ne prendano a piene mani, tutti ne parlino con i loro grotteschi e goffi movimenti di labbra e gambe.  Proveranno a tramandarli in tanti, se hanno a cuore ciò che è bello. Proveranno ad imitarli, ma saranno falsi profeti di un dio minore per noi. Rassegnatevi: per voi Loro saranno sempre il Calcio. Il resto sarà solo sterile e deformante modernità, diversa e altra. 

Di più: la loro capacità di incidere nel reale è più forte perfino del nostro comune cinismo. Loro due, Messi e Ronaldo, sono alfieri benedetti della Meraviglia: in loro si è compiaciuta, ci disseta a furia di bocca aperta e capacità di sorpresa. La sorpresa, quello scarto tra quello che la mente ritiene prevedibile e il resto, ma elevata a sistema: per questo Messi e Ronaldo, sullo stesso campo, non sono solo un inno al calcio. Partecipano al benessere collettivo come possono solo due poeti:  ci avete fatto caso? I poeti sono spariti. Ma non nel calcio. Nel calcio no. 

Cristiano Ronaldo e Messi sono già leggendeGetty Images
Cristiano Ronaldo e Messi cristallizzati per sempre

La leggenda di Cristiano Ronaldo e Messi

La loro leggenda, che è già qui, anche se forse non ce ne siamo resi conto, è fatta anche di problemi, tragedie nazionali, vittorie mancate. Non crediate sia semplice essere Cristiano Ronaldo, alle prese con la notorietà universale, il fisco, le accuse di tutti i tipi, anche le più infamanti. Non crediate sia semplice, essere Leo Messi, con le minacce di morte, il peso collettivo di tutta una nazione sulle spalle, il peso immenso di Diego Armando Maradona, eterna pietra di paragone.  Non è facile, ma ci riescono con tutta la disinvoltura e le difficoltà di ogni romanzo epico che si rispetti. Verrà voglia di rimanere con loro ancora, una volta terminato il libro, senza sapersi rassegnare alla fine scritta da un altro autore, che non sia loro. 

La loro leggenda, che è già qui, per partenogenesi mitica sembra investire già i figli: tutti li guardano come se fossero già speciali, ogni dio che si rispetti ha la sua prole da mostrare al mondo, con tutti gli attributi che la regalità divina comporta. Che siano Re, di questo potete stare certi: lo sono per come dominano il mero discorso calcistico e lo piegano al loro volere, sono re perché in fondo tutto il mondo è stato loro. Tra due-tre anni faremo i conti con il concetto di crescita, che il calcio impone, di cambiamento generazionale.

Ma dovremo fare i conti  ancora con la loro special magia contagiosa, basata sulla legge di contatto, che prevede il proseguimento degli effetti scatenati da un tocco reciproco, anche ad una certa distanza, anche a nazioni di distanza. Ma prima che arrivi un nuovo Rex Nemorensis, un candidato più robusto per la leggenda, lo sappia sin da subito: dovrà inseguire a lungo la loro ombra dorata, prima di poter gridare al mondo la fine della loro leggenda.

Il mondo delle tribù non è mai del tutto finito, ma quello dell'empatia forse sta vivendo una delle sue ultime ore, ce lo raccontano studi psicologici e sociologici. La capacità di emozionarsi sta sparendo, ma noi lo sapevamo già: segue il corso degli anni di Cristiano Ronaldo e Leo Messi. 


N.B. In questo pezzo non sono stati citati e maltrattati volutamente i numeri di Cristiano Ronaldo e Messi. Cercateli altrove, qui ci si meraviglia e basta che siano stati possibili, e lo siano ancora. E potremo raccontarli. 

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