Messi, 600 gol e la stessa esultanza: a chi dedica le reti?

L'argentino dopo ogni marcatura indica il cielo, un messaggio alla nonna materna che quando era poco più che un bambino lo spinse a diventare un calciatore e che non lo ha mai visto diventare una stella.

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Strepitoso protagonista nella notte di Champions League contro il Liverpool, autore delle due reti che hanno portato il suo Barcellona già in vantaggio di un gol a chiudere con un 3-0 decisamente più rassicurante in vista della gara di ritorno in Inghilterra che potrebbe valere una finale che i catalani non giocano dal 2015, Lionel Messi ha raggiunto contro i Reds di Jurgen Klopp quota 600 gol con la maglia blaugrana nello stesso giorno in cui, 14 anni prima, aveva segnato il primo contro l'Albacete.

Un percorso straordinario: Messi, che il prossimo 24 giugno festeggerà il 32esimo compleanno, viene da tempo considerato il più forte calciatore al mondo insieme a Cristiano Ronaldo, ma non sono pochi quelli che sostengono che addirittura il numero 10 del Barcellona sia il più grande di sempre. Un'opinione che al netto di nostalgismi e della difficoltà di paragonare campioni e epoche diverse, trova il sostegno dei numeri: in 14 anni la Pulce ha trascinato il club catalano alla vittoria di 34 trofei tra cui due Treble - e il terzo sembra più vicino che mai - segnando appunto 600 gol con una media incredibile di quasi 43 all'anno.

Un evento, il gol, tanto frequente e ormai naturale per Lionel Messi quanto la consueta esultanza, che lo vede indicare il cielo con entrambi gli indici. La dedica a una persona importante, che non c'è più da tempo e che nonostante non lo abbia mai visto giocare come un professionista, né ovviamente trasformarsi in quello che per molti è il più forte di sempre, è stata determinante tanto per la sua vita quanto per la sua carriera: la nonna materna Celia.

Lionel Messi con le dita verso il cielo
Ogni volta che rivolge lo sguardo al cielo, ogni volta che lo indica, Lionel Messi rivolge un pensiero all'amatissima nonna Celia.

Messi, dopo ogni gol l'immancabile dedica alla nonna

Se Messi è diventato Messi al Barcellona, il club che ha creduto in lui abbagliato dalle sue qualità tecniche e che lo ha sostenuto nelle costose cure a cui si è dovuto sottoporre da bambino per combattere l'ipopituitarismo che gli è stato diagnosticato a 11 anni, non bisogna dimenticare che Leo è stato prima di tutto un ragazzino di Rosario come tanti, innamorato del pallone e legatissimo alla famiglia, in particolare alla nonna materna Celia.

Una figura che il campione non ha mai dimenticato: affettuosa e amata da tutti i bambini della famiglia, cuoca provetta grazie alle origini italiane, nonostante sia scomparsa quando Messi aveva appena 10 anni nonna Celia è stata una figura importante - per non dire fondamentale - nella vita e anche nella carriera di quello che sarebbe diventato per molti il più forte di sempre, trasformandosi in scout provetto e allo stesso tempo agente in occasione della prima vera partita giocata dalla Pulce all'età di 5 anni.

Un episodio che lo stesso fenomeno del Barcellona ha ricordato in più occasioni: all'età di 5 anni Messi gioca la sua prima partita con il Grandoli, club di Rosario allenato da Salvador Ricardo Aparicio. Il quale a ridosso di una gara si trova ad avere un giocatore in meno. Ed è lì che entra in scena nonna Celia.

Quel giorno c'era mia nonna, fu lei a dire a Aparicio di mettermi in campo. Lui diceva che ero troppo piccolo, gli altri erano tutti più grandi, avrei potuto farmi male. Ma lei insisteva: "Mettilo! Mettilo!". Fino a quando lui non accettò e mi fece scendere in campo.

Il resto è storia: anche se ha soltanto 5 anni, Messi gioca già come un predestinato dal dio del pallone, segna un gran numero di gol, scappa via in dribbling mentre tutti, Aparicio per primo, si stropicciano gli occhi. Nonna Celia no, lei sa che Leo diventerà un campione, anche se non potrà mai vederlo.

Penso spesso a lei, vorrei che mi avesse visto diventare quello che sono ma se ne è andata prima che ci riuscissi. Non so quanto capisse di calcio, ma era lei che ci portava a giocare, viveva per noi nipotini, non ci faceva mancare niente. La sua scomparsa per me fu un colpo durissimo, è a lei che dedico i miei gol e i miei trionfi, è stata importantissima per me.

Ed ecco perché ancora oggi, a distanza di così tanto tempo, Lionel Messi ripete quel gesto dopo un gol, quando il pallone entra in rete come quella prima volta con la maglia del Grandoli, una partita che ha dato vita a un percorso che sembra ancora ben lontano dalla fine: arriveranno sicuramente altre emozioni, altri trionfi, arriveranno sicuramente altri gol, ma tutto quello che succederà nascerà sempre da quel pomeriggio a Rosario, dall'amore di una nonna e da un gesto che ofrse ha cambiato in modo determinante la storia recente del calcio e di uno dei suoi più grandi protagonisti di sempre.

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