Il paddock della MotoGP celebra Hayden, il campione sempre sorridente

La MotoGP si ferma e si riunisce compatta ad Austin, in un saluto collettivo e sincero ad Hayden grosso come la collina del Circuit of The Americas. Il numero 69 e la Honda di Kentucky Kid ne hanno suggellato il valore di pilota e ragazzo, amato da tutti.

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Hayden manca a tutti. Davvero. Nicky non c'è più e, con lui, se ne sono andate grandi doti di fair play e un sorriso unico. La MotoGP e la SBK non dimenticheranno il ragazzo di Owensboro, tolto alla vita da un drammatico incidente con la bicicletta. Si stava allenando Nicholas Patrick, perché era quello che più gli piaceva. Sono passati quasi da anni, ma la sua assenza sembra lunga una eternità. Perché di piloti e di ragazzi così il motociclismo, e non solo, ce ne è bisogno.

Nel weekend texano di Austin il paddock si è fermato. Per lui, per Nicky. La famiglia Hayden è stata invita in circuito e, al gran completo, si è presentata puntuale e sorridente. Proprio come Kentucky Kid. Il numero 69 è stato ritirato dalle competizioni e poi consegnato ai genitori dell'ex Campione del Mondo 2006. In quel numero - effige di Nicky - la bandiera a stelle e strisce, che lui amava quanto la sua gente. Come la sua terra. 

Proprio sulla terra americana. in una collina del Circuit of The Americas, la celebrazione ed il saluto finale. Il già citato e grande numero 69 e la Honda RC 211V con la quale Hayden toccò il cielo del mondo a due ruote, piangendo ed urlando di gioia. Il babbo Earl, come fece a Valencia, è rimasto a fianco del suo figlio. I fratelli Tommy e Roger Lee ne hanno condiviso sfide in sella e momenti di vita quotidiana. Hayden manca, Nicky se ne è andato. La certezza è tutto il Motomondiale abbia apprezzato ed amato il ragazzo che lasciò il Kentucky per diventare campione.

MotoGP di Austin con la collina dedicata a Nicky HaydenMotoGP Official
La collina MotoGP in ricordo di Hayden

Dagli Stati Uniti al titolo MotoGP: il lungo viaggio di Nicky Hayden

Gli addetti ai lavori del campionato AMA consideravano gli arrivati dal Kentucky dei veri campagnoli. In effetti è vero, perlomeno parlando di Nicholas Patrick, secondogenito dei tre fratelli Hayden, tutti iscritti nelle categorie USA. Già campione Supersport nazionale, nel 2002 Nicky si aggiudica anche il titolo Superbike, impreziosito con il successo arrivato nella prestigiosa e difficile 200 Miglia di Daytona. Da lì in avanti, ecco il soprannome Kentucky Kid, che il giovanissimo pilota si è portato anche in Europa.

All'inizio del 2003 il paddock della MotoGP parla già di lui, e con lui. Capendoci poco. L'idioma di Nicky era difficilmente comprensibile, per non dire oltre. Lo slang di campagna del giovane ragazzo era una normalità Oltreoceano, una novità (o quasi) nel Vecchio Continente. Per dire: "ho sfiorato la pole", Hayden usava espressioni del tipo: "ancora una curva ed ero a casa" e via così. L'ingaggio di traduttori americani madrelingua migliorò le cose, come miglioravano le prestazioni del numero 69 sulla Honda ufficiale.

Nel frattempo, il sorriso bianco e perfetto aveva conquistato ogni persona. Vero personaggio da copertina, Nicky colpiva per solarità, entusiasmo ed onestà. Veloce in pista, collaborativo nel garage, Hayden trovò in Valentino Rossi un vero amico ed insegnante. Il pluricampione del Motomondiale si confrontava spesso con il nuovo arrivato, dispensadogli consigli più che utili. Anche Colin Edwards si affezionò a Kentucky Kid e, sentendo dialogare il texano con Hayden, non si capiva nulla. Ma proprio nulla.

Dopo anni di apprendistato - prudente e metodico - ecco il 2006. La strada sembra spianata per il portacolori Repsol HRC, un pò per meriti propri, un pò per le sfortune e gli errori del numero 46, campione in carica con la Yamaha. Quando il titolo sembrava vicino, Hayden venne abbattuto incolpevolmente da Pedrosa in Portogallo e, mai come in quel caso, abbiamo visto l'americano arrabbiarsi. Anzi, a dirla tutta, Nicky era proprio incazzato nero. Tuttavia, la faccenda non era ancora finita

Non sono arrabbiato con Dani Pedrosa, però certe cose tra compagni di squadra non dovrebbero accadere, specialmente quando uno dei due si sta giocano il titolo. Non so se sia finita qui, la speranza di farcela ancora c'è. In effetti, in Spagna correrò la mia gara, non avendo nulla da perdere

Nel finale thrilling di Valencia, Hayden e Rossi si giocavano l'alloro finale. Nicky porta al traguardo la sua Honda, Valentino cade, perdendo l'avantreno della sua M1 gialla. I cartelli del box HRC invitano il proprio pilota alla prudenza e Hayden, tra una derapata e l'altra, conclude terzo. Prima di lui uno strepitoso Troy Bayliss e Loris Capirossi, entrambi su Ducati. A gara conclusa, Kentucky Kid esulta e piange di gioia, quasi disperato. L'emozione era così forte che il papà Earl non riusciva a contenere il figlio in lacrime. Il numero 1 era suo e tutta la MotoGP glielo ha riconosciuto.

Nicky Hayden in SBK nel 2017
Ultime gare per Hayden con la Honda SBK

Nicky Hayden ha chiuso un'era della SBK. Quella del sorriso

Non considerò una B solution il passaggio dal Motomondiale alle derivate. Anzi, Nicky era contento: cambiare aria e campionato era ciò di cui aveva bisogno. Tutto sommato, in MotoGP aveva raccolto quanto cercato. Un titolo, gare vinte e da protagonista, il suo nome nei giornali americani. Ed un indotto pazzesco: per alcune stagioni, gli USA ospitarono tre Gran Premi, spalmati tra Austin, Laguna Seca e Indianapolis. Un record storico.

Per fare la stessa cosa in SBK, Hayden aveva bisogno di una Casa vincente. La Honda del 2016 non era la moto più competitiva del paddock, però, le promesse da HRC non mancavano. Le attenzioni nei confronti della serie e di Nicky crescono, come i risultati per il team Ten Kate. Dopo un bel terzo posto ad Assen, ecco la vittoria in Malesia. Addirittura, se guardiamo indietro, l'ultima per la Casa dell'ala dorata in SBK. Sarà un caso che si arrivata grazie a Nicky? No, pensiamo proprio che non sia un caso. Nell'ambiente delle derivate torna il sorriso dei vecchi tempi.

Nel 2017 Kentucky Kid era carico e sereno. Dopo anni di "bella vita" da single, Nicky aveva trovato una stabilità sentimentale, tanto da promettere il matrimonio ad una bella fortunata. La stagione non inizia benissimo per il team Honda Red Bull, indaffarato a capire la nuova moto. Al fianco dell'americano c'è Stefan Bradl, tedesco preso dalla MotoGP. Qualche gara buona, altre sofferte. L'ultima apparizione ad Imola, poi il ritorno a casa. Non a casa in Kentucky, bensì in Romagna, dove risiedeva nei giorni di gare. Infine, l'allenamento, ciò che Nicky amava di più fare. L'ultimo. 

Sono partito dagli Stati Uniti per affrontare un lungo viaggio. Il mio obiettivo era vincere, volevo diventare campione del mondo con una moto da corsa. Mi manca il Kentucky, spesso penso alla mia famiglia. Tornerò solo quando il mio percorso sarò completato, perché non vorrei guardarmi indietro con la sensazione di non averci provato fino in fondo

Ad Austin tutta la MotoGP aveva un pensiero carino e sincero per Hayden. Ancora è incredibile, ma Nicky non c'è più. L'umiltà e la dignità della sua famiglia ci ha fatto capire dove potesse trovare la forza di essere lui così buono in un ambiente popolato da squali. Il numero 69 non correrà più, il sorriso di Nicky sì.

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