Alvaro Bautista, il rookie dei nuovi record SBK

Lo spagnolo Bautista arriva in SBK dalla MotoGP e diventa subito il nuovo riferimento della categoria, mettendo in fila con la Ducati vittorie e primati mai realizzati prima da un debuttante nel mondiale delle derivate di serie.

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A pensarci bene, Bautista è arrivato in SBK (quasi) per caso. Caldeggiato fortemente dal promoter Dorna e voluto esplicitamente da Gigi Dall'Igna. L'organizzatore del campionato e l'ingegnere di Ducati Corse sapevano che il trentaquattrenne spagnolo aveva ancora molto da esprimere. Senza una sistemazione decente in MotoGP- una sella ufficiale - Alvaro ha accettato l'invito ed ha fatto i bagagli. Destinazione, la Rossa di Borgo Panigale, che gli offriva una fiammante V4 R pronta per lui.

Eppure, i primi passi con la Ducati di Bautista sono stati prudenti e felpati. Nei test prestagionali il numero 19 ha dovuto imparare tutto d'accapo e reinventarsi. Tanta la differenza trovata dal pilota rispetto a quanto vissuto nei prototipi. Altrettanta la sua voglia di zittire chi gli pronosticava una carriera in atterraggio. Invece, Bautista si è abituato alle gomme Pirelli ed ai freni in acciaio, ha capito le reazioni della moto ed ha preso velocemente quota. Sino a picchi mai esplorati da un rookie. O meglio da nessuno mai.

Doug Polen aveva fatto benissimo nel 1991, ma l'americano non era un rookie. Carl Fogarty ebbe bisognio di alcuni anni per diventare "The King". Neil Hodgson ottenne 13 vittorie nel 2003, ma spalmate in tutto il campionato. Inoltre, l'inglese era esperto ed aveva gomme Michelin dedicate. Ben Spies trionfò nel 2009 dopo una battaglia con Haga, nella quale le dava e le prendeva. Max Biaggi ha conquistato due mondiali, dopo stagioni tra alti e bassi. Rea è il Cannibale con quattro titoli e ben 17 manche vinte in una sola annata, la 2018. Con il nuovo arrivato Bautista ed i suoi 11 successi consecutivi, il nordirlandese si guarda indietro con malinconia dei bei tempi andati. Perché Johnny sa che il 2019 della SBK è appena iniziato ed i numeri di "Bau Bau" possono solo migliorare.

Bautista piega la Ducati a Phillip Island SBK
Bautista è il rookie più vincente della storia SBK

Bautista, da privato MotoGP a Re della SBK: dove altri nomi illustri hanno fallito

Prove libere, qualifiche, Superpole, Gara Sprint e manche lunghe. Alvaro le ha dominate praticamente tutte. In ogni turno ufficiale della SBK 2019, Bautista ha messo il proprio nome in cima alla lista della classifica, con tanto di tempi sul giro ritoccati al ribasso. Undici vittorie in altrettante corse disputate, tre pole position e nove giri veloci. Ai rivali solo le briciole, fatti quattro rapidi calcoli. Ci ha messo proprio poco lo spagnolo per acclimatarsi in una categoria per lui sconosciuta. In MotoGP avrebbe potuto e voluto mettersi ancora in luce ma, ormai, Alvaro sta bene nella sua nuova casa.

Prima di lui, ci hanno provato in tanti. Alcuni ce l'hanno fatta, altri hanno fallito. Di cosa parliamo? Del passaggio dal Motomondiale alle derivate di serie. Ritenuto un campionato di serie B, la SBK ha - invece - tradito nomi altisonanti, vincenti in 500 ed in MotoGP, poi in difficoltà con motociclette meno costose ed evoute. Peschiamo dal mazzo dei nomi (non) a caso: Luca Cadalora, due titoli vinti in 250, podi e vittorie nella mezzo litro... al suo esordio con la Ducati Superbike a Donington - anno 2000 - brutte figure e distacchi dalla vetta imbarazzanti.

Nemmeno il compianto Norifumi Abe riuscì a combinare granché con le grosse quattro tempi derivate dalla produzione di serie: il giapponese, fortissimo con le due tempi del Motomondiale, non colse nemmeno un podio in SBK. Garry Mc Coy, asso della mezzo litro con 5 successi e mondiali da protagonista, nel paddock nemico vinse solo una volta e grazie alla rottura di Steve Martin. John Hopkins, asso della MotoGP, in SBK raccolse infortuni e delusioni. La lista potrebbe andare avanti.

Biaggi a Brno con la RSV4 SBK
Max Biaggi è l'unico italiano iridato in SBK

Kocinski e Biaggi, i soli vincitori dei "due mondi". Checa l'unico spagnolo e ultimo con la Ducati

John era fortissimo in 500, tanto da riuscire a vincere Gran Premi con la Yamaha e con la meno competitiva Cagiva. Il pilota dell'Arkansas, follie nel paddock a parte, era un vero talento di guida e sensibilità tecnica. Dopo varie e decisive bizze compiute nel Motomondiale, l'appiedamento e la disoccupazione. L'idea di metterlo sulla Ducati 916 fu di Castiglioni, che aveva bei ricordi di John, capace di portare la sue C593 e 594 in vetta al mondo dei prototipi. Con la Ducati SBK Kocinski andò altrettanto bene, avvicinando il titolo nel 1996. Nel 1997 lo centrò con la Honda HRC del team Castrol, aggiungendo al mondiale vinto in 250 quello con le moto derivate di serie. Tornò poi in 500, "senza divertirsi più" come lui stesso ammise.

Max Biaggi, il Corsaro. Quattro titoli di fila centrati in 250, tre con l'Aprilia ed uno con la Honda. Poi il passaggio in 500, vittoria al debutto in Giappone e campionato sfiorato. Stagioni altalenanti, la rivalità con Valentino Rossi, la nuova era MotoGP, con vittorie e podi. Ma ma l'iride finale. Come Kocinski, Max litigò con mezzo paddock, tanto da rimanere a piedi nel 2006. Francis Batta - uomo belga con il fiuto degli affari - e Flammini portarono con forza e denaro Biaggi in SBK, che vinse subito in Qatar con la Suzuki. Stagioni al vertice, sino al ritorno di Aprilia, con la nuova RSV4. Nel 2010 e nel 2012 Max portò nel garage di Noale due allori, diventando il primo italiano a farcela. Sinora.

Carlos Checa, compassato ed esperto pilota spagnolo, passò dalla MotoGP alla SBK, saltando su una Honda Ten Kate bisognosa di aggiornamenti tecnici. Il catalano vinse qualche gara con la CBR, potendo contare sulla propria pulizia di guida. La svolta per lui arrivò nel 2011, con la Ducati del team Althea. Dominio per Carlos, che pilotava rotondo e lineare, sempre al limite ma pulito. Il titolo fu il primo ed il solo per Checa e l'ultimo per la Rossa nelle derivate di serie. Bautista, come Carlos, è spagnolo, guida una Ducati ed è sulla stessa strada del collega. Quella Rossa e vincente.

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