Chelsea, ennesimo episodio di razzismo: cori contro Salah a Praga

Il campione del Liverpool ancora oggetto di cori discriminatori da parte dei fan dei Blues. E la stampa inglese attacca: "Problema da risolvere: chiudete Stamford Bridge".

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Il razzismo è una piaga sociale da debellare. E, purtroppo, coinvolge direttamente anche il mondo del calcio. È questo il sunto delle dichiarazioni arrivate nella seconda serata di giovedì da Mohamed Salah: il campione egiziano ha voluto dire la sua dopo l'ennesimo episodio di intolleranza che lo ha visto coinvolto indirettamente. L'oggetto della discussione è, ancora una volta, il tifo organizzato del Chelsea, un gruppo di persone che già in passato si erano rese protagonista di alcune "performance" disgustose in giro per l'Europa.

Intenti probabilmente a scaldare il match in programma domenica prossima, quando la squadra di Maurizio Sarri incrocerà le spade con il Liverpool, i fans dei Blues hanno pensato bene di intonare cori razzisti all'indirizzo di Salah, la cui "colpa" - oltre ovviamente ad avere un colore di pelle differente e, quindi, di essere etichettato come un terrorista ("Salah is a bomber") - probabilmente va ricercata anche nel fatto di essere un ex nemmeno troppo apprezzato. Tre di loro sono stati individuati immediatamente e gli è stato negato l'ingresso all'Eden Arena di Praga, ma il fenomeno purtroppo non è circoscritto, tanto che gli ululati all'indirizzo dell'odiato rivale sono continuati anche durante il match.

Chelsea e Liverpool hanno subito voluto chiarire la loro posizione in merito. I Reds hanno diramato un comunicato nel quale chiedono che le autorità competenti si adoperino in fretta per individuare e punire gli autori di tali gesti, al fine di ripulire in maniera netta e definitiva il mondo del calcio da certi personaggi. Inoltre, la società ha annunciato di aver raccolto vari tweet offensivi contenenti insulti definiti "aberranti" e di averli girati alla polizia del Merseyside.

Tifosi del Chelsea
Tifosi del Chelsea nuovamente al centro delle polemiche: secondo la stampa inglese, all'interno della tifoseria c'è un grosso problema legato al razzismo

The Sun sui fan del Chelsea: "Sono un problema, Stamford Bridge va chiuso"

Anche la reazione dei Blues non si è fatta attendere: il Chelsea, tramite i propri canali social, ha voluto dissociarsi nettamente dalla presa di posizione di alcuni sedicenti tifosi, dichiarando solidarietà a Momo Salah. Il problema però rimane ed è facilmente ricercabile a monte: non è la prima volta che i tifosi del club londinese decidono di far parlare di sé per questo tipo di comportamenti. A dicembre, per esempio, durante il derby giocato contro il Tottenham si sono sentiti nitidamente alcuni cori antisemiti indirizzati ai tifosi degli Spurs, società che affonda le sue origini nella tradizione ebrea. E che dire invece dell'episodio sulla metro di Parigi, quando alcuni fan dei Blues presero di mira un uomo di colore?

Qualche giorno dopo The Sun era uscito con un dossier nel quale si denunciava la grave situazione di intolleranza che si respira all'interno di Stamford Bridge, uno stadio che secondo il tabloid inglese andrebbe chiuso per un po' di tempo in modo tale da permettere a chi di dovere di intervenire in maniera efficace. Come si legge sulle pagine del quotidiano, sebbene il razzismo sia un sentimento radicato in tutta la società inglese, nella tifoseria del Chelsea si sta verificando un problema che va risolto, perché paradossalmente si parla di gente che insulta esseri umani di colore, ebrei o omosessuali pur consapevole di tifare per una squadra che ha fatto del melting pot un cavallo di battaglia.

L'appello è quindi rivolto alla parte sana della tifoseria: si chiede una reazione per emarginare questo tipo di disturbatori, perché se è vero che non basterà per eliminare del tutto le discriminazioni, è altrettanto vero che con tanti piccoli passi in questa direzione si può pensare, un giorno, di avere una società migliore. Eppure l'intolleranza regna sovrana, anche all'interno di uno sport nato per unire i popoli e dalla grandissima utilità sociale.

Dalla reazione di Sterling alla denuncia del Mail: isolare il calcio dai razzisti

Poche settimane fa, durante la pausa per le nazionali, Pep Guardiola aveva detto la sua sugli incresciosi episodi accaduti in Montenegro, quando la tifoseria di casa aveva bersagliato Raheem Sterling e Callum Hudson-Odoi di insulti a sfondo razziale. Se la reazione di quest'ultimo, com'è comprensibile vista l'età, è stata quella di volersi allontanare dal campo, l'esterno del Manchester City ha risposto andando a esultare in faccia ai suoi provocatori. Il tecnico catalano ha comunque dichiarato di essere favorevole a lasciare il campo per dare un segnale forte, proprio come sosteneva mesi fa Carlo Ancelotti in merito alla discriminazione territoriale che prende di mira insistentemente la città di Napoli.

Il Mail però ribalta la questione, prendendo come punto di partenza proprio la reazione di Sterling e domandandosi che cosa potrebbe succedere se lo sportivo in questione non fosse un "vincente". Pur non condannando l'esterno dei Citizens, in Inghilterra va per la maggiore l'opzione legata all'isolamento e al pugno duro contro gente priva di ogni minimo valore umano e morale. Gli addetti ai lavori, in tal senso, hanno già detto che si adopereranno per collaborare con le forze dell'ordine, per estirpare alla radice il razzismo dal calcio una volta per tutte. Perché lo sport, e i suoi valori, non vengano mai più associati agli intolleranti.

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