Stefano Pioli e la Fiorentina: storia di un amore mai nato

Il tecnico lascia con una semifinale di Coppa Italia e l'esplosione di Chiesa, troppo poco per parlare di bilancio positivo, ma ha pagato anche colpe non sue.

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In un mondo come quello del calcio dove raramente accadono gesti di questo tipo, Stefano Pioli lascia la Fiorentina da signore, con dignità, presentando le dimissioni una volta assorbito il colpo di un comunicato stampa che a suo dire metteva pesantemente in dubbio le sue qualità professionali e persino umane. Un gesto, quello del tecnico di Parma (ex calciatore viola dal 1989 al 1995), che anticipa di un paio di mesi quello che sarebbe comunque accaduto a fine stagione.

A giugno, infatti, era ormai chiaro a tutti che la Fiorentina avrebbe cambiato allenatore, rinunciando all'opzione di prolungamento presente nel contratto di Stefano Pioli e affidando il proprio futuro a un altro tecnico: ebbene il futuro è adesso, e mentre Vincenzo Montella prepara il suo ritorno in riva all'Arno è il momento di fare un bilancio su due stagioni a dir poco interlocutorie, che hanno lasciato tutti i protagonisti in sospeso.

Se nelle 4 stagioni precedenti l'arrivo di Pioli la Viola aveva sempre regolarmente centrato la qualificazione in Europa (3 quarti posti in 3 anni con Montella, un quinto posto nell'unica stagione in riva all'Arno di Paulo Sousa) è innegabile che negli ultimi 2 anni il rendimento della Fiorentina sia sensibilmente peggiorato: ritenere però che tutte le colpe di questa situazione siano da ascrivere a un allenatore che si è sempre dimostrato un serio professionista - pur tra comprensibili alti e bassi - sarebbe però quantomeno miope.

L'ex-allenatore della Fiorentina Stefano Pioli con Davide Astori
La tragica scomparsa del capitano Davide Astori ha segnato profondamente Stefano Pioli nella sua esperienza a Firenze.

La Fiorentina di Stefano Pioli, un progetto incompiuto

Quello che da oggi è l'ex-tecnico viola lascia dopo 74 gare: 27 vittorie, 25 pareggi e 22 sconfitte che hanno portato un ottavo posto nella Serie A 2017/2018 e l'attuale decima piazza. Risultati che condannano il suo operato e che sembrano dare ragione alla dirigenza, che tra le righe aveva lasciato intendere che la rosa messa a disposizione di Pioli potesse fare molto meglio. 

In realtà la sensazione è che con l'addio di Paulo Sousa - che forse aveva intuito qualcosa - la Fiorentina abbia avviato un processo di rinnovamento riuscito solo in parte, e del resto il primo calciomercato con Pioli in panchina parla chiaro. A fronte di alcuni buone intuizioni in entrata (Milenkovic, Veretout, Biraghi, Pezzella e Benassi) arrivano a Firenze anche diversi carneadi come Gil Dias, Eysseric, Zekhnini e Bruno Gaspar, il pesante investimento su Giovanni Simeone (15 milioni al Genoa) sarà ripagato solo in parte e soprattutto partono Ilicic, Kalinic, Bernardeschi, Vecino, Borja Valero.

L'ottavo posto finale che Pioli centra al termine della sua prima stagione alla Fiorentina, a tre punti dal settimo che sarebbe valso l'Europa, non è dunque risultato da buttare via. A maggior ragione considerando quello che succede la mattina del 4 marzo 2018, quando nell'albergo di Udine che ospita la squadra prima della sfida contro i friulani scompare tragicamente il capitano Davide Astori, 31 anni compiuti da poco meno di due mesi. 

Una tragedia che potrebbe distruggere una squadra finirà invece per compattarla, per riavvicinare una tifoseria da tempo fredda nei confronti della proprietà permettendo ai viola di onorare il capitano scomparso con una serie di prestazioni che permettono di chiudere tutto sommato positivamente una stagione che ha visto anche la definitiva affermazione di Federico Chiesa, scoperto da Paulo Sousa ma lanciato da Pioli stabilmente nel ruolo di attaccante esterno.

L'ex-allenatore della Fiorentina Stefano Pioli con Federico Chiesa
Stefano Pioli con Federico Chiesa: l'ex-tecnico ha avuto indubbi meriti nella consacrazione del gioiellino viola.

Nell'estate 2018, però, la Fiorentina sembra ridimensionarsi ancora: vero è che l'addio a zero di Milan Badelj è l'unica "cessione eccellente", ma gli scarsi investimenti in entrata fanno tornare il gelo tra il pubblico e la dirigenza. Partita con un bel 6-1 ai danni del Chievo, la stagione prosegue nel segno della mediocrità, poche vittorie, non molte sconfitte ma un numero quasi infinito di pareggi e una sensazione di mediocrità sempre più presente che circonda una delle compagini storiche del nostro calcio.

Al giro di boa della 19esima giornata i Viola sono decimi, una squillante vittoria 4-1 in casa della SPAL illuderà tutti su una possibile svolta: invece, è lo scorso 17 febbraio, si tratterà dell'ultima vittoria di Stefano Pioli sulla panchina della Fiorentina. Seguiranno 4 pareggi e 3 sconfitte, l'ultima - in casa contro il Frosinone penultimo - genera il comunicato della società che porterà alle dimissioni.

Finisce così una storia di fatto mai nata davvero, in difficoltà fin dai primi giorni a causa della freddezza di una tifoseria disillusa, infuriata per la cessione del gioiello Bernardeschi all'odiata Juventus. Un progetto di rinnovamento fallito non solo a causa delle mancanze di un tecnico che comunque ha avuto le sue colpe, ma forse per via di operazioni di mercato che hanno portato anche buoni giocatori (Milenkovic, Veretout, Biraghi che è arrivato in Nazionale, l'ottimo Muriel) ma che per esempio hanno privato l'allenatore di un terzino destro e un regista di ruolo.

Stefano Pioli, ferito nell'orgoglio, saluta e se ne va: spetterà a chi rimane e a chi arriverà, alla dirigenza e a Vincenzo Montella, dimostrare fino a che punto siano pesati i limiti e gli inevitabili errori di un tecnico che lascia comunque la squadra ancora in corsa per la finale di Coppa Italia su una realtà importante che da troppo tempo non è più capace di far sognare i propri tifosi.

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