Pedala 24 ore per beneficenza, è record: la storia di Fabio Sakara

Il 33enne di Pomezia in un giorno ha percorso quasi 560 chilometri su una bici statica raccogliendo fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica. Diventato eroe quasi per caso, adesso non vuole più fermarsi.

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Il mondo dello sport registra un nuovo record mondiale: Fabio Sakara, 33enne di Pomezia fratello del lottatore di MMA Alessio Sakara, ha percorso quasi 560 chilometri - 559 e 366 metri per la precisione - pedalando continuativamente per 24 ore dalle 10,30 di sabato 30 marzo alle 11,30 (in mezzo c'era l'ora legale) di domenica 31 su una BikeErg, bicicletta statica molto particolare, senza volano e quindi decisamente più faticosa rispetto a quelle provviste di pedalata assistita.

In gioventù calciatore promettente - fece provini con Torino e Perugia - a 22 anni Fabio si è ritrovato a dover fare i conti con un incidente che metteva apparentemente la parola fine ai suoi sogni di gloria: un gravissimo infortunio al ginocchio, gli scarpini appesi al chiodo, 10 interventi nel giro di 6 anni fino all'operazione che lo porta ad avere una protesi totale. La gamba non sarà più quella di prima, ma dopo un comprensibile momento di sconforto ecco la reazione, la volontà di reagire a un destino che non è affatto già scritto.

È nato tutto per caso. Un giorno mia moglie è andata la mare con la macchina, ne abbiamo una sola e io ero rimasto a casa a Pomezia. Lei era a Torvaianica, l'ho chiamata e le ho detto: "Guarda, vengo al mare a piedi", e lei "ma dai, sono 10 chilometri, hai la protesi, come fai" così le ho detto di non preoccuparsi, che sarei venuto camminando, senza sforzarmi. Quando sono arrivato pensavo di incontrare un amico, e non vedendolo ho chiesto dove fosse.

Fabio Sakara su una BikeErg pedala per 24 oreMarika Simeoni

La storia di Fabio Sakara: dal "camminatore" alla pedalata record

Mi dissero che non era potuto venire perché lo avevano ricoverato per una brutta polmonite. Così gli ho telefonato e gli ho detto: "Stefano guarda, faccio un fioretto: finché non esci dall'ospedale io vengo al mare a piedi". C'è rimasto per venti giorni, così per tutto quel tempo sono andato al mare a piedi.

È durante queste camminate che il nome di Fabio Sakara comincia a essere conosciuto: posta infatti sui social i video dei paesaggi che vede raggiungendo il mare a piedi, racconta le differenze rispetto al viaggio in auto, comincia ad avere un piccolo seguito che giorno dopo giorno si allarga. È allora che qualcuno gli suggerisce di creare un evento, invitando chiunque lo desideri a camminare con lui. Nasce così su Facebook "Pomezia-Torvaianica non ti temo".

Il 12 agosto si sono presentate più di 70 persone e la cosa mi ha molto colpito. Io non ero nessuno, ero semplicemente un ragazzo di Pomezia, e mi ha stupito che tante persone volessero camminare con me. Durante la passeggiata poi mi è arrivato un messaggio di una ragazza, Angela, che mi diceva che sarebbe venuta volentieri ma purtroppo stava affrontando un ciclo di chemioterapia e non poteva. 

Fabio Sakara abbraccia l'amica AngelaMarika Simeoni
Fabio Sakara abbraccia l'amica Angela, che lo segue in tutte le sue imprese.

Così le ho detto di non preoccuparsi, che sarei venuto a portarle la birra che abbiamo bevuto per festeggiare il successo dell'iniziativa a piedi a Roma. Una settimana dopo, a sua insaputa e grazie a un suo caro amico, l'ho fatto: sono partito alle 8 e ho fatto 35 chilometri per raggiungere Angela a casa sua. Era la prima volta che percorrevo una distanza così grande, e la cosa ha fatto scalpore. Il Messaggero ha scritto un articolo su di me, chiamandomi "il Forrest Gump italiano", e in tanti hanno cominciato a scrivermi.

Dopo questo episodio succede qualcosa che fa capire a Fabio come il suo camminare possa avere uno scopo anche sociale: un suo caro amico si ammala di leucemia fulminante e non riesce ad avere sacche di sangue, così dopo essersi messo d'accordo con l'ospedale compie una nuova camminata notturna, 30 chilometri partendo alle 3 di notte, per andare a donare il sangue. L'obiettivo è sensibilizzare la gente sull'importanza di questi gesti, il riscontro è a dir poco sorprendente: il giorno dopo ben 70 persone gli mandano fotografie che testimoniano altrettante donazioni.

Mi sono reso conto che con le mie camminate potevo aiutare qualcuno, che la gente mi seguiva, così per chiudere in bellezza l'estate ho organizzato un nuovo "Pomezia-Torvaianica non ti temo: il ritorno" e con mia enorme sorpresa oltre 370 persone si sono unite a me. Per ringraziarli ho regalato loro un berretto, qualcosa da mangiare e da bere, perché la mia idea è quella di coinvolgere, non di chiedere soldi, di far passare a chi mi accompagna una giornata alternativa. Mi piace aggregare, in tanti mi hanno detto che così avevano sconfitto la solitudine.

Ormai lanciato, Fabio non si ferma più, vola sulle ali dell'entusiasmo: a dicembre organizza un'altra camminata per Natale, dedicata ai bambini malati di Atrofia Muscolare Spinale, coinvolge qualche piccolo sponsor e gli enti che all'arrivo vendono in appositi banchetti gadget destinati a raccogliere donazioni per la ricerca. Nonostante il freddo, oltre 500 persone con il cappello di Babbo Natale si presentano alla partenza, l'iniziativa è un successo e lo porta ad essere premiato in Senato come "Eccellenza per la solidarietà 2018".

All'insaputa di tutti, intanto, Fabio si è già lanciato in un'altra impresa: ha promesso a una mamma, che ha perso la figlia a causa della fibrosi cistica, di pedalare per 24 ore senza mai fermarsi su una BikeErg. La preparazione è durissima e impiega 7 mesi, l'obiettivo incredibile e mai raggiunto prima. 

Ho avuto la fortuna di essere seguito da tanti professionisti. Pedalare tante ore è dura, ma l'adrenalina non ti permette di avere sonno. Mangiavo mentre pedalavo, un'alimentazione - carboidrati veloci, maltodestrine - studiata nei particolari. Ogni tanto chiacchieravo, sentivo la musica, ma dopo la 15esima ora mi avevano avvisato che avrei prodotto talmente tanto acido lattico da avere la nausea. Così per concentrarmi e gestire la situazione ho fatto tutto un lavoro di testa, è stato un lavoro duro dal punto di vista fisico e anche mentale.

Il mio obiettivo è quello di dimostrare che tutti possono raggiungere certi risultati: ce l'ho fatta io, che ho una protesi al ginocchio, può essere d'ispirazione per tanti. Ho ottenuto un record mondiale, riconosciuto dalla Concept2, la ditta che ha costruito questo macchinario. Il mio prossimo obiettivo è fare ancora 24 ore ma in una specie di Iron Man, cimentandomi in tre specialità diverse sempre indoor, proprio oggi comincio la preparazione. Ormai questa è la mia vita, ci sono persone e aziende che credono in me, cerco di motivare i ragazzi nelle scuole: non sono nato con i superpoteri, chiunque se lo vuole davvero può realizzare i propri sogni.

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