Sissoko ci ripensa: "Se non avessi lasciato la Juventus..."

Il centrocampista del Sochaux torna a parlare dell'addio ai bianconeri.

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Il 28 luglio del 2011, dopo aver collezionato 100 presenze e 3 gol in tre anni con la Juventus, Mohamed Sissoko lascia i bianconeri per sposare il PSG, che per averlo sborsa 8 milioni di euro.

La Piovra nera viene attratto dal progetto e dalla sconfinata disponibilità economica del club transalpino, che sembra pronto a imporsi in Francia e in Europa. 

Col senno di poi, però, Sissoko non lascerebbe mai la Vecchia Signora. A dirlo è stato lui stesso, che oggi ha 34 anni e gioca in Ligue 1 col Sochaux, 17esimo in campionato. 

Non mi ero reso conto - ha detto a Le Parisien - che la Juve fosse abbastanza per me. Andarmene fu un grande errore. Ma in quel momento credevo nel progetto del PSG, dove però qualcosa non funzionò. Se potessi tornare indietro, resterei alla Juve. Per me al PSG fu tutto complicato anche per via della nazionalità. Ero considerato uno straniero per aver scelto di giocare per il Mali. Credo che la doppia nazionalità sia una ricchezza. E se un giorno uno dei miei figli volesse giocare per la Francia, ne sarei orgoglioso 

Negli ultimi quattro anni Sissoko ha giocato in Cina con lo Shanghai Shenua, poi è andato in India con il Pune City, è tornato in Italia per vestire la maglia della Ternana in Serie B, è volato in Indonesia per firmare col Mitra Kukar e in Messico per giocare con l'Atletico San Luis in Serie B. Senza dimenticare l'ultima esperienza con il Kitchee, formazione di Hong Kong. In Serie A ha giocato anche con la Fiorentina, mentre ha solo sfiorato la casacca del Marsiglia:.

I contatti col Marsiglia erano avanzati, poi alla fine virarono su Diaby. Ci rimasi davvero male, fui trattato dal PSG come un prodotto. Mi proponevano ovunque. Nulla andava bene, non si trovavano soluzioni. Così alla fine sono andato in Cina e successivamente in India. Avevo addosso l'etichetta del calciatore finito. In Indonesia ho scoperto una nuova cultura, mentre in Messico il club con cui giocavo poteva tranquillamente competere con uno di Ligue 1. Anche a Hong Kong è stata una bella esperienza

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