NBA: Steph Curry e il suo segreto di non vedere da lontano, ma ora...

Il miglior tiratore della storia NBA ha confessato che fino a qualche tempo fa non vedeva bene da lontano, ma ora ha le lenti.

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Proviamo a immaginare le capacità fisiche che possano essere essenziali per un lavoro: la mano ferma per un chirurgo, la voce per un cantante, il gusto per un assaggiatore. Senza queste qualità non si può esercitare, ci si può allenare finchè si vuole provando ad andare oltre i propri limiti, ma non basta. Pensando a un giocatore NBA le prime cose che possano venire in mente sono una certa elasticità muscolare, che però è allenabile e migliorabile o la vista e la coordinazione occhio-fisico. Dico dovrebbe perché nella giornata di ieri è fuoriuscito un retroscena sulla vita di Steph Curry che, per certi versi, fa venire i brividi non tanto per la gravità del fatto, quanto per gli eventuali risvolti sportivi.

Michael Thompson, famoso e rispettato giornalista di The Athlethic e autore del libro "Golden" su Steph Curry, segue i Warriors da diverso tempo e ha ovviamente un accesso particolare ai giocatori e alle fonti che fa fruttare con una grande qualità di giornalismo sportivo. Essendo sempre presente alle sessioni d’allenamento e ai momenti di tranquillità della squadra, ha la possibilità di confrontarsi con i giocatori e ogni tanto carpire qualche segreto, curiosità o aneddoto simpatico sfruttando i momenti di relax lontano dalle partite o prima della doccia. L’ultimo in ordine di tempo, se vogliamo, è il più curioso, ma anche il più involontario.

Al termine dell’allenamento coinvolge Steph Curry chiedendogli lumi sulle sue incredibili percentuali da tre post All Star Game, aspettandosi una spiegazione legata a un particolare momento di feeling e ritmo nel tiro, uno stato di forma nelle gambe particolarmente positivo, o qualsiasi spiegazione piscologica potesse proporgli, invece Curry lo ha stupito “facendosi sfuggire” un problema strutturale che ne limitava il rendimento. Da inizio mese di febbraio, Steph ha cominciato a utilizzare delle lenti a contatto che hanno corretto una forma che sembrerebbe di normale astigmatismo, ma che in realtà è qualcosa di più. Lo stupore di Thompson è stato evidente nel pensare che il miglior tiratore della storia NBA sia arrivato a queste vette nonostante un pesante deficit visivo.

Le lenti migliorano Steph Curry

Miglior tiratore della storia e astigmatismo? Si può

Sembra impossibile che un giocatore in grado di realizzare 4200 triple in carriera essendo unanimemente considerato il miglior tiratore puro che la storia NBA conosca, potesse avere un problema di vista che ne condizionasse la percezione del canestro. È il terzo per triple realizzate in assoluto essendo il nono ogni epoca per tentativi e a 31 anni sta conoscendo una nuova giovinezza ed efficacia. Unendo i puntini Thompson dice:

Effettivamente notavo spesso che quando guardava il tavolo magari dopo un canestro o un fallo facesse delle smorfie, ma non ho mai collegato questo a un eventuale problema di vista, perché non mi sembrava potesse essere verosimile.

Invece il problema visivo c’era e risultava molto più condizionante di quello che si potrebbe pensare, infatti questa particolare patologia chiamata Cheratocono, sostanzialmente modifica la forma della cornea rendendola di forma conica rispetto alla sua normale rotonda e generando un effetto visivo di luccichio e astigmatismo. Questo ovviamente influiva sulla visione del canestro da parte di Steph, che per fare ciò che ha fatto sinora si era abituato a soffrire questa difficoltà.

Ormai era da dieci anni che convivevo con questa situazione. Per me era uno status normale della mia vita e del mio stare in campo.

Tutto questo enfatizza ancora di più le sue imprese e aggiunge loro qualcosa di mitico.

 

La scoperta: le lenti a contatto

Mi si è aperto un mondo nuovo.

Queste le parole con cui Steph ha definito il cambiamento da quando ha cominciato a indossare le lenti a contatto.

Tutto è più nitido e chiaro. Vedo bene ed è una sensazione nuova per me.

Curry, per ironia della sorte, nel periodo di Natale di qualche anno fa aveva donato delle visite oculistiche e occhiali a diversi bambini bisognosi, accennando il suo problema ai dottori incaricati di occuparsi dell’operazione. È ragionevole pensare che i primi accertamenti vengano da li, ma sta di fatto che con la prescrizione di queste lenti che correggono il suo problema, la vista è cambiata e non solo. Questo problema infatti induce il cervello a compiere un lavoro molto più oneroso per equilibrare la vista e ottimizzare la messa a fuoco al fine di ridurre la deficienza fisica. Per ironia della sorte, non solo vedrà meglio, ma sarà anche mentalmente più riposato.

Dall’ultima giornata in cui ha riposato in quel di Dallas per turnover sta tirando con una precisione clamorosa, dopo aver avuto uno slump di nove partite in cui ha tirato 38-115. Ha compilato le successive nove con almeno cinque triple realizzate e, al netto della prova della notte scorsa contro i Lakers che ha parzialmente sconfessato questo momento caldo, la sua efficacia è cresciuta esponenzialmente con il 56-109 nelle suddette nove partite. Questo permette a lui e ai Warriors di vedere il futuro e i playoffs in modo molto più chiaro…in tutti i sensi.

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