NBA: Joe Ingles, il figlio, l'autismo e una lotta di grande amore

Joe e ranae Ingles sono stai molto forti nel rendere pubblico l'autismo del figlio. Ne è nato un circolo virtuoso nelle donazioni.

Il figlio di Ingles è autistico, la lotta di Joe

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La trasparenza con cui l’NBA ha storicamente trattato gli argomenti più spinosi è ormai ben conosciuta a tutti e soprattutto per quanto riguarda il campo, al netto di storture regolamentari sempre più difficili da accettare, ha sempre affrontato critiche e attacchi spiegando alla perfezione le proprie motivazioni, il più delle volte convincendo, altre lasciando comunque perplessi. Ciò che non è mai mancata però è la chiarezza sulle decisioni e le gestioni di situazioni anche noiose come l’ultima in ordine di tempo riguardante il tifoso che è stato bandito a vita dai palazzetti per aver insultato a sfondo razziale Russell Westbrook in quel di Salt Lake City.

La grande qualità che l’NBA mette in campo su tutti i fronti è la gestione delle persone e di conseguenza dei professionisti. Come la lega serve i propri dipendenti con corsi di formazione, tutorial o veri e propri master su i temi più disparati, porta questi a essere più preparati e soprattutto a loro volta più trasparenti e umani possibili nelle loro condotte di vita manifestando anche paure, timori e temi molto delicati della vita privata. Kevin Love è stato uno dei primi a scoperchiare il proverbiale vaso di Pandora confessando le proprie difficoltà psicologiche in alcuni momenti della carriera. È difficile pensare come un professionista pluridecorato e dalla grande ricchezza possa avere problemi psicologici anche seri, ma se pensiamo alla storia di Larry Sanders che ha lasciato la lega per una condotta di vita troppo lontana da ciò che lo facesse stare bene, si capisce che dietro agli atleti ci sono pur sempre degli uomini.

A tal proposito gli uomini hanno paure e situazioni difficili che nessuna moneta può comprare, come quella di Joe Ingles e della sua famiglia. I figli del giocatore australiano hanno sempre suscitato molta tenerezza sui social per la loro bellezza e genuinità, ma ovviamente nulla poteva far pensare al problema che sarebbe scaturito successivamente. La figlia femmina Milla cresceva regolarmente, mentre Jacob, il maschio, aveva qualche difficoltà in più. Potrebbe essere una cosa naturale, ma quando questo rallentamento si è protratto nel tempo gli esami strutturali hanno evidenziato quello che nessun genitore vorrebbe mai sentire diagnosticato al proprio figlio.

Ingles e la sua forza d'animo

NBA contro l'autismo: ricerca e donazioni

Ingles ha reso noto qualche tempo fa la malattia del figlio e ha chiesto agli Utah Jazz una maggiore flessibilità sugli orari di presenza per permettergli di essere presente e potersi dedicare alle cure iniziali del figlio. Ovviamente l’NBA in generale e i Jazz in particolare sono stati molto disponibili, dicendo al giocatore di prendersi anche delle partite di assenza in caso di bisogno:

Quando ho chiesto alla società di poter essere un po' più elastici sulla mai presenza in alcuni frangenti ho trovato grande umanità e comprensione. Per questo devo ringraziare tutti i componenti dello staff che hanno preso immediatamente a cuore la mia situazione rassicurandomi sul fatto che avrei potuto prendermi tutto il tempo che ritenessi necessario per le cure di mio figlio.

Ovviamente la notizia ha fatto il giro del mondo in poco tempo e ha avuto tanta cassa di risonanza sia a livello media che ovviamente tra i compagni:

Quando abbiamo saputo del problema di Joe - dice Gobert - ci siamo subito attivati per aiutarlo cercando di dargli il maggior supporto morale e umano possibile.

Ovviamente Joe ha ringraziato i compagni ed è tornato sugli inizi della vicenda:

Quando abbiamo visto che Jacob faticava nel processo di crescita e sostanzialmente non parlava quasi mai, abbiamo fatto degli esami specifici e quando l’esito ha decretato una forma di autismo il mondo mio e di Renae è crollato. Mentre andavo agli allenamenti la chiamavo piangendo e non riuscivo più a pensare di lasciarli soli a casa anche solo per qualche ora. Poi ci siamo fatti coraggio, sappiamo che Jacob è forte e faremo tutto ciò che è in nostro possesso per rendergli la vita più felice possibile. Questo farà parte della nostra esistenza e siamo pronti ad affrontarlo.

A tal proposito ne è nata una bellissima iniziativa dell'NBA con ambasciatore il giocatore che ha reso note tutte le difficoltà di una situazione che richiede una terapia di cinque ore al giorno per cinque giorni alla settimana.

La serata dell'aiuto

Nella partita interna che gli Utah Jazz hanno giocato contro i  Los Angeles Lakers si è onorato la giornata contro l’autismo per finanziare la ricerca e gli studi su un fenomeno che chiaramente condiziona tante vite. Joe Ingels ovviamente è stato l’ambasciatore di questa manifestazione e dopo un periodo di profonda tristezza ha ritrovato il sorriso potendo rendersi ambasciatore di un messaggio positivo, raccogliendo anche tante testimonianze. A tal proposito ha stabilito che dal quinto assist di quel match in poi avrebbe donato 5.000 dollari alla raccolta fondi raggiungendo una cifra globale che aveva già prodotto 1.2 milioni alla fine del terzo quarto.

Ha chiuso la partita a un solo rimbalzo dalla tripla doppia con ben 14 assists (cinque erano già al giro di boa del primo quarto) e quando è stato richiamato in panchina da Snyder, il pubblico ha mostrato dissenso. Lui li ha poi tranquillizzati facendo capire loro che la tripla doppia era solo una piccola parte di quella serata da ricordare. Rendere la cosa pubblica è stato per certi versi terapeutico e gli ha portato l’aiuto di tanti amici e compagni, ma soprattutto ha sensibilizzato tutta la società locale sull’argomento muovendo acque che fino a quel momento erano state forse troppo tranquille. Il tatuaggio che Joe e Renae si sono fatti con due pezzi di puzzle complementari potrebbe essere il primo veicolo per una vera e propria svolta nella ricerca.

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