NBA: Ginobili è per sempre, la sua maglia è nella storia degli Spurs

In una cerimonia molto emozionante e con tanti campioni, gli Spurs hanno omaggiato Manu Ginobili con il ritiro della maglia.

Manu Ginobili è nella storia degli Spurs

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In tantissimi si sono segnati con il classico circolato rosso la giornata, o per meglio dire la nottata, di ieri per godersi uno dei momenti più toccanti di questa regular season NBA, ovvero il ritiro della maglia di Manu Ginobili. Gli Spurs hanno scelto questa data per onorare al meglio l’argentino che ha segnato la storia recente di questa franchigia, ma che ha anche fatto sentire più vicni tutti gli italianiche lo hanno visto dominare la lega e vincere anelli con gli Spurs dopo aver mosso i primi passi di grandezza sui nostri campi.

Gli inizi di carriera per Manu sono stati proprio nello stivale quando arrivò a Reggio Calabria, dirigenza specializzata all’epoca nel reclutare tanti giocatori della poi celeberrima Generacion Dorada. Lì seppe ritagliarsi da subito uno spazio nel cuore dei tifosi che poi lo videro andare alla Virtus Bologna, squadra dal grande blasone in Italia e sempre competitiva per i più prestigiosi trofei. Con Ettore Messina (che ovviamente tornerà nella sua carriera) esplode oscurando campioni del calibro di Rigaudeau, Smodis, Andersen ecc. e deflagrando in un dominio di tecnica e atletismo che ha portato a una serie di trofei e alla Manu mania.

Quando l’NBA chiama, ovviamente El contusion (soprannome successivamente datogli dagli americani) non poteva attendere, visto che i suoi diritti erano stati acquisiti dai San Antonio Spurs con la 58° chiamata nel draft 1999 a dimostrazione che nello scoprire talento non americano Buford e soci non sono secondi a nessuno. Dapprima il suo gioco spumeggiante faceva tracimare Popovich a ogni azione, ma poi è stato proprio l’intransigente coach nero-argento a comprendere l’inestimabile valore del suo giocatore, convertendosi al Manu-pensiero e facendolo poi diventare uno dei leader assieme a Duncan e Parker di una delle squadre più vincenti dello sport professionistico americano.

Lo speech di Ginobili alla cerimonia

NBA: Parker, Duncan, l'Argentina e la storia degli Spurs

A presenziare c’erano ovviamente tutti i compagni di mille avventure, con l’ovvia presenza del detentore delle chiavi di San Antonio in Tim Duncan, assieme a Tony Parker, esonerato dai suoi impegni con gli Hornets. James Borrego (altro elemento della Spurs culture), richiesto di spiegazioni sul perché Parker non fosse tornato a Charlotte ha detto:

Tony non c’è perché ha un certificato medico firmato. In fondo c’è scritto dottor Popovich.

Con grande riconoscenza TP ha voluto rendere omaggio all’ex compagno con parole sentite:

Sono il giocatore che sono diventato grazie a te: la tua competitività, la tua passione e la tua voglia di vincere erano contagiose. Hai sempre messo il tuo ego all'ultimo posto e non so quante stelle avrebbero accettato di uscire dalla panchina senza mai dire una parola e giocando con la tua passione. Tutto questo è l’incarnazione dello spirito Spurs.

Anche Tim Duncan ha reso omaggio anche in modo scherzoso al compagno:

Quando la franchigia ti scelse chiamai Pop perché non avevo la minima idea di chi fosse quell'argentino, invece tu hai dimostrato di vedere sempre ciò che gli altri non nemmeno fossero in grado di pensare, di fare la giocata che nessuno si sarebbe aspettato e di capire sempre prima cosa sarebbe successo. Sei stato semplicemente incredibile.

Davanti a Manu nel suo speech, un pezzo di storia NBA con i due compagni, ma anche Sean Elliott, Sean Marks, Gregg Popovich, l'amico Patty Mills e tanta Argentina per onorare un campione che ha distrutto i vincoli di bandiera facendosi amare da tutti.

 

Popovich, i capelli bianchi e l'amore di Manu

Il discorso di Popovich era ovviamente il più atteso, perché forse nessuno come il coach è stato rapito e per certi versi traviato dal modo di essere di Manu Ginobili, che ha cambiato la sua concezione di NBA, di basket e anche di campione:

Quando sei arrivato avevo decisamente meno capelli bianchi, ma quando abbiamo scelto quel magrissimo ragazzo argentino che si buttava contro i centri avversari, segnava e faceva qualsiasi cosa su un campo da basket, sapevamo di aver trovato qualcosa di speciale. La tua voglia, il tuo desiderio, la tua necessità di competere e fare il bene della squadra sono uniche e mi sono reso conto a volte di averti allenato troppo, perché alla fine non avevi bisogno di consigli o binari in cui stare. Forse quando sei arrivato nella lega eri una Cadillac con poco controllo, ma poi una volta indirizzato tutti i tuoi talenti non avresti avuto bisogno di me. Non ci sarebbero titoli NBA a San Antonio senza di te.

A chiudere ovviamente è proprio Manu che come sempre, e dando per certi versi ragione a Parker, si mette in secondo piano:

Vi ringrazio per quello che mi avete dato in questi anni e per l’amore che mi avete mostrato ogni giorno. Io ho solo avuto la fortuna di avere delle buone carte da giocarmi in una buona mano. Questo è quello che sento della mia carriera e vedere la mia maglia lassù è un’emozione incredibile.

Molto toccante è stato anche il suo pensiero alla moglie e i figli seduti davanti a lui che hanno potuto capire per davvero cosa fosse Manu Ginobili per San Antonio, per l’NBA e per il basket.

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