NBA: Miami ritira la maglia di Bosh, campione in campo e fuori

Oltre a Mourning, Hardaway e O’Neal, ora nella storia degli Heat c’è anche Chris Bosh. La sua maglia è stata ritirata nella notte.

Bosh guarda la sua maglia entrare nella storia

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I Miami Heat sono pienamente coinvolti nella lotta per l’ottavo posto playoffs nella Eastern Conference e la partita interna contro gli Orlando Magic della notte scorsa aveva una posta in palio molto rilevante, ma nonostante la sconfitta che riapre i giochi per l’ottavo posto, è stato un momento da ricordare e che entrerò nella storia sia della NBA che della franchigia. Nell’intervallo è stata ritirata la maglia di Chris Bosh, diventando così la quarta della storia assieme ad Alonzo Mourning, Tim Hardaway e Shaquille O’Neal a campeggiare sul soffitto dell’American Airlines Arena. È stata una cerimonia molto emozionante che ha messo ancora una volta in luce oltre alle qualità sportive, quelle umane di CB1, assieme ai compagni di mille battaglie come Shane Battier e Juwan Howard.

È stato assente giustificato LeBron James, che non ha potuto essere della cerimonia in quanto impegnato in un match dei suoi Lakers. L’ovvio dispiacere del re è stato riassunto in un video messaggio per l’ex compagno:

Siamo fuori dai playoff e ho pensato che non sarei potuto mancare a questa cerimonia. Volevo saltare la partita e volare a Miami, ma poi ci ho ragionato con più lucidità ed era giusto essere sul campo con la mia squadra per curare ciò che stiamo costruendo. So che Chris ha capito pienamente il senso e lo voglio onorare con una mia parziale presenza questa festa.

È stato poi ancora LeBron a svelare un retroscena sul suo arrivo a Miami:

Quando ho deciso di lasciare Cleveland sapevo che avrei giocato con Chris. Volevo lui come compagno, adoravo il pensiero di condividere con lui campo e spogliatoio, che fosse a Chicago o Miami non importava, la cosa importante era averlo al mio fianco.

Finendo poi agli Heat con Dwyane Wade e i titoli NBA, tutto il resto è storia.

Sono stati tanti i ricordi nella serata, ma forse il più caratteristico è stato quello di Spoelstra:

Eravamo in difficoltà e sotto 2-1 contro Indiana nei playoffs. Io e il mio staff stavamo pensando a come invertire un’inerzia tutta dalla loro parte. A un certo punto bussò alla mia camera Chris con una cassa di birre e passammo tutta la sera a chiacchierare guardando una partita senza fare minimamente cenno alla nostra serie. Così ci siamo distratti e lui ha fatto ciò che fa un amico in un momento difficile: portare una birra e non pensare ai problemi. Posso considerare Chris come un amico ormai da tempo.

Si è accodato anche Dragic nell’enfatizzazione del lato umano confermando la sua stima, alla luce del fatto di aver lasciato la ribalta e lo status di superstar a Toronto per sacrificarsi in funzione della squadra e delle vittorie senza mai farne menzione.

Bosh guarda la sua maglia salire sul soffitto

NBA: un rimbalzo e un assist per la storia

Nella serata non poteva che tornare alla memoria e nelle immagini tributo la sequenza che sostanzialmente ha regalato il secondo titolo ai Miami Heat: LeBron sbaglia la tripla, Bosh prende il rimbalzo d’attacco e trova nell’angolo Ray Allen per il pareggio di una partita e di una finale che sembrava essere già segnata con gli inservienti già pronti con le corde per la cerimonia degli Spurs. Una singola coppia di gesti tecnici d’incredibile importanza per tutta la storia della franchigia come detto da Riley:

Credo che sia stata la sequenza rimbalzo-assist più importante di tutta la storia degli Heat. Senza quel momento staremmo parlando probabilmente di una percezione diversa su quella squadra. Chris, oltre a quello, ha portato tantissime altre doti tecniche e umane all’interno di quella squadra essendo la chiave di tutti i successi.

Se torniamo alla mente ancora un anno più indietro è facile capire come la sua conversione a centro in grado di aprire il campo e produttore d'intangibles (cosa in cui tanti gli accusavano di mancare) è stata semplicemente la chiave tattica della finale NBA contro gli Oklahoma City Thunder. Ha fatto saltare il banco con la vera evoluzione del suo gioco e un approccio completamente votato alla squadra, mettendo da parte tutto l’ego e le ambizioni personali in nome dei successi. Brooks non fu capace di trovare risposte a lui e questo segnò la serie da gara due in poi, dimostrando che in entrambi i titoli lo zampino di CB1 è evidente.

Miami è stata la mia salvezza

È un Bosh evidentemente emozionato quello che campeggia al centro del campo ricoperto dagli applausi della Heat Nation, ma questa felicità non sfocia in commozione solo in un momento, con l'orgoglio di essere stato riconosciuto non solo come stella sul campo, ma anche come uomo della comunità fuori che ha ricevuto innumerevoli attestati d'affetto:

Gli Heat mi hanno girato tutte le vostre lettere di stima e affetto che mi hanno dato una forza incredibile nel combattere in ogni momento difficile. Non sapete quanto questo mi abbia fatto bene e mi abbia fatto sentire parte integrante di questa cultura e questa città. Questo è ciò che significa Miami per me.

Oltre ai tanti award sul campo e ai meriti sportivi e umani, l’ultima parola è di Dwyane Wade che oltre al pensiero sul Bosh compagno e professionista regala anche una nota divertente, infatti lo ha definito come il miglior photobomber della storia, infatti si ricordano diversi siparietti con lui come protagonista durante le interviste altrui. È una nota di costume e scanzonata che manda in archivio una cerimonia tanto importante quanto toccante, con quel pizzico di malinconia riguardante la malattia che lo ha dovuto tenere prima lontano dai campi per poi costringerlo al ritiro.

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