NBA: Lakers-James fuori dai playoff, un fallimento...annunciato

LeBron James e i Los Angeles Lakers non andranno ai playoff e il disastro annunciato affonda le radici già da questa estate.

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Era ormai nell'aria da diverso tempo, ma con i risultati di questa notte è diventato realtà: i Los Angeles Lakers sono matematicamente esclusi dai playoffs. Quello che ovviamente fa ancora più impressione è che LeBron James per la prima volta dal lontano 2005 non potrà lottare per il titolo NBA durante la postseason, mettendo la parola fine a una presenza che ormai davamo per scontata e che ha caratterizzato sempre il periodo di maggio-giugno delle recenti stagioni.

Per analizzare il fallimento di LeBron e dei Lakers occorre partire dall'estate, perchè il suo approdo a El Segundo riguardava si la pallacanestro, ma ovviamente anche tutto quello che di contorno il personaggio si portava con sè. L'NBA non è l'unico interesse del re, infatti le riprese estive di Space Jam 2, le case e i possedimenti a livello di affari (e d'istruzione dei figli) hanno fatto pendere la bilancia verso i gialloviola, con la consapevolezza che la stagione cestistica sarebbe potuta essere difficile. Da qui a pensare che sarebbe stata così dura, però, ce ne passava anche all'interno della sua testa.

Dall'altra parte la proprietà dei Lakers non è stata esente da pecche nella gestione del mercato estivo, avendo allestito una squadra più da "contentino" per il giocatore simbolo che in qualcosa di davvero competitivo. La cera lacca su tutti gli acquisti doveva essere posta da James, ma di certo si è dato precedenza all'esperienza e al supposto carisma rispetto a delle questioni tecniche e prettamente cestistiche che forse avrebbero fatto più al caso di Walton. Già, Walton...un altro allenatore finito sotto la sfiducia di James, che un pò ha dimostrato di non aver mai avuto grande hype per il giovane coach, dall'altra ha trovato poco materiale per fargli cambiare idea.

James manca i playoff NBA dopo 13 anni

NBA: gli errori di LeBron

Dopo un mese intero a parlare del suo approdo ai Lakers e poi l'effettiva firma nella free agency, lasciando la solita terra bruciata alle spalle con Cleveland che ora impiegherà diversi anni per tornare una squadra credibile, inizia il quarto capitolo della storia NBA di James sotto la prospettiva, in due anni, di poter acquisire almeno un altro top player e competere per il titolo. Per velocizzare il processo l'interesse del GM LeBron a Anthony Davis è stato perentorio tanto da indurre Rich Paul (casualmente procuratore di entrambi) a richiedere espressamente i Lakers come prossima destinazione di Unibrow.

Legato a questa che, apparentemente, è una buona notizia per i Lakers, c'è stata una gestione decisamente censurabile con James che, proprio per perorare la causa Davis, ha mandato a turno praticamente tutti i giovani della squadra sotto la gogna mediatica per supposta distrazione, inadeguatezza o semplice inefficacia. Oltre a questo c'è stata anche la sommaria delegittimazione di Luke Walton (che in verità ha fatto poco per evitarla) e così un gruppo che perlomeno poteva mostrare del potenziale tra giovani e veterani si è sfaldato ancor di più. Questo turning point ha distrutto le speranze di playoffs, la chimica interna e ogni prospettiva nel breve periodo, complice anche un fisiologico calo delle prestazioni di James che, seppur statisticamente sempre commendevoli, sono decisamente in ribasso dal punto di vista difensivo, di approccio e di sacrificio.

Magic e Pelinka, pro e contro

Gli errori di Magic, Pelinka e del front office

In estate la coppia Magic-Pelinka era stata dipinta come la motivazione per cui James fosse approdato ai Lakers, ma non stiamo esattamente parlando di una sapiente manovra di mercato, quanto di una decisione sostanzialmente già presa da parte del giocatore che è solo stata aiutata a diventare realtà con un relativo sforzo. Da quel momento il duo si è assoggettato (e non sono stati i primi) alle volontà della loro stella non imponendo la costruzione di un roster propedeutico al personale già a disposizione, da qui le firme di Rondo, Stephenson e Beasley che sono ancora in cerca di spiegazione. Queste personalità difficili, unite a giovani in rampa di lancio come Ball, Kuzma e Ingram hanno fornito un ingrato compito a Luke Walton che non è stato in grado di gestire questo gruppo decisamente complicato.

La ciliegina sulla torta è arrivata con una specie di "prostituzione NBA" nel cercare di prendere Anthony Davis durante la finestra di mercato avendo sostanzialmente offerto quasi tutta la squadra per un giocatore. Anche Kobe Bryant ha affermato che quando puoi prendere Anthony Davis devi fare di tutto per farlo, ma forse quel tutto è stato un pò troppo, perchè i gialloviola hanno gestito come peggio non si poteva l'affare. Jeanie Buss poi si è scagliata contro i media rei di aver messo in giro la fake news della fantomatica offerta formulata ai Pelicans, ma la frittata era ormai fatta. Diciamo che storicamente i Lakers hanno sempre trovato modi scenografici sia per vincere, che per implodere e in questa stagione l'occhio del ciclone li ha sempre tenuti ben presenti in un'annata che verrà dimenticata solo se nella prossima stagione si lotterà davvero per il titolo e in estate arriverà una stella di prima grandezza.

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