Premier League, effetto Brexit: quali saranno le conseguenze?

Permessi di lavoro, tasse, svalutazione della sterlina e appeal globale. Il calcio britannico fa i conti con il potenziale abbandono dell'UE.

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Pochi giorni fa il Parlamento inglese ha escluso la possibilità di effettuare la Brexit senza un accordo di recesso e un quadro sulle relazioni future con l'UE. L'uscita del 29 marzo è stata rinviata dopo le votazioni di questa settimana, ma la posizione dell'arteria politica britannica lascia ancora sperare in una soluzione più cauta per il futuro del Regno Unito. Spettatrice interessata, per ovvi motivi sia finanziari sia burocratici, è la Premier League: il calcio sta giocando un ruolo determinante da questo punto di vista, ma si sta anche preparando ad ogni eventualità.

L'influenza che la Brexit avrà sulla Premier League potrebbe causare un moto recessivo sotto diversi aspetti: quello che è considerato il miglior campionato del mondo potrebbe trovarsi a fare i conti con i permessi di lavoro per i tesserati non britannici, ma anche con restrizioni in rosa, tassazioni più impegnative sui trasferimenti ed una svalutazione della sterlina che ha già cominciato a farsi sentire negli ultimi mesi. L'uscita dall'Europa unita è prevista proprio in quest'anno solare: se dovesse concretizzarsi nei tempi stabiliti, a prescindere dalle modalità, ci potrebbero essere conseguenze già nella stagione 2019/2020.

Non sorprende che tutti i club di Premier League siano contrari alla Brexit. Già nel 2016, nel momento in cui la popolazione è stata chiamata al referendum, i vertici del calcio inglese si sono opposti ad un'eventuale uscita dall'UE, manifestando il proprio disappunto ancor prima che emergesse il risultato del voto. Con il 51,9% di preferenze per l'uscita, si sono aperti diversi scenari che tutt'ora preoccupano le società, costrette ad adeguarsi nel caso in cui vengano rispettate le tempistiche e le modalità di abbandono. Il futuro del calcio inglese dipende dall'agognato accordo politico.

Premier League, cosa cambia con la Brexit? I club si oppongono all'uscita dall'UEGetty Images
Premier League, cosa cambia con la Brexit? I club si oppongono all'uscita dall'UE

Brexit, gli effetti sulla Premier League

Richard Scudamore, presidente della Premier League, guida il partito contrario alla Brexit. Il boss della massima divisione inglese ha incontrato il favore di tutte le società, consapevoli del danno finanziario e delle difficoltà burocratiche che incontrerebbero dopo l'addio all'Europa unita. Le uniche dichiarazioni in senso opposto sono arrivate da Neil Warnock, allenatore del Cardiff, che ha colto tutti di sorpresa con la sua volontà di staccarsi dall'UE:

Non vedo l'ora di uscirne, sono onesto. Penso che staremo meglio, sotto ogni punto di vista. Compreso il calcio, assolutamente.

A prescindere dalle opinioni, il Parlamento ha fissato i paletti a cui dovrà sottostare Theresa May. Senza l'accordo, rischia di saltare il banco. Le autorità politiche, una volta ottenute le richieste, potranno procedere in due sensi: "Hard Brexit", con conseguenze rigide sulla circolazione di merci e persone, o "Soft Brexit", con una serie di misure più flessibili per facilitare chi ha rapporti con l'estero. Il calcio, da questo punto di vista, dovrà comunque adattarsi alle novità.

WarnockGetty Images
Neil Warnock, allenatore del Cardiff: è l'unica voce favorevole alla Brexit emersa dalla Premier League

Calciomercato, le conseguenze della Brexit

I trasferimenti rappresentano la prima preoccupazione dei club britannici, che proprio grazie alla libera circolazione di merci e persone hanno costruito la Premier League com'è conosciuta oggi. Le squadre di primissima fascia, che hanno maggiore disponibilità economica e possono pescare giocatori all'estero con maggiore facilità, avranno diversi problemi anche in Europa: i giocatori appartenenti all'UE verrebbero trattati esattamente come quelli non UE o non appartenenti alla European Economic Area, con l'obbligo di sottostare a determinati criteri per approdare nel Regno Unito. Come per i giocatori, le restrizioni sarebbero identiche per gli allenatori: 14 squadre su 20 sono guidate da stranieri e l'impatto sarebbe enorme.

Pep Guardiola Jurgen KloppGetty Images
Come i giocatori, anche gli allenatori di Premier League seguono la vicenda Brexit: 14 su 20 sono stranieri

Lo stesso vale per l'Academy. Ogni settore giovanile avrà difficoltà nel reclutare giovani talenti in giro per il mondo: il regolamento FIFA prevede lo spostamento internazionale di calciatori tra i 16 e i 18 anni soltanto se i club interessati dal trasferimento sono sul territorio UE. A novembre, inoltre, la FA ha avanzato la proposta di abbassare il numero di giocatori stranieri nelle squadre di Premier League a 12, ben 5 in meno rispetto allo stato attuale.

Stando alle ricerche condotte dai media inglesi al momento del voto nel 2016, tra Premier League, Championship e Scottish Premiership ci sarebbero almeno 332 giocatori che non risponderebbero ai requisiti post-Brexit.

Permessi di lavoro

Chi vorrà giocare in Premier League, poi, dovrà uniformarsi a qualsiasi altro lavoratore straniero nel Regno Unito e dovrà procurarsi un permesso di lavoro come dipendente del club. Si tratta di un documento ufficiale rilasciato dallo UK Home Office che ne riconosce i requisiti per lavorare nel Paese. Un calciatore lo otterrà automaticamente se la combinazione tra la posizione nel ranking FIFA della sua Nazionale e la percentuale di partite disputate con la stessa Nazionale nei 2 anni antecedenti alla richiesta soddisferà i criteri stabiliti.

A ciò si aggiungono diversi calcoli legati al valore del trasferimento: il costo dell'operazione, il salario percepito e la carriera fino all'approdo nel Regno Unito rappresentano fattori oggettivi a cui sottostare. Sono concesse anche discussioni orali per avvalorare la richiesta del permesso.

Se questo sistema fosse stato già in vigore negli anni scorsi, la Premier League non avrebbe potuto accogliere giocatori come N'Golo Kanté o Riyad Mahrez, trascinatori del Leicester nel 2016 e adesso pedine del Chelsea e del Manchester City. In questo caso, avrebbero dovuto far riferimento all'Exceptions Panel, che avrebbe deciso sulla concessione del permesso di lavoro.

MahrezGetty Images
Se i criteri fossero già stati in vigore negli anni scorsi, Riyad Mahrez e tanti altri non sarebbero arrivati in Premier League

Svalutazione della sterlina

Mike Garlick, presidente del Burnley, è stato il primo a sollevare la questione finanziaria. Il valore della sterlina è diminuito, rendendo più difficile essere competitivi sul mercato internazionale. Se i top club che dispongono di risorse economiche sconfinate non hanno ancora accusato il colpo, le società di fascia inferiore cominciano a notare la differenza. Il numero uno dei Clarets ha messo tutti in guardia:

La Brexit minaccia di rendere ancor più grave il divario tra i club di Premier League. Siamo disposti ad accettare un danno del genere in termini di appeal e tasso tecnico generale?

Nel post-Brexit, il decrescente potere di attrazione monetaria, che al momento si sta manifestando in minima parte, potrebbe rendere i top club d'Inghilterra tanti "Burnley europei" incapaci di contrastare la forza economica di Juventus, PSG, Bayern, Real Madrid e Barcellona. Un rischio non ancora concreto, a cui però si potrebbe andare incontro in un futuro non troppo lontano. Perfino gli introiti dei diritti televisivi potrebbero non bastare per pareggiare un eventuale gap dovuto alla svalutazione della moneta.

GarlickGetty Images
L'allarme lanciato da Mike Garlick, presidente del Burnley: il potere di attrazione monetaria è in calo

Britannici all'estero

Il problema si pone anche per i giocatori in uscita dalla Premier League o già impegnati in campionati esteri. La Brexit "no-deal", senza accordo di recesso e quadro delle relazioni con l'UE, è una delle maggiori preoccupazioni di Gareth Bale al Real Madrid, Jadon Sancho al Borussia Dortmund e tanti altri colleghi in giro per l'Europa. Proprio l'agente del gallese, in relazione al futuro del suo assistito, ha dichiarato di voler monitorare l'uscita dall'UE prima di prendere qualsiasi decisione.

Decisione che dovrà sottostare ai tempi della politica. Dopo il rinvio certificato dalle votazioni di questa settimana, gli Stati membri dell'UE dovranno autorizzare la proroga all'unanimità: la votazione è prevista per il 21 marzo. Allo stesso modo, esiste una remota possibilità che lo stallo in Parlamento annulli del tutto la Brexit, ipotesi che però non viene nemmeno presa in considerazione a fronte del referendum del 2016. La Premier League rimane alla finestra, così come i tesserati dei club britannici e i calciatori inglesi che giocano all'estero.

BaleGetty Images
Non solo Premier League, anche i britannici all'estero attendono la Brexit: Gareth Bale e i suoi "fratelli"

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