Barcellona: brilla la stella di Arthur, l'erede di Xavi e Iniesta

Con il numero 8 sulle spalle si sta ritagliando uno spazio da protagonista nei blaugrana: alla scoperta di Arthur, l'erede di Iniesta che ha fatto innamorare Valverde.

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Alla vigilia di Barcellona – Lione, una delle partite più importanti della stagione blaugrana, il tecnico Valverde ha deciso di portare in conferenza stampa uno dei giocatori chiave di una squadra che, ancora una volta, è stata capace di dare una grandissima prova di forza. Messi? Piqué? Suarez? No, loro sono stati protagonisti sul campo: davanti ai giornalisti il tecnico si è presentato affiancato da Arthur Melo. Quello che sembrava poter essere un premio per il giovane talento brasiliano ben presto si è rivelato un piano studiato a tavolino.

Arthur, che di lì a poche ore giocherà una delle sue migliori partite dell'anno, prima di parlare del Lione e di quanto sarebbe stato fondamentale passare il turno, ci ha tenuto a chiedere scusa per il comportamento tenuto alla viglia del Clasico di Copa del Rey, quando l'ex Gremio – nonostante l'importanza dell'appuntamento – ha pensato bene di prendere ugualmente un aereo per volare a Barcellona a festeggiare il compleanno di Neymar. Una mossa che al club non è piaciuta affatto, un gesto che ha portato alla logica conseguenza di un'esclusione dal match contro il Real Madrid. Lo 0-3 del Bernabeu Arthur lo ha solo assaporato: entrato in campo a dieci minuti dalla fine, ha solo aiutato i suoi compagni ad amministrare il vantaggio e poco altro.

Quando tre giorni dopo il Barcellona si è ripresentato nella tana del nemico per il Clasico di Liga, invece, il brasiliano era di nuovo in campo dal primo minuto. Le scuse private rivolte ai compagni e alla società hanno funzionato, così il numero 8 blaugrana ha potuto riprendersi il suo posto da interno destro in una mediana che non può più fare a meno di lui. Patti chiari, amicizia lunga: al Barcellona non tollerano gesti di questo tipo e, considerando Arthur un talento sul quale costruire la squadra del futuro, i dirigenti hanno deciso di dare subito un segnale molto forte.

Arthur, centrocampista brasiliano del BarcellonaGetty Images

Barcellona, Arthur chiave tattica di Valverde: per il tecnico è insostituibile

D'altronde quest'anno in casa catalana si sono riscoperti specialisti nel gestire casi di questo tipo, soprattutto dopo la grande gestione della grana legata a Dembélé, tornato protagonista dopo una prima parte di stagione in cui veniva tenuto costantemente sotto controllo per il suo stile di vita poco professionale. Rispetto al bizzoso francese Arthur è però un tipo molto più tranquillo e riflessivo. La testa l'ha sempre usata anche fuori dal campo, ma è sul terreno di gioco che la sua ascesa è sembrata veloce, straordinaria e inesorabile. A tratti inaspettata, come confermato qualche settimana dallo stesso Valverde, che già durante lo scorso ritiro estivo aveva capito le capacità di questo ragazzo.

Arthur arriva dal Gremio e, quando il Barcellona lo ha messo per la prima volta nel mirino, stava alzando la Copa Libertadores al cielo della Fortaleza di Lanus: in Europa ha avuto un impatto immediato, tanto che a oggi ha già superato la soglia delle 30 presenze stagionali (la maggior parte delle quali da titolare), un bottino di tutto rispetto se consideriamo che ha anche dovuto fermarsi di recente per infortunio. Più che i numeri, a impressionare sono però le prestazioni di un classe 1996 che gioca già con una grandissima personalità, tanto che in società non si sono fatti problemi a consegnargli il numero di maglia che fu di un “certo” Andres Iniesta.

Arthur è un elemento tatticamente molto duttile e Valverde non ci ha messo molto ad adattarlo come interno di una mediana a tre, dove parte preferibilmente a destra ma si è già disimpegnato anche a sinistra. Già, perché una delle sue grandi qualità risiede nel fatto di poter sostituire per caratteristiche qualsiasi altro centrocampista presente in rosa, con la sola eccezione di Busquets. Un fattore determinante per una realtà come il Barcellona, che ha fatto dell'universalità il suo storico cavallo di battaglia.

Per informazioni chiedere a Coutinho, che con il suo arrivo si è visto ridurre ulteriormente gli spazi in un 4-4-2 un po' troppo penalizzante per l'ex Liverpool, col quale però Arthur ha instaurato un grandissimo rapporto al di fuori del campo. Questione di nazionalità? Probabile, ma come ha dimostrato la partita contro il Lione i due possono giocare anche insieme, in una squadra che cambia più volte sembianze all'interno dello stesso match.

Da scarto del Goias a stella blaugrana

E dire che fino a qualche anno fa il destino di Arthur non sembrava poter essere così pieno di soddisfazioni, visto che nel 2009 – all'età di 13 anni – il Goias gli dà il benservito perché a loro dire questo ragazzo ha un fisico poco proponibile per giocare a certi livelli. L'anno successivo però l'attuale centrocampista del Barcellona supera un provino con il Gremio e si mette in evidenza durante alcuni tornei giovanili, guadagnandosi la chiamata dell'under 17 brasiliana. Da qui in poi tutto comincia a essere in discesa: l'esordio con la prima squadra, arrivato a 19 anni ancora da compiere, è il preludio ai vari successi che arriveranno da lì a poco.

Dopo la conquista della Copa do Brasil, Arthur è protagonista della cavalcata vincente in Libertadores, dove non solo è fondamentale per il successo del Gremio, ma riesce anche a farsi eleggere come miglior giocatore della finale. Il suo stile di gioco si sposa in pieno con la filosofia del Barcellona, perché Rei Arthur (Re Artù, come viene soprannominato in Brasile) sa dialogare toccando la palla al massimo per due volte, si muove bene in fase di non possesso e sa trovare spesso soluzioni verticali difficilmente leggibili per gli avversari.

Queste caratteristiche vi fanno venire in mente qualcuno? Già, proprio Xavi e Iniesta, la cui eredità sembra essere ricaduta sul migliore interprete possibile attualmente in circolazione. La sua partita manifesto, assieme ai due Clasicos di Liga, è senza dubbio quella contro l'Inter in Champions League, dove ha abbinato il suo gioco a un grande senso della posizione. Il Barcellona è il club che lo ha più voluto, pagandolo quasi 40 milioni di euro, ma anche quello per il quale Arthur tifava da bambino, quando assieme al padre seguiva le gesta dei blaugrana dalla sua casa di Goiania.

Per il Barça ha ulteriormente perfezionato il suo stile di vita, arrivando a controllarsi quasi in maniera maniacale perfino sul cibo: secondo quanto riportato da Mundo Deportivo, il gioiellino brasiliano si ferma a due pasti al giorno e ha eliminato completamente ogni sorta di caloria inutile. La cosa curiosa sarebbe quindi capire cosa ha mangiato e bevuto al compleanno di Neymar, una festa nella quale – almeno stando alle foto messe in rete – sembra che nessuno dei presenti si sia risparmiato. Ma questo è passato, un episodio che probabilmente non si ripeterà. Anzi, se le prestazioni dovessero rimanere queste, chissà che il prossimo anno il Barcellona non possa concedergli una deroga per volare nuovamente a Parigi.

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