Patrice Evra: una vita al massimo, al grido di 'I love this game'

La vita e le avventure di un personaggio unico, campione in campo e nella vita: da Marsala alla Juventus passando per l'Old Trafford senza smettere mai di gridare l'amore per il più bel gioco del mondo.

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Per raccontare una bella storia a volte si può partire dalla fine, in questo caso dal 5 maggio 2018: al King's Stadium di Leicester i padroni di casa affrontano il West Ham nella penultima giornata di una Premier League che ormai non ha più niente da dire per entrambe le squadre, già salve e troppo lontane dall'Europa. Gli ospiti, avanti 2-0 grazie alle reti di Joao Mario e Noble, all'89esimo effettuano il terzo e ultimo cambio: esce il difensore congolese Masuaku ed entra al suo posto Patrice Evra, prossimo a compiere 37 anni e a lungo stella del calcio inglese con la maglia del Manchester United.

Si tratta dell'ultima partita ufficiale giocata da quello che molti esperti - primo tra tutti un certo Sir Alex Ferguson, che lo ha consacrato a stella del calcio mondiale - hanno definito uno dei migliori terzini sinistri d'Europa dell'ultimo ventennio. Un campione che ha vinto tutto, che ha combattuto centinaia di battaglie e indossato alcune tra le maglie più prestigiose al mondo senza però mai perdere lo spirito che lo ha accompagnato per tutta la carriera, quello di chi ama profondamente il proprio mestiere e continua a considerarlo il più bello del mondo.

Forse allora è sbagliato dire che si può iniziare a raccontare la storia di Patrice Evra dalla fine, da quell'anonimo minuto in quell'anonima sfida tra Leicester e West Ham. Perché nonostante non veda il campo da un po' e che il suo mestiere sembri ormai essere quello di re dei social network e ambasciatore del suo brand, quella tra questo giocatore e il calcio è una storia che non finirà mai.

Patrice Evra con i suoi compagni di squadra contro il Leicester
Leicester-West Ham, 5 maggio 2018: l'ultima partita ufficiale di Patrice Evra

Patrice Evra e il calcio: un'infinita storia d'amore

Eppure tutto quanto - le grandi squadre, i grandi trofei, la fama - sarebbe potuto restare soltanto un sogno. Figlio di un diplomatico senegalese che nel 1984 si trasferisce con la famiglia nei pressi di Parigi, Patrice Evra non è un predestinato, anzi: la strada che lo porterà ai vertici del calcio sarà lunga e tortuosa, irta di ostacoli che però il Nostro sarà sempre in grado di superare, sostenuto da quell'ottimismo che lo contraddistingue ancora oggi.

Patrice Evra con la maglia della Juventus
Due stagioni e mezzo alla Juventus, Evra ha collezionato 82 presenze complessive vincendo 2 Scudetti, 2 Coppe Italia, una Supercoppa e raggiungendo la finale di Champions League del 2015 persa contro il Barcellona.

Ambizioso, coraggioso e testardo: sono queste le tre parole con cui lo descrive Tshymen Buhanga, l'amico d'infanzia che un giorno lo presenta all'allenatore del Club Omnisports des Ulis come "il nuovo Romario": il tecnico Jean-Claude Giordanella, che anni prima ha lanciato nello stesso club un certo Thierry Henry, ricorderà anni dopo che a differenza di quello che diventerà l'attaccante più prolifico nella storia della Francia, Evra era ugualmente veloce, meno dotato tecnicamente ma ferocemente determinato a sfondare in un mondo che inizialmente gli chiude in faccia numerose porte. 

Rennes e Lens lo seguono e poi lo mollano, scoraggiate dal fisico minuto. Ci crede invece il Bretigny, quindi ecco il Paris Saint-Germain, che ha l'intuizione di allontanarlo dall'area e schierarlo come ala sinistra, posizione in cui potrà sfruttare velocità e dribbling, le sue armi migliori: quando la strada sembra però essere finalmente in discesa arriva la doccia gelata, con il club che non lo ritiene meritevole di un contratto da professionista. Sembra tutto finito, ma è proprio qui che per una volta il destino gli viene incontro: notato in un torneo di calcio a 5 da un'osservatore del Torino, arriva in Italia per indossare la maglia della Primavera granata ma invece si ritrova in Serie C, con un contratto da professionista, nel Marsala.

La gavetta tra Marsala e Monza

Stanco di aspettare una vera occasione Evra coglie al volo la prima che gli si presenta: la firma del primo contratto è ancora oggi il ricordo più bello, l'anno in cui è protagonista della difficile e indimenticabile salvezza dei siciliani, 15esimi nel Girone B e salvi solo dopo un duro spareggio ai playout contro la Battipagliese. Gioca 27 partite, segna 6 gol e si guadagna l'amore dei tifosi che conquistati dalle sue cavalcate sulla fascia sinistra lo chiamano "la gazzella nera": è un sogno, cominciato nel peggiore dei modi con una serata da incubo nei pressi della stazione di Milano, quando spaesato e quasi in lacrime il giovane Patrice, incapace di trovare un treno per Marsala, viene salvato da un senegalese mandato lì quasi dal destino.

Mi vide angosciato e mi salvò, il fatto che venisse dal mio stesso Paese mi sembrò quasi un segno del destino. Mi sistemò per la notte e il giorno dopo mi mise sul treno giusto. Non l'ho più rivisto e non lo ringrazierò mai abbastanza.

Così Patrice Evra ricorderà anni dopo al Guardian la notte che ha cambiato la sua vita, anche se la storia è ancora tutta da scrivere e la strada tutt'altro che in discesa: dopo la positiva stagione di Marsala lo acquista il Monza, in Serie B, dove però viene puntualmente ignorato dal tecnico Pierluigi Frosio. È il momento di tornare in Francia, di ripartire dal basso, dalla squadra riserve del Nizza di proprietà di Franco Sensi.

I primi passi verso la gloria: dal Nizza al Monaco

Sarà con il duro lavoro che Patrice Evra riuscirà a imporsi finalmente nel calcio che conta, con il sudore versato nelle tante partite apparentemente inutili nella quarta serie francese che lo portano all'attenzione dell'allenatore della prima squadra: è italiano, si chiama Sandro Salvioni e ha l'intuizione di schierarlo come terzino sinistro, posizione che l'ambizioso Evra teme lo possa portare troppo lontano dalla porta avversaria, da quei gol che possono garantirgli un futuro di alto livello, e che invece gli schiuderà finalmente le porte del calcio che conta.

Perché il resto della storia di Patrice Evra, la parte più nota, è finalmente tutta in discesa: inserito nella squadra dell'anno in Ligue 2, passa al Monaco e diventa un punto fermo della squadra che nel 2003 vince la Coppa di Lega e che l'anno successivo è capace di arrivare fino alla finale di Champions League, persa contro il Porto di José Mourinho. Nello stesso periodo arrivano anche le prime presenze con la Francia e poi la chiamata del Manchester United, uno dei club più forti al mondo.

Patrice Evra, finale di Champions League 2004
Patrice Evra ha da poco compiuto 23 anni quando gioca la sua prima finale di Champions League: il suo Monaco cade nella finale di Gelsenkirchen con il Porto di José Mourinho.

Manchester United: i trionfi sotto la guida di Ferguson

Sarà all'Old Trafford che Evra diventerà uno dei più grandi in circolazione: dopo aver faticato a prendere le misure di un calcio decisamente diverso per ritmi e pressioni da quello giocato in Ligue 1, Patrice si impone come terzino sinistro titolare ed è uno dei punti di forza della squadra che torna a vincere la Champions League nella stagione 2007/2008. Pupillo di Sir Alex Ferguson, che inizialmente aveva definito il suo acquisto "un azzardo" ma che poi se ne innamora al punto da definirlo "il miglior terzino d'Europa", resta un perno della squadra per ben 8 anni, un lungo periodo contraddistinto da una pioggia di trofei.

Patrice Evra con Sir Alex Ferguson
Patrice Evra con Sir Alex Ferguson, l'uomo che lo lancerà nel calcio di altissimo livello.

5 Premier League, 3 Coppe di Lega, 5 Community Shield, 1 Champions League vinta e due perse in finale con il Barcellona, il Mondiale per club, l'inserimento costante nella top 11 del campionato inglese e la presenza anche in quelle UEFA e FIFA, la bellezza di 379 presenze complessive con i Red Devils: fino a quando non lascerà l'Inghilterra, nell'estate del 2014, Evra sarà una certezza, titolare indiscutibile in una delle squadre più forti e prestigiose al mondo, creando un profondo legame con Ferguson, noto per essere un duro ma incapace di resistere a quel calciatore capace di contagiare tutto il gruppo con la sua allegria ma allo stesso tempo di essere estremamente serio e professionale quando serve.

Gli aneddoti su Cristiano Ronaldo: evitare cene e sfide a ping pong

Il periodo al Manchester United è ricco di episodi e di aneddoti memorabili, come ad esempio quelli che riguardano Cristiano Ronaldo e che il francese racconta in un'intervista all'emittente britannica ITV Sport durante i Mondiali di Russia 2018.

Se Cristiano Ronaldo vi invita a cena non accettate per nessun motivo. Io una volta lo feci dopo l'allenamento, ero stanchissimo: sul tavolo c'erano soltanto pollo e insalata, nessuna bibita, soltanto acqua. Pensavo che dopo avrebbero portato qualcos'altro, invece niente. Lui finì in pochissimo tempo e mi chiese di fare due palleggi, allora gli chiesi se almeno potevo finire di mangiare e poi lo accontentai. Poco dopo andammo in piscina e mi disse: "Siamo venuti qui per mangiare o perché domani abbiamo una gara?". Cristiano è una macchina, non vuole mai smettere di allenarsi.

Le carriere di CR7 e di Evra si incrociano all'Old Trafford per tre stagioni e mezzo ricche di successi, quindi il portoghese si trasferisce al Real Madrid e si impone come il più forte al mondo, uno dei più forti di sempre. La cosa non stupisce affatto il francese, che racconta un altro episodio che la dice lunga sulla determinazione della futura stella del Real Madrid e della Juventus.

Una volta giocò a ping pong con Rio Ferdinand e perse. Non lo accettava, così comprò un tavolo e si allenò ininterrottamente per due settimane, quindi chiese la rivincita e vinse davanti a tutti. Lui è fatto così, lui è questo, e per questo non sono affatto stupito dai suoi successi.

Patrice Evra con Cristiano Ronaldo ai tempi del Manchester United
Patrice Evra e Cristiano Ronaldo hanno giocato insieme nel Manchester United dal gennaio 2006, anno dell'arrivo del francese all'Old Trafford, all'estate del 2009, quando il portoghese passa al Real Madrid: insieme hanno vinto 3 Premier League, 2 Coppe di Lega, 2 Community Shield, Champions League e Mondiale per club.

La sfida con il Liverpool e il litigio con Luis Suarez

Il 15 ottobre 2011 il Manchester United pareggia 1-1 in casa del Liverpool: si tratta di una gara come sempre ricca di emozioni e tensioni, ma quanto accade al termine dei 90 minuti entra nella storia del calcio inglese. Evra, che nell'occasione era il capitano dei Red Devils, nella conferenza stampa che segue il match racconta di aver subito più volte insulti razzisti da parte di Luis Suarez, centravanti uruguaiano dei padroni di casa, e di avere inoltre riportato già tutto anche al direttore di gara Andre Marriner.

Luis Suarez e Patrice Evra parlano in campo nel 2011
Luis Suarez e Patrice Evra: dopo quella partita l'attaccante fu squalificato per 8 giornate

Alle parole del francese seguirà un'indagine da parte della Football Association, che infine squalifica l'attaccante dei Reds per ben 8 giornate, una decisione che fa scalpore e crea un lungo dibattito in Inghilterra con i giocatori del Liverpool che per protesta prima di una gara indossano una t-shirt con il volto del compagno - gesto che nella sua autobiografia Alex Ferguson definirà "ridicolo" - e con lo stesso Suarez che quando incontra nuovamente Evra evita di stringergli la mano nel classico cerimoniale che precede l'inizio delle partite.

Il gesto dell'uruguaiano sarà duramente stigmatizzato da Sir Alex Ferguson, che definisce l'attaccante del Liverpool "una vergogna per il calcio", ma sarà infine perdonato dallo stesso Evra, che in occasione della seconda vittoria nella Scarpa d'Oro di Suarez, datata 2016, pubblicherà un post su Instagram in cui si complimenta con lui definendolo il miglior centravanti in circolazione e dimostrando ancora una volta le sue enormi qualità umane.

Juventus: storia di un (altro) grande amore

Nell'estate del 2014, un po' a sorpresa, il 33enne Evra lascia il Manchester United per trasferirsi alla Juventus: una decisione che racconta essere figlia di problemi personali e che lo porta a essere uno dei rinforzi "d'esperienza" per i bianconeri che avendo già iniziato il proprio dominio in Italia sono decisi a puntare anche l'Europa che conta, affidandosi a un giocatore che nella sua vita ha già affrontato numerose battaglie. 

Dato da molti ormai a fine carriera, soprattutto dopo le prime uscite non proprio convincenti, Evra torna ben presto a essere il giocatore che tutti conoscono e fornisce un contributo determinante nella vittoria di Scudetto e Coppa Italia e nel raggiungimento della finale di Champions League contro il Barcellona: qui, nonostante Morata riesca a pareggiare il gol segnato in apertura da Rakitic, i bianconeri finiscono per cedere 3-1 (il secondo gol blaugrana lo segna proprio Luis Suarez) e sono così costretti a rimandare ancora la vittoria di un trofeo che diventerà negli anni a venire una vera e propria ossessione.

Patrice Evra si presenta alla Juventus
21 luglio 2014: dopo 14 anni Patrice Evra torna in Italia, Paese dove ha mosso i primi passi come calciatore professionista, per indossare la prestigiosa maglia della Juventus.

Evra diventa il primo giocatore nella storia ad aver perso 4 finali di Champions League (nel 2004 con il Monaco, nel 2009 e nel 2011 con il Manchester United e nel 2015 appunto con la Juventus) ed è come tutti i compagni determinato a rifarsi nella stagione successiva: in questo caso però l'avventura si interrompe agli ottavi di finale contro il Bayern Monaco, quando dopo il 2-2 dell'andata a Torino i bianconeri cadono 4-2 ai supplementari in Germania in una gara che li ha visti in vantaggio 2-1 fino al 91esimo.

L'errore fatale contro il Bayern Monaco

È qui che Evra, invece di spazzare via un pallone che danza ai limiti dell'area juventina, cerca di andarsene perdendo il possesso della sfera e dando inizio all'azione che porta il Bayern Monaco al pareggio: è un errore che non gli verrà mai perdonato e che tutt'ora gli viene rinfacciato, che lo trasforma nel capro espiatorio di una sconfitta che invece ha molti responsabili.

Dalla stagione successiva, complice l'esplosione del più giovane Alex Sandro nel suo ruolo, il francese vede gli spazi in bianconero ridursi e a gennaio torna in Francia al Marsiglia, mettendo fine a un rapporto durato appena due anni e mezzo, eppure tanto intenso da rappresentare, dopo il Manchester United, il suo secondo grande amore calcistico.

Gli ultimi calci tra Olympique Marsiglia e West Ham

Ed ecco dunque il secondo ritorno in Francia: il Patrice Evra che il 25 gennaio del 2017 torna dopo ben 11 anni in Ligue 1 è ben diverso da quello che se ne era andato nel 2006 per iniziare la sua avventura al Manchester United. Ha giocato da allora oltre 450 partite, 2 Mondiali e 3 Europei - punto fermo, 6 mesi prima, della Francia finalista a EURO 2016 - e nonostante l'età ormai avanzata sente di poter dare ancora tanto al gioco che ama, con l'immutato entusiasmo di quando da bambino si arrabbiava con la madre che non lo svegliava in tempo per la partita domenicale con gli amici.

Le cose però non vanno benissimo, e dopo un finale di stagione in chiaroscuro all'inizio di quella successiva Evra perde il posto da titolare, spesso confinato in panchina e a volte persino non convocato dal tecnico Rudi Garcia, accanto al quale dovrebbe sedere anche nell'impegno di Europa League che il 2 novembre 2017 mette di fronte Olympique Marsiglia e Vitoria Guimaraes. Dovrebbe, perché durante il riscaldamento che precede la gara, insultato a più riprese da un gruppo di tifosi, reagisce e finisce a muso duro con uno di loro, tentando quindi di colpirlo con un calcio alla testa che come conseguenza porta l'incredibile espulsione prima del calcio d'inizio, la squalifica fino a fine stagione nelle competizioni europee da parte della UEFA e la rescissione del contratto con il club. 

La seconda parte della stagione la trascorrerà dunque al West Ham, contribuendo seppur in modo marginale alla conquista della salvezza da parte degli uomini guidati da David Moyes, chiamato sulla panchina degli Hammers al posto di Slaven Bilic e che ha già allenato Evra nella sua ultima stagione al Manchester United. Il tramonto - sempre se di tramonto realmente si tratta - è anonimo e non rende giustizia a uno dei più forti terzini della sua generazione, ma è proprio in questo periodo che comincia a spopolare sui social network: a Londra si rende protagonista di gag straordinariamente spassose e presto diventa un vero e proprio "trend" per gli appassionati di calcio, che vengono conquistati dalla sua travolgente e irresistibile umanità.

Alla conquista dei social: 'I love this game'

Al grido di "I love this game", che diventa velocemente un tormentone, Evra si trasforma in un vero e proprio fenomeno social: ai sempre più numerosi follower regala aneddoti, scorci di vita quotidiana, opinioni, canzoni e video motivazionali, regala soprattutto quel sorriso con cui non ha mai smesso di affrontare la vita. Canta, si prende in giro, scherza su se stesso e sugli altri, ricorda che il calcio forse non è solo un gioco, ma come tale andrebbe sempre vissuto da tutti gli addetti ai lavori, calciatori in primis.

E così ecco "lo sceicco Evra", che diventerà poi l'Aladino del Senegal in un video virale che lo vede intento a fare benzina, gli auguri a Alex Ferguson e all'amico Claudio Marchisio, il ringraziamento al principe Alberto di Monaco - fautore del suo passaggio al Manchester United - e poi le canzoni dedicate al passaggio di Cristiano Ronaldo alla Juventus, i messaggi d'amore ai vecchi club, ai vecchi compagni, ai tifosi e al calcio, i continui tentativi di strappare un sorriso e di trasmettere positività in un mondo che troppo spesso finisce per prendersi esageratamente sul serio.

Nel quartiere dove sono cresciuto il calcio ero tutto, oltre a quello non c'era nient'altro da fare: giocavamo sempre, dopo la scuola, nei parcheggi, le felpe come pali. Era speciale. Gente come me, Henry e altri giovani che crescono in questo quartiere sanno che il calcio è fondamentale. A me questo sport ha dato molto, mi ha salvato.

È soltanto l'ultima evoluzione di Patrice Evra, campione di calcio e di umanità.

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