Napoli, la spia di Maradona svela i suoi segreti: "Mi chiamò Moggi"

Diego Maradona fu spiato su richiesta di Moggi e Ferlaino per 18 mesi. A trent'anni di distanza l'agente segreto racconta alcuni retroscena del Pibe de Oro a Napoli.

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Diego Armando Maradona veniva pedinato, spiato, osservato costantemente nelle sue notti brave. A cominciare dal 24 gennaio 1988, quando Corrado Ferlaino e Luciano Moggi chiesero all'investigatore Antonino Restino di consegnare un report settimanale che veniva consegnato all'Hotel Majestic. I vertici della società erano preoccupati per le frequentazioni del Pibe, la sua vicinanza a quella zona grigia del capoluogo campano.

L'argentino sospettava di essere controllato, non ha mai avuto la certezza, ma adesso quella spia ha un nome: Antonino Restino, investigatore privato a capo della holding Gruppo Az Investigation, l'agenzia più importante del settore in Italia. Ha seguito il fuoriclasse per 18 lunghi mesi, conosceva quasi tutto di lui, ma Maradona non sa nulla di lui. Almeno fino ad oggi. Nel libro «La Spia de Dios», edito da Rogiosi e scritto da Elisabetta Masso e Carla Reschia, Restino racconta molti retroscena di quella lunga attività di spionaggio, conclusasi con un nulla di fatto.

In realtà Moggi, seppur preoccupato per le voci circolanti su Maradona, non ha preso mai nessun provvedimento. O meglio, non poteva. Perché l'attaccante non avrebbe mai accettato intromissioni nella sua vita privata. La società vantava una sorta di diritto di difesa del patrimonio, aveva allestito un vero e proprio spionaggio aziendale. Eppure nessuno poteva fermare quel periodo decadentista del Pibe de Oro che presto lo avrebbe allontanato definitivamente dal rettangolo di gioco. E, come un artista maledetto, si sarebbe presto ritrovato a fare i conti con il suo passato.

Diego Armando Maradona con la maglia del NapoliGetty Images
Diego Armando Maradona campione d'Italia con il Napoli

Il lato oscuro di Diego Armando Maradona

Antonino Restino più che un agente 007 si considerava il suo 'angelo custode'. Molte volte ha dovuto respingere la tentazione di togliersi i panni dell'investigatore, avvicinarsi e consigliargli di aprire gli occhi da quell'ambiente che lo circondava come un vortice ipnotico. Per Diego Armando Maradona il mondo che lo circondava era un richiamo irresistibile, come il canto delle sirene per Ulisse. Ma non c'era nessun albero della nave, nessuna corda che lo legasse. 

Sono stato il suo miglior amico per un anno e mezzo, forse l'unico suo vero amico. Una specie di angelo custode. Ma non ci siamo mai conosciuti, per lui sono un fantasma.

L'ha seguito in giro per i vari locali, anche quelli più equivoci, discoteche, night, ristoranti, alcove, alberghi. Ma la sua meta preferita era l'Hotel Paradiso. Seguiva il giocatore più amato e invidiato al mondo, un compito che che capita una volta ogni dieci vite. Il quotidiano 'Il Mattino' ha rivelato alcune pagine del suo libro.

Lo pedinavo per lavoro, ma ne restavo incantanto. Per il Napoli avrei fatto qualsiasi cosa. Molte volte fui tentato dall'uscire dal mio ruolo e metterlo in guardia, da amico, per dirgli di mandare al diavolo quell'esercito di approfittatori che lo assediava, per ritrovare la sua natura solare che era l'essenza del suo talento. Se potessi tornare indietro oggi quel consiglio glielo darei.

Napoli, Diego Armando MaradonaGetty Images
L'ex attaccante del Napoli Diego Armando Maradona

Donne e false voci sul Pibe de Oro

Dal racconto di Restino esce fuori un Maradona che dribblava la vita mondana, felice di immergersi nel cuore pulsante della sua Napoli, consapevole di recitare un ruolo di protagonista nei sogni partenopei. Allo stesso tempo si nutriva di emozioni, e donne. Erano disposte a tutto pur di incontrarlo e trascorrere del tempo insieme.

Una volta, durante un pedinamento, mi allontanai: e trovai Maradona che ci provava con la mia collega di lavoro, con la mia spalla. Era incredibile... In un periodo c'erano due ragazze che camminavano sotto casa sua per ore. L'hanno fatto diversi giorni, fino a quando Claudia Villafañe un pomeriggio è scesa e le ha allontanate minacciandole.

Diego riteneva inutili e noiosi molti allenamenti, preferiva allenarsi a casa sua con il suo preparatore atletico Fernando Signorini. Restino non può sapere cosa accadesse all’interno della sua abitazione né in quelle degli amici. Ma si dice pronto a mettere la mano sul fuoco su una certezza.

Ne hanno dette tante su quel sorpasso del Milan sul Napoli ma io posso dire con certezza che Diego non avrebbe trattato con nessuno per una sconfitta, non avrebbe mai accettato una cosa del genere.

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