Juventus, doppietta e standing ovation: Kean, sta nascendo una stella?

Il centravanti ha segnato una doppietta alla sua prima da titolare in Serie A con la Juventus. Con lo Scudetto virtualmente in tasca, Allegri potrebbe concedergli più spazio.

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La carriera di un calciatore è costellata da episodi chiave che ne fanno percepire le stimmate da predestinato. I due gol segnati da Moise Kean potrebbe rientrare in pieno in questa categoria: alla prima presenza da titolare in Serie A con la Juventus, il giovane attaccante vercellese ha realizzato la sua prima doppietta personale con la prima squadra in una serata abbastanza insolita per vari motivi. In primis, perché la partita contro l'Udinese è sembrato più un allenamento che un vero test in vista dell'Atletico Madrid. E, in secondo luogo, perché le due reti arrivano nel giorno in cui le due curve del tifo juventino decidono di rompere definitivamente i reciproci rapporti.

Ma questo importa poco, anzi possiamo considerarlo quasi marginale rispetto al fatto che la Juventus abbia scoperto l'ennesimo giovane con davanti un futuro più che roseo. Kean è un attaccante con le qualità per sfondare davvero, dalla tecnica di base molto sviluppata e con un senso del gol coltivato nelle squadra giovanili del club, con le quali ha letteralmente bruciato le tappe. Che sia un predestinato lo dice la sua storia, fatta di successi e record abbattuti senza pietà: nel novembre del 2016 fa il suo esordio in Serie A a 16 anni e 9 mesi, diventando il più giovane millennial a calcare un campo del massimo campionato e trovando la prima gioia personale nel maggio dell'anno successivo.

Una rete importante arrivata sul campo del Bologna, che risolve una partita nella quale la Juventus stava trovando non poche difficoltà nel venirne a capo. Eppure Kean è così, come Mister Wolf di Pulp Fiction: risolve problemi e lo fa in maniera decisiva, come testimonia la doppietta segnata all'Udinese alla sua prima assoluta da titolare in Serie A con la maglia bianconera. Due reti provvidenziali, che hanno consentito alla banda di Allegri di chiudere i giochi già nei primi 45 minuti.

Moise Kean e Blaise Matuidi festeggiano un gol contro l'UdineseGetty Images

Juventus, hai visto Kean? Tutto lo stadio in piedi per lui

Vi sembra poco? Se la risposta è sì, forse non avete ancora buttato un occhio alle statistiche del match: Kean ha segnato il gol del vantaggio al suo primo tiro in porta ripetendosi poi al secondo tentativo, col quale ha raddoppiato andandosi a raccogliere i meritati applausi da pubblico e compagni. La sua partita è durata 81 minuti minuti, il tempo di chiudere con l'81% di passaggi completati e lo score di quattro dribbling riusciti sugli avversari.

Il minimo indispensabile per ricevere l'abbraccio di tutto l'Allianz Stadium che, adesso, può sfregarsi le mani per un talento tirato su da un vivaio non troppo generoso negli ultimi tempi. E pensare che Kean non avrebbe dovuto essere nemmeno juventino. Già, perché dopo essere cresciuto nel vivaio dell'Asti, il centravanti figlio di genitori ivoriani era stato bloccato dal Torino, una società che sul territorio piemontese lavora con tantissime realtà e spesso riesce ad anticipare la concorrenza dei cugini.

Questa volta però ad avere la meglio sono i bianconeri, che lo hanno bloccato nel 2010 senza rischiare di commettere lo stesso errore di valutazione fatto dai granata. Una volta aggregato alla Primavera di Fabio Grosso, il ragazzo si è messo in evidenza per le sue grandi capacità negli ultimi sedici metri, confermate anche dal gol segnato in Coppa Italia al Bologna.

Un predestinato, con la nazionale azzurra nel suo futuro

Due reti tanto belle quanto differenti: se la prima è da centravanti puro, la seconda mette in risalto tutte le sue caratteristiche migliori come il controllo in corsa e la lucidità nel pensare a quel pallonetto che poi non lascerà scampo a Musso. Insomma, alla luce del suo status di forma Allegri potrebbe addirittura decidere di portarlo in panchina nella partita contro l'Atletico Madrid, dove la sua freschezza tornerebbe utile soprattutto se il match non dovesse sbloccarsi con le tempistiche auspicate dalla Juventus.

Oltre a ciò, va detto che a livello nazionale Kean gode di parecchia stima. Gli addetti ai lavori parlano di lui da almeno due anni e, recentemente, Roberto Mancini ha voluto regalargli la soddisfazione della convocazione in Nazionale con successivo esordio, arrivato nel corso dell'amichevole vinta contro gli Stati Uniti. Solo un mese prima aveva anche giocato la sua prima partita con l'under 21, all'interno di un processo di crescita nel quale sono stati raggiunti tantissimi obiettivi in un lasso di tempo molto breve.

E dire che nel 2017, quando la Juventus decise di mandarlo in prestito al Verona, Kean sembrava avere parecchie difficoltà nell'impattare in un contesto così difficile. La sua esperienza in Veneto, complice anche una situazione societaria disastrosa, iniziò male e finì con la retrocessione in Serie B. In mezzo quattro gol, tutti di ottima fattura e decisivi: il primo sul campo del Torino, in un 2-2 abbastanza rocambolesco, seguito dalla rete al Milan e dalla bella doppietta di Firenze.

Mino Raiola come agente per il "bad boy" che imita Balotelli

Mino Raiola, suo procuratore, assicura che Moise è uno dei suoi assistiti più talentuosi: proprio per questo l'agente in tempi recenti ha chiesto garanzie alla società, cercando di capire quali siano i progetti futuri sul ragazzo. Che, probabilmente, in estate verrà mandato in prestito da qualche parte a maturare ulteriore esperienza.

Faccia tosta, carisma e pettinatura da bad boy: a un primo sguardo Kean sembrerebbe la controfigura di Mario Balotelli, un altro calciatore della scuderia Raiola al quale in passato è stato spesso accostato, soprattutto dopo la sua esultanza dedicata a Supermario arrivata in un playoff Primavera di qualche anno fa. Dopo aver segnato una rete contro il Perugia, il millennial più forte d'Italia ha mostrato una maglietta con su scritto "Why always me?" in omaggio al bistrattato Balotelli, che ai tempi girovagava senza sosta per l'Europa.

Da Balotelli ha ereditato anche la personalità: nel match contro l'Udinese, poco prima di essere sostituito, si è lasciato andare in uno stop di tacco al volo su un lunghissimo cambio di campo, un gesto che ha fatto spellare le mani a tutto lo stadio e gli è valso l'abbraccio di Allegri. Il tecnico lo sta dosando ma, con il campionato virtualmente archiviato e lo Scudetto in tasca, non potrà più continuare a ignorare questo ragazzo. Perché il futuro, bianconero o meno, è tutto di Moise Kean.

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