Gianmarco Pozzecco, tutte le follie tra genio e sregolatezza

Tanti gli episodi che hanno reso celebre l'ex playmaker della nazionale: sfuriate in conferenza, pugni sul tavolo, show in partita. Materiale che può solo far parlare del suo recente percorso da allenatore.

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Quando si parla di un personaggio come Gianmarco Pozzecco, non si può fare a meno di pensare ai suoi atteggiamenti estrosi dentro e fuori dal campo. Già, perché la Mosca atomica (questo il suo soprannome ai tempo della Fortitudo Bologna e della nazionale) ha fatto spesso parlare di sé per i suoi comportamenti sopra le righe. Chiunque abbia seguito con attenzione il suo percorso da allenatore saprà bene quale può essere il suo modo di affrontare le partite, con tutto il trasporto emozionale che ne segue.

A partire dall'ultimo capitolo di cui è stato protagonista, anche se indirettamente. Il risultato ottenuto in campionato dalla Vanoli Cremona sul campo della Dinamo Sassari (vittoria per 100-105) è stato vanificato dal giudice sportivo, che ha attribuito ugualmente alla formazione lombarda il successo a tavolino. Il motivo? Una squalifica pendente su Pozzecco, allenatore degli isolani, ricevuta nel giugno 2018 durante i playoff di A2 con la Fortitudo Bologna. Uno stop mai scontato, vista la rescissione del contratto con la società emiliana di lì a poco causa prematura eliminazione.

Situazioni che ricevono un ulteriore risalto mediatico, specie quando di mezzo si trova Gianmarco Pozzecco. Ricordato principalmente come fantasioso playmaker proprio della "Effe", oltre che Capo D'Orlando, Varese e principale figura con la maglia azzurra. E, a quanto pare, volenteroso di lasciare il segno anche durante il suo percorso da allenatore. A far parlare di lui però, più che i risultati, ci ha pensato la sua personalità, estroversa e mai banale. Un paradosso, se si pensa a un curriculum da cestista autoritario ma dai toni contenuti. Proprio quella carrellata di toni, parole, modi di fare che hanno fatto il giro dell'Italia cestistica, e che riviviamo nei dettagli.

 

Gianmarco Pozzecco, il debutto da coach a Capo D'Orlando

Nella sua carriera in panchina, Pozzecco ha finora seguito la scia delle sue esperienze da giocatore. Iniziata a Capo D'Orlando e proseguita tra Varese, Cedevita Zagabria (da vice), Bologna e la più recente Sassari.

L'esordio in qualità di allenatore arriva proprio all'Orlandina, formazione siciliana di Serie A2 che lui preleva dall'ultimo posto a novembre del 2012. Un cammino chiuso con 12 vittorie e 10 sconfitte, portando i siciliani in undicesima posizione. A partire da questa stagione iniziano le sue performance davanti alla stampa. La prima arriva immediatamente dopo la vittoria contro Scafati. Un giornalista analizza la partita e gli fa notare qualche errore in termini di gestione, Pozzecco per tutta risposta, in modo ironico, gli risponde con un "vaff...", tra le risate in sala stampa. Al termine della conferenza è lui stesso a vestire i panni del giornalista, domandando "ti è piaciuta la partita?" ad un altro cronista presente.

Sarà solo il primo di una lunga serie di show. La sconfitta a Ferentino del febbraio 2014 sarà il nuovo pretesto per far saltare i suoi nervi. Pozzecco perde il controllo in conferenza stampa, presentandosi nervoso e scuro in volto. Il suo discorso è un concentrato di tutta la tensione accumulata durante e dopo la partita, e si conclude con tanto di pugno sbattuto sul tavolo. Il tutto in riferimento al litigio accaduto nell'immediato post-gara con il coach avversario Franco Gramenzi.

Per tutta la mia carriera ho cercato di battere il mio avversario con rispetto e lealtà. Quando ho vinto, ho festeggiato, ma sono sempre stato il primo a fare i complimenti allo sconfitto perché so quanto è fastidioso perdere. Ma quando perdo io non permetto che mi si manchi di rispetto. Perché mi girano i co****ni!

Dopo appena un mese arriva la caduta in casa della Expert Napoli, occasione ideale per mettersi nuovamente in mostra. Stavolta però ad affiorare è il suo buon umore nonostante il risultato negativo, prendendo in mano la situazione dopo aver aspettato che un giornalista terminasse una telefonata, in realtà è una registrazione audio in diretta delle sue parole. Il coach si fa passare il telefono e prova a scherzare con il suo interlocutore, e la conferenza di fatto prosegue tra le risate dei presenti.

Il grande ritorno a Varese

Una tappa storica nella suo curriculum da cestista. Pozzecco e Varese si ritrovano a giugno del 2014, quando arriva la firma per il suo approdo in panchina. Già a partire dalla sua presentazione è protagonista con il suo solito linguaggio colorito, tra frasi ad effetto e battute. Le sue prime parole nella nuova avventura in biancorosso non sfuggono all'attenzione dei presenti, così come quelle pronunciate in seguito.

La delusione dopo la quarta sconfitta a Roma, un classico esempio, potrebbe essere secondo lui stemperata con donne e alcool, oppure buttandosi dal Ponte Milvio. Vedere per credere. Ma prima ancora fa scalpore la sua incontenibile esultanza durante il derby con gli acerrimi rivali di Cantù. Un mese dopo però la sua spensieratezza lascia spazio alla rabbia più totale.

Tutto accade durante l'acceso finale del derby con Milano, in cui Pozzecco riceve il suo secondo fallo tecnico e viene così espulso dal match. La sua furia prosegue, tanto da non voler abbandonare il campo, ed il culmine sopraggiunge quando, non trattenendo più la sua ira, si strappa la camicia.

La sua avventura a Masnago si conclude con le dimissioni nel febbraio 2015. Nella conferenza di commiato si presenta con gli occhiali da sole, segno evidente di voler nascondere la delusione per l'epilogo del suo percorso. Il suo discorso, colmo di toni molto emozionali, ben presto lascerà spazio alle lacrime.

Una nuova vecchia tappa: Bologna, sponda Fortitudo

I risultati in panchina sono un continuo di alti e bassi per Pozzecco, che vivrà la medesima situazione anche in un'altra piazza dove la pressione si fa sentire: Bologna. Ancora un suo vecchio amore, la Fortitudo, lo accoglie a braccia aperte in qualità di nuovo allenatore. Nella presentazione mette subito le cose in chiaro: tornare in Serie A per giocare il derby con la Virtus. Ma neanche stavolta le cose vanno come previsto. Una stentata vittoria contro Roseto lascia qualche strascico, e dopo il match chiarisce "occorre chiarire le gerarchie", richiamando i suoi giocatori ad un comportamento consono dentro e fuori dal rettangolo di gioco.

La debacle in gara-3 playoff contro Verona fa nuovamente venir meno la lucidità del Poz nel confronto con la stampa. L'accusa mossa nei suoi confronti riguardo ad una gestione con poco acume dei momenti chiave del match lo fa scoppiare: "Se avessi potuto, avrei fatto di peggio". Un'altra esplosione che diventa virale. L'ultima prima dell'addio, sopraggiunto in seguito all'eliminazione patita con Casale. Nell'ultima partita sarà oggetto di espulsione, quell'espulsione diventata squalifica e di cui lo staff della Dinamo Sassari non ha preso atto. Una leggerezza che i sardi hanno pagato con la recente sconfitta a tavolino. Il cerchio si chiude.

Lo stesso Pozzecco, in un'intervista rilasciata alla rivista "Rolling Stones", ha ammesso di dover migliorare l’aspetto emotivo, "riuscire a non farle il pirla in campo durante le partite". Il popolo cestistico è continuamente diviso: c'è chi lo condanna fermamente dopo ogni show e chi lo difende con decisione. Chi lo indica come idolo e simbolo di passione innata per la pallacanestro, chi gli punta il dito contro accusandolo di essere un esagitato.

Le sue non sono scene costruite a regola d'arte. Sono reazioni istintive, frutto di passione e coinvolgimento per il suo lavoro, ma anche di una mentalità sempre portata a dare il massimo in ogni singolo momento. Certo, il ruolo dell'allenatore è diverso da quello del giocatore. Richiede quell'autocontrollo, quella lucidità mentale utile per prendere le migliori decisioni possibili, in situazioni differenti ed in poco tempo. 

Certamente il suo primo obiettivo sarà finire sulle prime pagine per via dei propri risultati sportivi, magari per veder ripercorrere le sue orme da giocatore anche in questa veste in cui si sta calando lentamente. E forse solo dopo essere ricordato per i suoi modi di fare ed il suo temperamento fumantino. Ma che si voglia o no, il Poz è così. Prendere o lasciare.

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